11
Un giorno, ma non chiedetelo a Mancini, qualcuno ci darà conto, ci spiegherà, forse Dio, chi lo sa: quanto può essere noiosa e dannosa la pausa di campionato? Forse sarà stra-interessante e formativa per gli azzurri, i parenti dei convocati, i parenti dei parenti. Ma il resto d'Italia osserva la Nazionale con la stessa diffidenza che si riserva ad un animale sconosciuto, mai incontrato, che bisogna decidere se azzannare o accarezzare. 

In casa Lazio è tutto un "Inzaghi fa correre i suoi", "Inzaghi li ammazza di fatica", "Inzaghi li allena dalla mattina alla sera e poi ricomincia in loop eterno". Questo perché evidentemente si è concentrata l'attenzione sulla condizione fisica (al netto del sempreverde "gli altri sono più forti"). Non sembravano al top, i ragazzi, pensate un po', qualcuno si è pure fatto i Mondiali, che Dio ci preservi a tutti dal giocare a calcio pure l'estate. 

Annoiati, alcuni tifosi della Lazio hanno deciso che era il momento di sfogare un po' di sane frustrazioni su Caicedo. Ora, io non sono un fan spassionato di Caicedo. Lo ritengo un attaccante un po' demodè, una specie di punta centrale ante-litteram, senza grosse pretese di elevarsi al ruolo di punta moderna, attaccante 2.0. Ha giocato poco, la vulgata più comune e scema è che, se avesse segnato col Crotone, la Lazio si sarebbe qualificata in Champions. Talmente sciocca, come frase, se si pensa che,  col gioco dei se, si potrebbe riempire una bibbia solo parlando delle ultime giornate dello scorso campionato.
Leggere, sotto il post che ne certificava l'età anagrafica e banalmente gli faceva gli auguri per il compleanno, commenti del tipo "pippone", "quando schiatti", "quando muori", "vattene", spero sia solo una specie di giochetto in codice. Forse leggendo tra le parole, possiamo trovare anagrammato qualcosa del tipo: finché uno gioca alla Lazio andrebbe sostenuto, sennò diventa sgradevole per lui giocare, ancora più sgradevole vederlo giocare. Dovrebbe essere una sorta di istinto di auto-conservazione: il laziale che vuole provare a comporre un ambiente sano. Ma no, meglio il becerismo social, meglio un stravaccante sbattimento a prendere il post, commentarlo, aggiungere una serie di oscenità che nemmeno al peggior nemico, e immaginarsi la faccia del social media manager della Lazio o di Caicedo, ovviamente nel giorno del suo compleanno, e goderne interiormente. Forse perché rimane solo quello per godere. 

Francamente, forse è il caso di dirlo: a me Caicedo non fa impazzire. Ce ne sono molti di migliori? Certo. Si poteva comprare qualcun altro? Ovvio. Avremmo dovuto? Perché no? Ma il succo è: ora è alla Lazio. E insultarlo è talmente scemo che forse è meglio immaginare tra noi, che sia un enorme scherzo, un enorme gioco, che sia tutta una finta, una farsa. Meglio sperare sia così: altrimenti bisognerebbe dire che è talmente stupida e bestiale, quest'abitudine di insultare la gente a mezzo social, che forse ci meritiamo la re-incarnazione in una forma di vita inferiore. Ammesso che ne esistano.