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Belotti 29, De Paul 27, Mattia Zaccagni 24, al terzo posto. Così, leggevo a voce alta qualche dato. Stavo sbirciando le ultime statistiche calciatori sul sito della Lega. In effetti -ragionavo- la classifica dei falli subìti non viene mai considerata abbastanza. Ma se la scorriamo un altro poco verso il basso, incontriamo Messias 22, Ribery 20, Pedro 18, Bennacer e Pandev 17. Fermiamoci qui naturalmente, perché il mio intento è arrivare a parlarvi di Zaccagni, oggi, l’ultima chiamata ‘a sorpresa’ di Roberto Mancini. Se notate, praticamente tutti questi giocatori elencati possiedono una caratteristica comune interessante: gestiscono i tempi di risalita della propria squadra (proteggendo palla, conducendola, dribblando, facendo pause ecc..). Questo ovviamente -e per conseguenza- li espone al fallo (anche tattico). Avete osservato quante volte il Verona di Juric contro il Milan ha cercato direttamente Zaccagni? È stato il gialloblù che ha giocato più palloni (56). Un vero e proprio riferimento decentrato nel 3-4-2-1 dell’allenatore di Spalato. Da una parte c’era Ibra, dall’altra Zaccagni, non Kalinic, la prima punta corrispondente allo svedese (Nikola ne ha giocati soltanto 12, Zlatan 65). Insomma, quando parliamo di Zaccagni parliamo ormai di un leader tecnico. Se volessimo trovargli un difetto, diremmo che tira ancora pochino (6 tiri in tutto, finora), anche se questo argomento coinvolge più in generale il gioco del Verona che, pur essendo a tratti spettacolare, in realtà tira e segna relativamente poco come squadra. Ad esempio la Roma che gioca con lo stesso sistema (3-4-2-1) ma con uno stile diverso è al primo posto nella classifica dei tiri totali (109). E Mkhitaryan, uno dei due trequarti di Fonseca, ha raggiunto il secondo posto dietro a Ibra per conclusioni tentate (Zlatan è a 30, l’armeno a 23). Sono anche mondi e minutaggi diversi, e forse è sciocco fare paragoni. Detto ciò Zaccagni la stagione scorsa ha brillato più come assist-man (9) che come realizzatore (2 gol). E da questo punto di vista è partito ancora molto forte, combinando dribbling e passaggi decisivi. Vediamo cos’ha proposto nelle ultime tre gare.
 
ZACCAGNI VS BENEVENTO- Prendiamo a caso l’azione del gol di Barak contro il Benevento. C’è un lancio di Dimarco per Kalinic. La struttura del Verona è ben visibile. Dov’è Zaccagni?



Il trequarti di sinistra del Verona, apertosi in fascia per ricevere spalle alla porta, sul lancio del compagno si gira improvvisamente e va ad attaccare lo spazio mentre Kalinic controlla. Tutto provato.



L’attaccante croato lo premia di tacco e Zaccagni è pronto a puntare l’area.



Arriva a metterci una pezza il centrocampista del Benevento, ma Zaccagni, rallentando, lo disorienta con una forbice.



Quindi se la porta sul fondo, sempre col destro (tratto tipico).



Nel frattempo Barak (il trequarti di destra) taglia dentro all’area piccola. Zaccagni lo serve alla perfezione col mancino per il gol del vantaggio. Sequenza finale che ricorda vagamente una rete di tacco di Pessina contro la Roma nella stagione scorsa (15/7/20). Assist identico di Zaccagni.  



ZACCAGNI VS MILAN – Contro il Milan, oltre ad aver effettuato quel tiro al volo splendido deviato in rete da Calabria, il numero 20 di Juric è risultato pericolosissimo in almeno altre due circostanze. L’occasione di Kalinic nel primo tempo e quella di Dimarco clamorosamente sprecata nella ripresa. Vediamo la prima, che ci aiuta a comprendere meglio l’imprevedibilità di questo giocatore.



Zaccagni qui si trova di fronte una situazione diversa: non più un uno-contro-uno come col Benevento, bensì tre giocatori del Milan pronti ad affrontarlo (Calabria, Bennacer in raddoppio e Kjaer attento dentro l’area). Unico aiuto la sovrapposizione di Dimarco.  


Così Zaccagni la sfrutta e con astuzia si intrufola fra i due rossoneri cambiando passo. Fregati, ma adesso c’è Kjaer da saltare.



Senza esagerare, lui cambia piede e di nuovo col mancino anticipa il difensore liberando al centro dell’area (con tunnel) il compagno accorrente. Kalinic sfiora il gol. Dal corner, la rete dell’uno a zero.  



ZACCAGNI VS JUVE – Ma la giocata più deliziosa Zaccagni l’ha regalata a tutti noi amanti del toquecito nella partita contro la Juve. Lele Adani fu profetico in telecronaca: “Questo ragazzo merita l’Azzurro”, e tra un “Roberto” e un “madre mia” citò l’esterno di Riquelme come termine di paragone. Rivediamola insieme. Palla persa da Bernardeschi, transizione fulminea del Verona con Zaccagni in conduzione accompagnato da Lazovic, Favilli e Ilic. Ilic attacca lo spazio alle spalle di Demiral. Bonucci lo segue.



Arthur, sopraggiungendo, prova a chiudere Zaccagni indicando a Demiral l’arrivo di Lazovic. Favilli vede lo spazio che si sta creando sulla scia di Bonucci. Ci va.



Zaccagni premia il giovane centravanti con un tocco perfetto d’esterno destro. Difesa della Juve completamente spiazzata.



LA PAUSA IN CORSA– In tutto ciò c’è un dettaglio quasi impercettibile che però fa tutta la differenza di questo mondo. La pausa in corsa che Zaccagni si prende prima di imbucarla secca. È quel fattore decisivo che modifica il tempo e lo spazio a disposizione. Un lasciar scorrere e accadere, una piccola sospensione individuale mentre tutto il resto procede alla stessa velocità di prima.   



Se guardate con attenzione vedrete Zaccagni passare da una conduzione massimale d’esterno destro a un momento in cui, in prossimità dell’area, il pallone gli scorre sotto senza tocchi, per inerzia: Zaccagni sta perdendo quel tempo di gioco in attesa che lo spazio dietro a Bonucci sia sufficientemente sgombro e dunque utile per Favilli. Insomma, bisogna essere buoni davvero per realizzare un’idea del genere con un tunnel.