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Tra le tante idiozie - un mare - con cui ci innaffiano ovunque, devo dire che "la Lazio vuole riprendere per vincere lo Scudetto" è quella che mi fa sempre venire il quinto sesto e mezzo che provo di fronte ad un irreparabile black out mentale. Lo posso accettare in un tifoso, da un tifoso giallorosso capisco che sia l'ultima ancora di salvezza dopo una stagione francamente da brividi di freddo e mal di pancia di nervosismo, ma da altri faccio fatica. Meglio che lo diciamo subito sai, siete scemi o cosa? La regular season, così some la abbiamo sempre immaginata, è inevitabilmente corrotta, falsata. Farò una cosa che farà venire varie ulcere: darò di nuovo ragione a Lotito eTare. Oramai a livello sportivo, nel nome del risultato, dei palmare, terminare questa stagione non conviene a nessuno. 

MENO MALE CHE VE LO HA DETTO TARE - Tare lo ha detto benissimo ieri a Sky Sport: veramente, con tutte queste partite da giocare, c'è qualcuno che può anche solo pensare che tutto ritorni come prima? Come minimo, il campionato verrà ribaltato. Ovviamente, tra le tante domande fatte al ds, questa non poteva mancare: lo fate per lo Scudetto? Siete stati duri, non ci siete piaciuti perché siamo abituati a toni melliflui e diplomazie bizantine e stantie (aggiunta mia), sicuri che non lo facciate perché sentite odore di caccia grossa alla Juventus? Ovviamente, qualunque addetto ai lavori sa che l'unicità di una cavalcata dipende da tantissimi fattori, calcoli, perfino dettagli. E una pausa così lunga è incognita troppo grande per chiunque. Per tutti. 

NON FATELO PER LO SCUDETTO - Non fatelo per lo Scudetto, per carità: è ora che cominciare a farlo per motivi seri. Due su tutti: occupazionali e sociali. Se il campionato finisce qui, sarà in disastro economico per tantissimi lavoratori, i famosi che sgobbano dietro le quinte, sottopagati e sfruttati. Sarà un colpo durissimo ad una categoria malmessa, indebolita sotto una gragnuola di contrattini ridicoli e paghe risibili. Penso ai tantissimi addetti al desk dei siti, che manco sanno cosa sia un sindacato, un contratto, uno straccio di accordo scritto, nel nome dei due anni di praticantato che sono necessari per rimpinguare le tasse di un ordine invece spesso colpevolmente muto su tanti scempi. Penso ai magazzinieri, gli addetti stampa, gli steward, una platea muta, indifesa, di persone che vedono le loro entrate diminuire, in un silenzioso singhiozzo, come un lavandino da cui non scende più acqua.

Non solo: fatelo per farci sorridere, parlare, perfino esultare. Il calcio darà questo: una parziale, solo consolatoria, ma vitale illusione di fase due. Quella che il decreto, per dire, non riesce a dare. Ci farà sentire normali, in un momento che, di normale, non ha nulla. 

SPADA(FORA) DI DAMOCLE - Anche perché, man mano che il tempo passa, i protagonisti si svelano. Come nelle serie tv, piano piano, alla lunga, si capiscono le posizioni, i conflitti, le reali volontà. Non fatelo per lo Scudetto, ma fermate Spadafora. Dopo i pieni poteri che qualcuno voleva meno di 1 anno fa, ora tocca al ministro dello Sport brandire la spada della sospensione, come un miles qualunque. Spadafora, con il suo ennesimo post al veleno di ieri notte, ha svelato la bile immensa che prova per il calcio, un fatto personale. Quali siano gli interessi dietro, le diatribe, le convinzioni politiche, l'ideologia e la pochezza, posso solo intuirlo. Da quando si è spalancato l'abisso del "chiunque entri in politica, è festa per tutti", di giganti non se ne sono visti. Ma a sensazione personale: se questo ministro potrà dare una mazzata al calcio, lo farà con grande voluttà. Se potrà interrompere la stagione, lo farà. E pazienza per il 2020/2021, che Dio ce la mandi buona. Che è un po' tutta la strategia della fase due. Una lunga e centellinata strategia dello spioncino: guardiamo prima che succede, aspettando il vaccino. Non illudetevi, Spadafora ha capito benissimo cosa sta facendo. E lo farà, ripeto, con grande voluttà.

SCEMPIO DIACONALE - Perfino i lavori, le ironie, gli orrori dei social stanno aprendo mondi paralleli di cattivo gusto e becerume che immaginavamo possibili solo su Telegram. Facciamo uno storyboard: Diaconale parla, spesso, anche dicendo cose dire, indigeste. Voglio dire, l'ho scritto tante volte, l'ho perfino criticato. Ma che finisca in ospedale e sui social si scateni la caccia all'insulto, al dileggio, allo sbettucciamento è una cosa vomitevole. Questa civiltà si salva solo in quel momento in cui a NESSUNO potrà nemmeno venire in mente una porcheria del genere. Prima di quel momento, chi può deve stigmatizzare denunciare, spalleggiare le parti sane educate e profonde di una barcaccia in gran tempesta. Tra le tante idiozie, un mare, con cui ci innaffiano quotidianamente anche questa mi ha fatto veramente saltare i nervi. E meno male: finché mi farà così male leggere certe porcate, vorrà dire che ancora potrò definirmi un uomo, guardarmi allo specchio la mattina, vederci una specie di flebile speranza.