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L'ha iniziata Tare, l'ha finita Inzaghi. E se non firma il rinnovo, qua la parola fine potrebbe non coincidere con una partita storta (si spera unicum, si spera una stortura. Si spera una tortura one shot). Tortura sportiva cinese, disastro senza appello. Contro la Sampdoria uno schifo, detto in sintesi. Quarta di campionato dopo la sosta, e la Lazio è già scandalosamente in emergenza. Di uomini, di gioco, di carattere. Il rinnovo del mister non arriva, però le sue scelte oramai votate ad una severa ortodossia nei ruoli e nelle gerarchie sono state recepite forte e chiare, sono uno degli ingredienti di un mix micidiale. I tifosi della Lazio prima della sosta pensavano che tutto si sarebbe risolto con qualche giorno di riposo, che avrebbe facilitato recuperi e meccanismi. Dopo la sosta, il disastro è servito: gambe niente di che, testa vuota, carattere lasciato a casa. A pochi giorni dal nostro esordio in Champions League contro la squadra più forte del girone, il Borussia Dortmund, l'appuntamento con la storia dopo 13 anni, arriva una partita disastrosa, senza appello, francamente indecente. Siamo già a quel punto del campionato in cui ci diciamo che la Lazio non può permettersi nemmeno uno straccio di turnover, e nemmeno è iniziata la Champions League. La meravigliosa programmazione di Igli Tare, a cui vanno tanti sentiti ringraziamenti.

ERRORI DI FORMAZIONE - Parolo a destra è uno scherzo di cattivo di gusto ad un'intera carriera di un giocatore storico. Djavan Anderson, diciamocelo, può fare la Coppa Italia, e giusto i turni iniziali, o può giocare con una squadra oliata che sta bene, di testa. E oggi di oliato forse c'era solo il campo, a giudicare dagli scivoloni, o forse il pallone tra i piedi di Correa, solito Master in inconcludenza. I veri assenti non erano tra gli indisponibili, tantissimi. Erano i big in campo

LE ASSENZE GIUSTIFICANO - Forse le assenze sono una giustificazione per questa specie di farsa? Bastano per farsi prendere a pallonate da una Samp onesta, punto interrogativo? No, diciamolo subito. Non bastano a giustificare questa rassegnazione mesta, di fronte, va detto, alla partita perfetta di Ranieri e i suoi. A sinistra ci ritroviamo ancora senza esterno, con l'acquistato Fares a fare la muffa, poi entra e insomma, conferma che per entrare negli schemi ci vuole tempo, e tempo non c'è (e nemmeno mi è dispiaciuto). Non abbiamo tempo. Ah già, martedì c'è il Borussia, devono giocare Djavan Anderson e Parolo. Perché le 3 competizioni sono così: uno si fa male, uno è infortunato, un altro squalificato. Lo sapevamo, lo sapevano, abbiamo chiesto a gran voce, se ne sono infischiati. Questa, in sintesi, la percezione di questa stagione: noi pensavamo fosse una meravigliosa opportunità di godimento felice. Loro hanno trasformato questo inizio in una specie di zoppicante agonia. È sempre spiacevole sottolinearlo: ma l'avevamo detto. E ora ci aggrappiamo alla speranza che sia una giornata a vuoto, e basta. Non una cosa sistemica. 

L'AVEVAMO DETTO - Avevamo detto dei pregi e degli evidenti limiti di Hoedt. Tutti confermati, altro che crescita. Serve altro, da lui, direi anche dal mercato. Sul gol di Quagliarella chi stava marcando qualcosa in area di rigore? Djavan osserva con cura, senza fare nulla. Hoedt al primo contromovimento di Quaglieralla era al bar. Ma l'olandese è così: fa una buona partita, ma questi errori in Champions League sono gol. Ah. Pure in campionato, già. I problemi in difesa non li può risolvere Hoedt, ma nemmeno alla lontana. Non solo, 8 gol subiti sono gravi per una squadra che almeno vorrebbe confermarsi, ma è l'identità offensiva che conosciamo che è mancata clamorosamente. Questa squadra è la stessa dello scorso anno seppur in folle e ragionata (cose che si sapevano, lo sapevamo tutti, sono sempre gli stessi giocatori, con gli stessi infortuni) emergenza. Aggiungo, a margine: tutto questo fragoroso buco di giocatori tra l'altro senza nemmeno un positivo, caso raro, e vera e propria spada di Damocle per chiunque. Non ne abbiamo bisogno: siamo già in piena emergenza da soli. E ci mettiamo poi tutto il resto: formazione orrenda di Inzaghi, prigioniero della gabbia dorata del suo 3-5-2. Senza esterni va fatto altro, ma non ci voleva Guardiola o Allegri per capirlo. Ma qualcuno ha visto Luis Alberto e Milinkovic? Big latitanti che hanno molto di cui vergognarsi, unita a quella strana insofferenza degli attaccanti nel loro gesto primario, tirare verso la porta. Ma al di là di questo,  tutta questa caterva orrenda di errori, contro una Samp che imbrocca tutto, non è accettabile questo tipo di prestazione, non ci sono scuse che valgono. Semmai bisogna chiedere scusa, punto.
MOOD DEPRESSO -
La testa della Lazio fa riflettere, più che gli errori. Il terzo gol rientra secondo me rientra perfettamente nel mood della partita: una specie di rassegnata follia. Strakosha rimette dentro (ma naturalmente non è mai in discussione, ci mancherebbe, piú attaccato alla poltrona di un parlamentare). A partire dalla formazione fatta da Inzaghi, che sembra quasi una richiesta di aiuto, fino ad arrivare a quella orchestrata serie di errori orrendi, quello di Patric, il doppio rimpallo, le seconde palle sempre loro. Vavro fa capire ancora una volta l'orrendo spreco di denaro che ogni volta non fa che palesare. Essere costretti a vederlo giocare è un'altra specie di lancinante tortura nella tortura generale. Poverino, entra in un momentaccio, insicuro pure nelle cose semplici. Non è adeguato alla Serie A, diciamocelo, ammettiamolo, liberiamolo da questo incubo, da questa tortura. E non è l'unica.

UNA VERA TORTURA - Veder giocare i migliori così male è una rassegnata tortura. Vedere la Sampdoria che ha cambi migliori dei nostri è una folle tortura. Tutta questa partita è stata una lucida tortura cinese, che però attenzione. Non inizia al Ferraris, ma inizia col calciomercato. Questa emergenza l'ha iniziata Tare. È come se fosse stato lui ad azzoppare personalmente i suoi. E se l'immagine vi sembra forte, forse dovreste rivedere le partite di questo inizio di stagione con calma. La Samp ci ha quasi deriso. Ci hanno preso a pallonate nel finale, e questa umiliazione ha delle precise responsabilità, dei precisi nomi e cognomi, una genesi estiva. Può capitare nella stagione della Champions? Capitava anche all'Atalanta. Magari ne prendevano 3, a volte ne facevano poi 4, oppure niente, tutti a casa pure loro. Per carità, tutto può capitare. Ma la rassegnazione no. Essere vittime no. Essere così depressi in una stagione storica non è possibile, non è accettabile, non è tollerabile. Questa sconfitta è immenso campanello d'allarme, che si senta forte e chiaro: e che sia l'ultima volta. 

COSE BUONE - Un noto giornalista di Mediaset ci fa notare questo dubbio amletico di alcuni big: siamo più scarsi dello scorso anno con la Champions da giocare? Rispondo io: a conti fatti più scarsi no. Ma più forti, molto più forti senza il massimo impegno e la massima partecipazione e la massima volontà di sorprendere nemmeno. Senza la fame siamo una squadra che si godrà (?) la Champions solo in questa edizione. Una colpa di alcuni, il solito miracolo richiesto ad Inzaghi. Qualcosa di positivo la partita contro la Sampdoria l'ha regalato. Innanzitutto è finita, può essere archiviata come un monito, un incidente di percorso orrendo ma forse d'insegnamento, ad Inzaghi, alla squadra, forse perfino alla società, ammesso abbiano possibilità di apprendimento. Il secondo lato positivo: ora sentiremo quella musichetta, e comunque vada sarà meraviglioso. Muriqi mi è piaciuto, ha movimento, ottimo sinistro, andava preferito a Correa senza se e senza ma. Un ottimo giocatore, lo dico subito. Ma sto raschiando il fondo per vederci qualcosa di decente. L'unica cosa da salvare di questa partita è il triplice fischio finale. Contro il Borussia servirà tutto di diverso. Tutto. Chiunque pensi di fare ancora qualcosa di così brutto se ne stia a casa. Chiunque pensi di buttare tutto all'aria ora se ne stia a casa, possibilmente zitto e senza social. Chiunque pensi che sia finita, probabilmente non è laziale. Ma anche chiunque non impari da questa partita indecente e improbabile sarebbe meglio se si tirasse indietro ora. Dalla società, a Inzaghi, alla squadra. Ora si tiri subito una linea. Possibilmente zitti, a testa bassa, con doverosa e sacrosanta umiltà. E tante scuse ai tifosi, che si sono digeriti questa disonorevole schifezza, umiliante in un anno che deve invece essere molto diverso... Dovrebbe. Doveva, sin dal mercato. Non è ancora tardi, ma servirebbe come il pane il rinnovo di Inzaghi, un atto di fiducia, un segnale chiaro allo spogliatoio. Non è tardi, potrebbe essere solo una folle uscita a vuoto, aggrappiamoci a questo, speriamo che non sia un errore di sistema. Ma intanto, cominciamo da qui, Tare, Inzaghi, squadra. Tante scuse ai tifosi.