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Difficile dirlo: quanto è entrato Maurizio Sarri nella testa dei giocatori? Siamo al 10, al 20, al 40, al 60%? Quanto i suoi allenamenti, i suoi schemi, le sue idee, i suoi triangoli continui sul campo sono dentro, non sono più formulette astratte o esercitazioni complesse, ma respiri, sudore, memoria veloce e istintiva?

PASSAGGIO DEL TURNO - La partita contro il Lokomotiv e in generale l'Europa League ci stanno dicendo a gran voce che qualcosa di questa squadra sta funzionando bene, sta cominciando a ticchettare a dovere. Il lessico giornalistico lo chiamerebbe un automatismo: una di quelle cose che oramai sono entrate talmente tanto nel quotidiano, nella testa e nel cuore, che non ha più bisogno di ram per andare. Va, e basta. E, lo so, qualcuno non sarà d'accordo, io di automatismi ne vedo. Nel modo di attaccare la fascia, nel modo di attaccare alti, in come si gestisce il pallone in maniera fluida. Sarri c'è, Sarri sta diventando istinto. E la Lazio nel frattempo si gioca il passaggio diretto agli ottavi di Europa League all'ultima, ma è già al turno successivo. Senza troppi patemi, in un girone di livello alto.

LOKOMOTIV NON SPARTAK - Non ce ne vorranno i ragazzotti del Lokomotiv, che pure in campionato stanno facendo molto meglio dello Spartak che ha arato all'andata e al ritorno il Napoli di Spaletti, nostro prossimo avversario, ma nei 180' la Lazio li ha distrutti. E lo ha fatto con scientifica continuità, con possesso palla insistito e coraggioso, senza farsi intimidire dal freddo, dallo stadio, dai fallacci. Quando leggo che i padroni di casa hanno percentuali di possesso palla - in un primo tempo con qualche calcio d'angolo e poco altro - sotto il 40%, di molto sotto, mi chiedo se sia normale. Mi rispondo che è normale con Sarri. Mi rispondo che questa è la nostra nuova normalità. E i meme del social media manager dello Spartak su Spalletti, forse una vetta altissima del dibattito di questi giorni? Quello del Lokomotiv può ora riciclarli per il Marsiglia, se gli va.
I BIG RISPONDONO - Contro il Lokomotiv abbiamo avuto le risposte dei big che a volte, in Europa League, non sono arrivate. Mi viene da dire che c'è stato un cambiamento di mentalità. Ritengo le polemiche di Sarri sulle troppe partite sincere:  ma altrettanto veritiero è  il cambiamento di mentalità. Se giocare tanto è un fastidio, non lo è giocare in Europa in sé, ma il calendario fitto. L'Europa League non è una formalità a sbrigare il prima possibile: è una competizione da giocare a livelli alti. E i big stanno rispondendo: contro la Lokomotiv entra Milinkovic e fa un partitone, Immobile prudente ma fa doppietta e sbertuccia l'improvvido portiere avversario, Pedro oramai è una specie di meteorite che fa estinguere le speranze altrui di rimettersi in partita. La mentalità giusta è quella di Pedro: entra, spacca la partita, e nel finale decide pure di togliersi lo sfizio di fare un super gol. Tanto di cappello, altro che gente che deve guardare la lavagnetta col nome degli avversari per esaltarsi (e perdere, ma il mondo va così, è crudele coi leader a metà).

BASIC E ZACCAGNI - Menzione di merito in particolare per i due nuovi acquisti: Basic in particolare mi sta convincendo davvero. Struttura fisica importante, grande corsa, inserimenti, buon piede e idee: questo è un giocatore che vale, una reale alternativa, un possibile titolare in momenti di appannamento degli altri. Non è Milinkovic Savic, ma è un pungolo: è uno che, alla prima partita sbagliata, può prendere il tuo posto senza far venire un cataclisma in cielo e in terra. E Zaccagni sta facendo vedere i suoi primi lampi di vita vera a Roma: ieri fa ammonire il suo dirimpettaio e lo fa uscire dopo 30 minuti, si guadagna il primo rigore e fa in genere una partita brillante. Il migliore del primo tempo, nel secondo poi è entrato Pedro.

MURIQI - Un peccato vedere Muriqi - un uomo, prima di tutto - ridotto così. Finché vestirà questa maglia, in maniera totalmente folle io continuerò a sperare che la butti dentro. Che trovi una sua dimensione, un suo ruolo, perfino un gol d'addio, qualcosa che ci faccia dire: non è stato bello tra noi, ma almeno questo ce lo dovevi. Non so bene a gennaio come andrà, mi auguro il meglio per lui, ma oggettivamente dobbiamo guardare in faccia alla realtà: è difficile considerarlo una valida alternativa in queste condizioni. Difficile per lui, per noi,  per Sarri. A gennaio ci dobbiamo aspettare qualcosa su questo fronte, e non solo. Difficile dirlo: quanto è entrato Sarri nella testa della squadra? E quanto in quella di Igli Tare e Claudio Lotito?