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Fra i mille duelli di Inter-Atalanta, ce n’è uno che spaventa i guardalinee. Cosa succederà al primo contrasto fra Dumfries e Gosens? Scintille, accartocciamenti di lamiere, vetri che esplodono a bordo campo, perdite di benzina lungo il manto erboso, altro che heatmap a fine gara! Fra il quinto olandese e il quinto tedesco sarà una corsa all’ultima goccia di carburante. O almeno è questo che speriamo, un senza freni senza precedenti, non già il timoroso confronto dello scorso anno, quando i forti laterali di Gasp e Conte si annullarono reciprocamente, sacrificati sull’altare del tatticismo. Dumfries, se giocherà, non si tirerà certo indietro. E non glielo chiederà nemmeno, Inzaghi, essendo fondamentalmente diversissimo da Conte. 

COSA CAMBIA RISPETTO AL DUELLO HAKIMI-GOSENS-  L’ex allenatore dell’Inter all’occorrenza sopportava gli assedi, chiedeva ai suoi uomini eclettismo e pazienza, puntando a volte esclusivamente sulle ripartenze. Dunque contro una squadra arrembante come l’Atalanta, era prevalentemente Gosens che tentava di sfondare su quella fascia. Hakimi resisteva e minacciava il contro-scatto.



In questa sequenza di due immagini (sopra e sotto) vediamo una giocata tipica di Robin, a cui dovrà prestare molta attenzione anche il nuovo acquisto che ha preso il posto del marocchino. Perché rispetto ai tagli sul lato debole di Gosens che ormai tutti conoscono (il proverbiale ‘da quinto a quinto’), queste soluzioni in zona palla sono forse meno televisive, ma non per questo meno letali e ricorrenti. Vedete la difficoltà e la sorpresa di Hakimi nel contrastare la triangolazione interna richiesta dal tedesco a Pessina? 



Dumfries, per quanto dia l’impressione immediata di essere meno aggirabile di Hakimi in zone ad alta densità, e questo per ragioni strettamente fisiche (è molto più alto e più ‘grosso’), dovrà d’altra parte spalmare la sua concentrazione su una porzione più vasta di campo.  
Stando infatti all’Inter vista finora, a cambiare il contesto dovrebbe essere soprattutto il tipo di strategia, di fase offensiva e difensiva dei campioni d’Italia. Con maggiori possibilità di assistere a duelli a tutto campo, specialmente tra Dumfries e Gosens.  Perché Inzaghi in ogni partita è disposto a concedere agli avversari molto di più di quello che voleva concedere Conte. Il seguente rischio (il taglio di Soriano alle spalle di Skriniar premiato poi da Sansone) è solo un esempio fra i tanti. Le ripartenze a cui si espone questa Inter sono potenzialmente molte di più. 



DENZEL MOMENTS - Cosa sono i Denzel Moments? I momenti Dumfries, e scusate se prendo spunto e maltratto i più famosi “Federer Moments”, non sono momenti estetico-misticheggianti, nulla di paragonabile alle esperienze religiose di cui parlava nel suo saggio David Foster Wallace. Sono momenti più semplici in definitiva, che però possono tornarci utili per individuare certe qualità particolari del nuovo acquisto dell’Inter. Eccone uno.



Quando Dumfries affronta il suo avversario e lo punta, è molto più imprevedibile di quanto saremmo disposti a credere ogni volta. Grazie alla buona tecnica di base e forse anche al rapporto della stessa con la lunghezza atipica e la potenza delle sue gambe (diversa se confrontata mediamente a quella degli altri terzini, per dire), certi cambi di direzione risultano sempre piuttosto efficaci e improvvisi. Dribbling stentorei. Per conseguenza una sua finta incute più timore del normale, sposta un po’ di più. Sicché Dumfries, che ne è consapevole, può scegliere tra una sorprendente gamma di soluzioni. Guardate qua il povero Hickey: si stacca appena perché spaventato dalla finta dell’olandese, che minacciava di convergere.



Letta la distanza tra sé e il marcatore, la sua postura e l’altezza complessiva della linea difensiva, la scelta finale di Dumfries si basa su due cose: il tempo (sposto e calcio con lo stesso piede) e un principio (questa palla bassa fastidiosissima nella terra di mezzo tra centrali e portiere, un suo colpo caratteristico). 

Ma a inizio ripresa di Inter-Bologna abbiamo poi assistito a una giocata sostanzialmente complementare. Che si è aperta così.



Sulla conduzione di Skriniar nel corridoio di mezzo, Dumfries attacca la profondità, ma per ricevere un passante sulla corsa, dunque con un vantaggio dinamico sul terzino avversario ancora incerto e sorpreso a correre all’indietro.



Adesso Dumfries è lanciato, mentre Hickey per recuperare deve superarsi.



È in casi come questi che Dumfries cambia direzione in maniera pulita, ad esempio con un tocco di interno.



Anche senza la ‘Ronaldo chop’ così tipica dei terzini di ultima generazione, l’effetto rimane quello.



Una volta entrato in area per quel sentiero e con quel segnale (la sterzata), Lautaro chiaramente si muove di conseguenza. Ecco, è a queste movenze che dovrà prestare attenzione dal canto suo Gosens.