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La Lazio come sempre. La Lazio senza fiato, la Lazio che fa angosciare, la Lazio che fino all'ultimo. Sul 4-1 il più scafato dei tifosi già lo sapeva: mai abbassare la guardia. Mai dare per scontato. E difatti dopo 75' sontuosi la Lazio per poco non si fa fuori da sola dalla corsa Champions League, regalandoci un finale di partita di quelli che perdonali, non sanno quello che fanno. Una specie di costante, mi verrebbe da dire un po' della storia della Lazio, ma in particolare di questa stagione. Una specie di masochismo e anima, un mix letale per chi guarda: una squadra che continua a lottare aggrappata alle sue certezze, nonostante tutto, nonostante sé stessa. Forse il nemico più grande di questa Lazio è la sua stessa anima: forte, generosa, tignosa, ma pure a tratti vuota, dimentica dei propri valori, un po' spenta. Servivano i 3 punti contro Ballardini, il tabù Genoa, tutte quelle strane dinamiche e fluidi che si creano su certe partite. Ma la corsa Champions è sempre maledettamente complicata.

UNA CORSA CONTRO - Una corsa contro. Contro di noi stessi, contro il Milan, la Juventus, il Napoli, perfino la Roma. Contro noi stessi: ogni partita può essere quella letale o quella decisiva, può salvarci e dannarci, ogni nostro difetto capitale può farci cadere ed ogni tocco delizioso dei nostri big può farci volare in alto. Questa è la Lazio di questa stagione, questa è la Lazio da sempre, mi sembra. Una corsa contro il Milan: lo dico subito, se la Lazio deve puntare una delle avversarie, deve puntare sui rossoneri. Pioli, al netto dell'ultima vittoria, ha un calendario da incubo, terribile, una serie di scontri diretti da brividi. Può perdere altri punti, o farli perdere alle altre competitor. La Juventus ha un grosso pregio: ha un dirigente che a fine primo tempo si prende il brio e di certo il gusto di scendere in campo e dare all'arbitro il consiglio giusto, per dirla con parole prese in prestito. A fine partita tanti dirigenti, anche il nostro Igli, sempre pacato, scendono in campo a parlare, spiegarsi, anche arrabbiarsi. A fine primo tempo, in maniera così smaccata, dopo una direzione che definirei normale (ma pure se fosse stata la peggiore del mondo...) non mi era mai capitato di vedere un dirigente scendere in campo a parlare con il direttore di gara. Dopo gli schiaffi dalla Superlega, dalla Champions, dallo Scudetto lasciato, mi sembra però che la situazione in casa Juve sia serena, giusto Paratici? Brutto vederlo in campo, in una corsa Champions serrata e bella, non è un bel segnale che un dirigente di primo livello decida di intervenire non a bocce ferme, ma con 45 minuti ancora da giocare. Ma alla fine a Chiffi ha detto bene: altri non sono riusciti ad uscire dallo spogliatoio, in altri tempi.
ATTENZIONE ALLA ROMA - Che il finale di stagione della Roma sia una decadenza alla Titanic,  era cosa abbastanza nota, prevedibile, con un allenatore solo da mesi, e una squadra costruita così così, da anni. Ma attenzione: la Lazio dovrà giocarci un derby. Non siamo nelle condizioni cardiologiche per sottovalutare questa squadra demotivata, intristita, che ha preso 6 schiaffoni in Europa. Il derby sarà il nostro ultimo scontro diretto, è una gara troppo importante per definire i contorni di una corsa che la Lazio sta facendo contro tutto e tutti, vincendo, vincendo, vincendo anche quando sembra non ci siano speranze. Servono tutte vittorie, derby compreso: la Champions passa da una specie di forsennata ascesa trionfale. Confermare quella musichetta passa attraverso un cammino incredibile. Vale per tutti, forse per la Lazio di più. Sarà importante per tutti un quarto posto, forse per questa Lazio ancora di più. Ma dovrà sudarselo. Dovremo sudarcelo. E Dio solo lo sa, quanto abbiamo già cominciato.