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In ambiente Lazio si parla molto dei fatti di Liverpool. Un po' perché, in qualche modo, riguarda molto intimamente la vita cittadina, i suoi stessi cittadini: c'è stata grossa polemica sulla definizione data da molti media dei tifosi romanisti che hanno assaltato il pub sotto la Kop. Li hanno chiamati "romani", dicendo "arrestati due romani", invece di definirli "tifosi della Roma". La polemica è un corollario di una vecchia questione legata ai famosi adesivi, quando non si fecero problema, i suddetti media, a chiamare "tifosi laziali" gli appiccicatori seriali. 

La polemica è sterile, giusta la sottolineatura magari, ma va allargata a dismisura: cosa c'è calcio e dintorni nell'assaltare un pub dove cinquantenni e ragazzetti e chiunque voglia sta bevendo in santa pace una birra? Cosa c'è di umano in chi definisce quei tifosi "i leoni di Liverpool"? A questo siamo ridotti? Diciamolo una buona volta: la violenza cieca va punita. Sull'impunibilità si muovono, pasciono le loro reclute, crescono i violenti. Non è la prima volta che succede: a Roma è già successo, ne sanno qualcosa i tifosi del Chelsea, per esempio, ma in Inghilterra molti giornalisti hanno in mano una lista molto più lunga di attacchi a cittadini inglesi, con feriti e contusi.  

Forse il problema è culturale: perché in Italia non diciamo semplicemente che certe persone allo stadio non ci dovrebbero manco passare per sbaglio?  Chi si copre il viso di fronte ai poliziotti, chi va in giro con spranghe e cinture e coltelli, cosa c'entra con il calcio? Forse il problema è culturale:perfino certe domande non ce le facciamo più. Io lo voglio dire anche all’ambiente Lazio: veramente siamo ridotti così male che il problema qui è la differenza di trattamento? 
Tutte le cose belle che succedono allo stadio così finiscono in un casino di sangue senza senso, di padre che lotta per la vita, una schifezza che insozza qualsiasi cosa di bello sia mai stato fatto. Io voglio parlare di valori: Roma è una città schizofrenica, lato Lazio si vede la differenza di trattamento,  lato Roma si fanno discorsi sui percorsi dei tifosi e le misure di sicurezza a Liverpool. Ma ancora non avete capito: se qui stiamo ancora a parlare di Roma, Lazio, stiamo perdendo la battaglia. Anzi, stiamo difendendo una trincea che non esiste, di fronte ad un evento che va oltre i colori sociali. Il problema non è che Loro sono violenti, altri, coperti. Il problema è ridere quando sentiamo certi discorsi, il problema è indicare sempre l’altro e non accorgersi che è una robba che sentiamo tutti giorni, approviamo tutti i giorni, che incontrano i ragazzi a scuola ogni santa mattina e voi al bar, che è ben più profonda del colore della sciarpa. Se ne fa una questione di lessico, ho letto: “Hai visto, non è nemmeno tentato omicidio”. Saranno pure contenti i legali, eh, non lo nego, ma c’è davvero da scriversele, queste cose?

Sotto qualsiasi post che riguarda la vicenda si alternano commenti che fanno rabbrividire, ad altri totalmente inumani. Il problema è culturale: ci stiamo dimenticando che il problema qui è di vita e di morte per una persona, e nello stesso tempo profondamente culturale per una città. Che accetta come una specie di ciclope cieco comportamenti del tutto inumani, irresponsabili, negligenti, violenti, minacciosi, perfino anti-democratici, finché non ci scappa il morto, o quasi. Finché non arriva la notizia dritta nell'occhio. E poi tutti a dire nessuno, Nessuno, è stato Nessuno. Qua altro che responsabilità oggettiva (veramente la colpa può essere della Roma calcio? Stiamo forse allora dicendo che le società sono talmente conniventi che, pure quando non c’entrano niente, devono essere punite per le volte che la fanno franca? Questa è responsabilità oggettiva?). Nessuno, è stato Nessuno, qua altro che responsabilità oggettiva, si punta sempre al "non è colpa di nessuno". Sempre colpa del caso, di un mondo magico avverso dai tempi di Romolo e Remo, fratello contro fratello per un fossato e una proprietà che manco esisteva ancora. Forse il problema è davvero culturale: pure Romolo, alla fine, l'ha fatta franca.