8
Chi c'era lo racconterà, questo Ciro Immobile. Chi c'era contro il Brescia, chi c'era in questa lunga e assurda stagione della Lazio. Una partecipazione di rara portata, un groppo alla gola, un nodo allo stomaco: tutta la partita di Ciro Immobile è stata vissuta dai presenti (pochi, perlopiù addetti ai lavori), come un parto, dai tifosi con un sostegno vivo. La partita è stata Immobile-centrica, l'attesa di un gol dopo 34 fatti è sembrata lunga, lunghissima. Aggiusta la mira Immobile, assesta, sfiora. La frustrazione sale, all'83' arriva una palla buona, il pallone finisce fuori, Ciro finisce sdraiato, moderna Pietà senza chi lo sorregge. 

Quando poi accade - sembra strano, ma è così, le cose belle accadono - nel silenzio dello stadio Olimpico si sente un ruggito straziato, una specie di coro unanime di anime perse dietro quell'unica rete. E' strano no? La Lazio ha fatto il record di punti, sta lottando per il secondo posto, eppure tutti sono attaccati ai gol di questo ragazzo di Torre Annunziata, come se ogni singola rete fosse una piccola rivincita sociale. Perfino contro questa classifica troppo soft, troppo lontana dalla Juve per essere vera, credibile. Troppo influenzata dalla sosta per non generare mostri e rimpianti.

Abbiamo in qualche modo partecipato ad una funzione religiosa: Immobile è entrato nell'Olimpo, noi ne siamo stati testimoni, abbiamo partecipato, abbiamo appoggiato con lui quel pallone pesantissimo in rete. Vorremmo appoggiare pure il n.36, per arrivare ad Higuain. Forse ci servibbero i 3 gol al Frosinone. Voi parlate dei rigori, ma nessuno parla mai dei 7 pali 7 presi da Immobile, o degli assist a profusione, o dei due rigori lasciati ai compagni. Indichiamo l'Olimpo, voi guardate il dito sul dischetto. Ma ridursi ad Immobile - al suo pazzesco ascendere verso la leggenda, sia chiaro - non è poco? Potevamo entrare tutti nella storia. 
Nessuno, in quest'Olimpico spento senza i suoi tifosi, mi potrà mai convincere che, senza questa orrenda sosta ed emergenza sanitaria, la Lazio alla penultima giornata avrebbe avuto il fiato sul collo. Ma delle altre, perché sarebbe stata in fuga al primo posto. Mi spiace, mi faccio del male da solo, non avremo mai la riprova, alla fine il campo in qualche lingua strana e anomala ha comunque parlato e messo a nudo difetti endemici e sindrome da T-Rex di una società e di una squadra. Ma nessuno mi leverà mai dalla testa che, invece di partecipare alla celebrazione liturgica di questa Scarpa d'Oro, alla penultima giornata la Lazio avrebbe potuto entrare nella storia del calcio italiano, spezzando finalmente un lungo monopolio. Potevamo entrare tutti nella storia, non solo Immobile. 

Sembra strano, ma nonostante tutto le cose belle accadono: il gol di Immobile è un dolcetto in quella che poteva essere un'abbuffata senza precedenti. Ma la partecipazione e la comunione con questi record personali dimostrano che Immobile alla fine è l'eroe che ci meritiamo, e di Adekanye una specie di villain, un cattivo da videogiochi: non gli passa il pallone, lo fa incespicare, si prende una serie di vaffa a ripetizione di un Luis Alberto infuriato e furibondo. Calcia una bottiglietta quando esce, lo spagnolo: avrebbe preferito forse il gol, o un assist per Immobile. Anche lui con un nodo in pancia, un urlo strozzato. La frustrazione del 10 spagnolo, quel calcio alla bottiglietta è la nostra: forse alla penultima giornata questa squadra avrebbe meritato di più di un record personale, seppur partecipato con una rara comunione. Avrebbe meritato altro, l'avremmo meritato tutti. Potevamo entrare nella storia tutti, non solo Immobile.