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Il gol di Scamacca al Meazza, il gol di Vlahovic all’ Estadio de la Ceramica. Non so voi ma a me sembra la settimana giusta per individuare i punti di forza e le differenze fra questi due grandi centravanti che, chissà, forse un domani potrebbero contendersi i prossimi scudetti a suon di gol. Perché è chiaro che anche Scamacca è destinato ad approdare in una big. È praticamente pronto, e lo sarà di sicuro già al termine della stagione. In questo articolo cercheremo di capire quanto di concreto vi sia nel leggero delay che lo separa ancora dal serbo, nei fatti e a livello di pubblica opinione. Iniziamo subito con una affermazione forte: se togliamo i rigori a Vlahovic, il gap apparente si riduce in maniera significativa. Scamacca ha segnato finora 10 gol in campionato (nessuno dal dischetto), Dusan 18 (17 alla Fiorentina + 1 alla Juventus), di cui 5 penalty. A ciò si aggiunga il fattore minutaggio, una discriminante piuttosto fondamentale. 2115 minuti in 24 presenze per il nuovo acquisto bianconero, soltanto 1281 minuti (a parità di presenze) per il centravanti neroverde. Il che si traduce in una differenza notevole, di ben 834 minuti (contate pure quante partite vengono fuori). Questo per sottolineare anche come il dosaggio di Dionisi nei confronti di Scamacca (soprattutto a inizio anno) sia stato molto diverso da quello di Italiano nei confronti di Vlahovic. Conclusa la premessa statistica doverosa, partiamo con l’analisi. Procederemo individuando e confrontando i limiti e le abilità dell’uno e dell’altro.  

SPONDE DI QUALITÀ - Per quel che riguarda il contributo nella risalita del pallone della squadra, fatto di movimenti incontro, sponde e legamenti vari, Scamacca dimostra di possedere una sensibilità e una varietà di tocco non decisamente ma percettibilmente superiore a quelle di Vlahovic. Non a caso, da quando il serbo è alla Juventus, Allegri insiste un po’ su questa cosa, che deve migliorare tecnicamente in certi appoggi. Scamacca invece alle volte fa giocate da futsal nello stretto che rimani stupito. Anche perché sono così poco conciliabili con la sua stazza, che risultano ancora più incredibili. Vi riporto una breve sequenza tratta da Inter-Sassuolo: protezione palla + giocata da top.



Per chi non lo ricordasse, è proprio l’azione del gol di Scamacca. Nasce dalla protezione di un pallone verticalizzato da Maxime Lopez sul lato destro del campo, dove a Scamacca è chiesto di far salire la squadra, insidiato dalla pressione forte di De Vrij. Scamacca resiste ma un attimo dopo viene chiuso sul fallo laterale dal raddoppio di Perisic e Barella. La soluzione può essere soltanto una giocata: tunnel a Barella e palla a Frattesi. È da questo colpo che si origina il raddoppio dei neroverdi. A monte la qualità, a valle il colpo di testa del 2 a 0.



LA ‘FAME’ E IL SACRIFICIO - Sempre contro l’Inter Scamacca è apparso molto ‘sul pezzo’ e disposto a rincorrere l’avversario con continuità. Questa in teoria è una differenza forte, che però pende dalla parte di Vlahovic. Il serbo infatti non manca mai all’appello da questo punto di vista. Scamacca invece è ancora alterno a tal proposito. Ogni tanto vedi che lo può fare, altre volte ti accorgi che non spinge al massimo. Non ha l’intensità e la fame istintiva di Vlahovic. Dionisi tuttavia, durante e al termine di Inter-Sassuolo, ha apprezzato molto certi comportamenti positivi di Scamacca. Eccone uno.



Dopo uno scontro aereo con De Vrij conclusosi in una caduta di entrambi, Scamacca si rialza subito da terra e corre a strappare la palla dai piedi di un tentennante Calhanoglu. Questo il punto: se vuole colmare il piccolo gap che c’è ora tra lui e Vlahovic, Scamacca deve lavorare sulla continuità e sull’intensità nella fase difensiva.   La strada intrapresa è quella giusta.



IL PIEDE DEBOLE - Un altro limite di Scamacca, al momento, sono le conclusioni col piede debole. Dei 10 gol segnati in campionato non ne ha realizzato uno col mancino. In generale anche Vlahovic non è che faccia gran uso del piede debole (il destro, nel suo caso), tuttavia la rete al debutto in Champions sembra avere aperto un nuovo capitolo. Anche su questo aspetto, del resto, Allegri aveva già iniziato a battere.



Ecco allora una nuova sfida per Scamacca. Non solo segnare col mancino, ma operare un po’ di più e un po’ meglio sul centrosinistra. Significativi, i due gol realizzati contro il Genoa in campionato. Il primo è bellissimo, l’idea è ottima, ma guardate qui con che piede controlla il passaggio di Berardi.



E di nuovo, con quale piede calcia. Una rete stupenda da un lato, perché col destro ruba il tempo e protegge palla insieme, però una rete che ti lascia sempre quel dubbio.

L’ATTACCO DELLA PROFONDITÀ- In un altro fondamentale Vlahovic è sempre stato più avanti, per caratteristiche e non solo: l’attacco della profondità. Il gol più recente è solo uno dei tanti esempi possibili. A campo aperto Vlahovic sa sempre come essere letale. Infatti è il centravanti perfetto (anche) per un allenatore come Allegri.



Scamacca invece dà l’impressione di essere meno dinamico in questo senso. Al Sassuolo, d’altra parte, il suo gioco senza palla è migliorato, diventando già meno statico di quanto non apparisse al Genoa. Fra i gol della scorsa stagione non credo di ricordarne uno determinato chiaramente da un movimento letale senza l’attrezzo. Al contrario, ora che è passato al Sassuolo, se ne contano diversi, ad esempio questo contro il Cagliari.



C’è Traorè che conduce palla fin dentro al cerchio di centrocampo, e guarda sia Berardi che Scamacca come possibili destinatari di un passaggio. Entrambi, di conseguenza, sono posizionati inizialmente per ricevere. Carboni tenta allora di accorciare sul centravanti. Scamacca sfrutta la mossa del centrale contrattaccandogli lo spazio alle spalle. Ha capito che quel pallone è meglio che gli arrivi tramite Berardi.



I MOVIMENTI IN AREA - Il vero plus di Vlahovic sono tuttavia i movimenti in area, l’attacco alla porta. Scamacca lì dentro se la cava, ma con un minor numero di strumenti interpretativi. Dove Vlahovic inganna il difensore attaccando spazi pericolosi con finte e cambi di direzione coi tempi giusti, l’attenzione di Scamacca resta ancora troppo vincolata al pallone che deve essere crossato. Perciò i suoi movimenti in area risultano più inerziali che intenzionali, in una parola più prevedibili.



Non è un caso allora che abbia segnato un solo gol di testa (quello all’Inter), e in una situazione in cui era completamente e incredibilmente lasciato libero dagli avversari. In queste due foto (sopra e sotto) invece, potete cogliere la natura ‘inerziale’ della presenza in area di Scamacca. Anziché attaccare lo spazio promettente sul primo palo, il centravanti neroverde ingaggia un duello ‘fisico’, di pigri spintoni, col proprio marcatore. D’altronde, perché mai devo attaccare il primo palo se posso bullizzare il centrale che mi marca? Infatti Scamacca, col Verona, segna proprio su questo cross di Kyriakopoulos, in acrobazia.



LA DOTE UNICA DI SCAMACCA - Infine una qualità unica di Scamacca: la botta secca. Senza dubbio anche Vlahovic è dotato di un ottimo calcio, forte e preciso, ma i suoi colpi (tendenzialmente) sono meno improvvisi e spettacolari di quelli caricati con una meccanica perfetta dal centravanti neroverde. C’è qualcosa di unico nel modo di calciare di Scamacca. Una facilità e una velocità d’esecuzione che sorprendono in primis i difensori. Appena si gira e gli si apre il minimo spiraglio calcia istintivamente, per natura, una botta secca, precisa e fulminante, di quelle che escono soltanto dai piedi dei grandi bomber. La rete annullata all’Olimpico è un esempio, ma potrei farne molti altri.



In seguito a un controllo volante di interno, il pallone gli rimbalza a terra e si impenna fin quasi all’altezza della testa. Senza pensarci un attimo, e prima che la sfera tocchi di nuovo terra, Scamacca si coordina e la sbatte violentemente all’incrocio opposto. Come se fosse tutto normale.