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Prima di tutto gli assenti.

Milan, quasi una squadra: Florenzi, Calabria, Ibrahimovic, Saelemaekers, Maignan, Messias, Kjaer. Non sarebbero tutti titolari, ma almeno quattro sicuramente sì: Maignan, Calabria, Saelemaekers e Ibrahimovic. 

Juventus: Di Maria (squalificato), Chiesa, Pogba, De Sciglio. I primi tre andrebbero in campo dal primo minuto.

In secondo luogo la condizione. Il Milan ha perso male in casa del Chelsea, la Juventus viene da due successi consecutivi. Per quanto facili (Bologna e Maccabi sono inferiori), rappresentano un segnale. Ma le due squadre sono stanche- sia perché già nel pieno della centrifuga (partita ogni tre giorni), sia perché - anche in conseguenza di questo - non c’è stato tempo di preparare nulla.

Peggio il MIlan che ha dovuto anche rientrare nella notte dalla trasferta e giovedì i calciatori non si sono praticamente allenati.

Terzo: l’umore. Guardando la classifica, il MIlan è più sereno, ma sa che per tenere almeno lo stesso distacco dal Napoli (che vincerà a Cremona) bisogna battere la Juventus. Questa sorta di obbligo incide sia nell’attesa che nella partita. La Juve, invece, è ancora in via di guarigione. Ammesso e non concesso che la strada imboccata sia quella giusta (nell’ultimo quarto d’ora contro il Maccabi è parso di no), ha meno impellenze. Non è che Allegri accetterebbe un pareggio a cuor leggero (lo allontanerebbe ancora di più dalla vetta), ma posto che il campionato è solo alla nona giornata, e la Juve va a San Siro, forse potrebbe perfino apparire come un elemento di maturità.
Quarto, la continuità. Detto che la Juve ha bisogno di non perdere, il MIlan, invece, sente che solo la vittoria lo appagherebbe. Intanto perché rilancerebbe squadra e allenatore in vista anche del ritorno con il Chelsea. Poi perché sarebbe una prova di carattere e determinazione dopo la sconfitta di Londra.

Quinto, i singoli. Pioli allena il collettivo, Allegri l’individualità. Rabiot, seppure a distanza di due anni e, al momento, solo per una sera, gli ha dato ragione. Il tecnico del Milan, allo stesso modo, non si cura delle critiche cadute, fino ad oggi, in testa a De Ketelaere. Conta sulla sua integrazione nella squadra. Certo, per come intendono il calcio i due allenatori, l’assenza di Di Maria, a prescindere da quanto mostrato con gli israeliani, per Allegri pesa come un macigno. 

Non temo solo una partita bloccata, ma anche una partita brutta. Capita non solo quando c’è paura di perdere, capita quando si hanno poche risorse. La Juve non cercherà nemmeno di imporsi, ma aspetterà, magari pure con il baricentro basso, per ripartire. Il Milan può metterla sul ritmo e sulla velocità, due fattori che gli avversari soffrono sempre e che non si sono visti a Londra. Per questo è necessario far viaggiare la palla ad uno-due tocchi e permettere a Theo Hernandez, se effettivamente rientrerà, di sventrare la fascia insieme a Leao. Credo che, in forza di questa necessità, McKennie giocherà da esterno di destra proteggendo Danilo. Se, invece, al posto dell’americano fosse schierato Cuadrado, lo spettacolo sarebbe assicurato e le occasioni (ma anche i rischi) fioccherebbero. Vlahovic e Milik (a meno che non abbia problemi fisici) vorrebbero accentuare la crisi di Kalulu e Tomori, i cui numeri - come riportato da calciomercato.com - sono in ribasso.

Questa volta non cadrò nel tranello del pronostico. Li faccio perché li considero un gioco, seppure sostenuto dalle opinioni. Mi pare, invece, che sia sempre più materia per alimentare la coprolalìa sui social. Mi verrebbe da dire Milan perché credo sia più squadra e sappia giocare da squadra. Vedo, tuttavia, che Diaz e De Ketelaere sono in ballottaggio. Ecco, se fosse Milan, uno dei due deciderà.