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Lazio col silenziatore. Dopo tanto rumore, tanti sguardi troppo soddisfatti e malevoli, tanta gente che si dava di gomito, mormorava, sperava nel doppio passo falso decisivo, Luis Alberto si mette un dito davanti al naso e zittisce tutti. Un gol dopo percussione personale che vale 3 punti ma vale soprattutto l'attestato netto: la Lazio è ancora viva. La Lazio vuole rimanere in scia, in corsa per la Juventus. La Lazio rimane aggrappata con le unghie e con i denti e la rabbia alla corsa scudetto. E chi prima già gioiva, può trasformare il sorriso in rughe di preoccupazione, di nuovo. La corsa continua.
 

CI VOGLIONO MALE - Luis Alberto silenzia chi vuole male alla Lazio, e sono tanti. Forse la corsa scudetto è in realtà la gara a chi è più odiato: da una parte la Juventus che mezza Italia tifa e l'altra mezza insulta, dall'altra la Lazio dei miracoli, con il Lotito troppo invadente e i troppi rigori e i soldi in nero a Zarate e tutte le amenità di cui ci avete riempito le orecchie. La Lazio non è in forma, la Lazio fa fatica, ma sempre la Lazio tira fuori orgoglio e coraggio, cattiveria e rabbia, e si porta a casa una vittoria faticosa, sofferta, in pieno stile biancoceleste. E proprio in questo stile continua a guardare in alto con desiderio: la rabbia e l'orgoglio di Luis Alberto e compagni è il sapore di terra sotto le unghie e la fatica di un'ascesa all'Olimpo che ora non può essere brillante ma deve essere di cuore, di un sogno che non può essere patinato ma deve sapere di sputo e fiato spezzato e trincea. 

I MIGLIORI - Nella partita in cui giganteggia Ribery è giusto che sia Caicedo, l'uomo del sudore, dell'ultimo minuto e oltre, del palpito e della gioia repressa a far guadagnare il rigore che è in assoluto l'episodio decisivo del match, che apre le porte ai 3 punti poi raccolti come spighe da Luis Alberto. Caicedo tra l'altro migliore per tenacia e diligenza e forza di volontà insieme a Lazzari, da timidone di provincia a trebbiatrice di fascia. 
TRINCEA LAZIO - Non è più una cavalcata gloriosa questa, ma una guerra di trincea, di fatica, di sudore, di tunnel quella che la Lazio deve fare. A suon di cambi, di soluzioni nuove, di idee Inzaghi dovrà tirare fuori dai suoi ancora qualcosa in più, quello spunto del secondo tempo che non era nelle gambe, non era nel cervello appannato, era nell'anima profonda di questa squadra plasmata ad immagine e genetica sul suo mister. Luis Alberto ha silenziato tutti: tutti zitti, rimane solo il battito della vostra paura, e il rumore della Lazio che arriva.