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Lo sapete: l’astrofisica studia le proprietà fisiche della materia celeste. La natura dei pianeti, le stelle, le galassie. Fermi tutti. Che ci fa un astrofisico nello staff del Manchester City? Si chiama Laurie Shaw, nel suo curriculum ci sono gli studi a Yale e Harvard. Che è come dire di uno che ha giocato con il Barcellona e con il Bayern Monaco. Lavorerà nello staff di Pep Guardiola dove - fermi tutti di nuovo - ci sono già tre fisici. E che farà? Aumenterà il valore dell’approccio scientifico nell’analisi delle partite. Studierà le dinamiche di movimento dei calciatori, che si muovono come corpi celesti nell’universo. Proverà a fissare dei codici. E’ la nuova frontiera del calcio, baby. sempre più playstation e  sempre meno olio di canfora (che già da un pezzo non fa più parte dei profumi che ammorbano uno spogliatoio). Nessuno si stupisca. In Inghilterra - in questo senso - sono molto avanti. Nello staff del Liverpool lavora un campione di scacchi. Che si confronta un paio di volte alla settimana con Jurgen Klopp. Il suo compito è quello di studiare le partite e prevederne gli esiti. Come in una partita a scacchi. Del resto, chi gioca a scacchi lo sa bene: la cosa più importante è la strategia. Adottare una buona strategia significa rimanere vivi dentro il perimetro della scacchiera. A scacchi siamo soli di fronte al nostro io. Trovare una trama di gioco che metta in condizione Salah e Manè di andare a rete significa (anche) muoversi sulla scacchiera con intelligenza, anticipando le mosse dell’avversario.

L’astrofisico, lo scienziato, il campione di scacchi vanno così ad aggiungersi ai tanti ruoli che compongono il variegato puzzle delle moderne società di calcio. In pochi anni è cambiato il mondo. Se prendiamo in mano un Almanacco Panini degli anni ’70 e ’80 ci accorgiamo subito che l’organigramma è scarso, ridotto all’osso. Presidente, direttore sportivo, allenatore, vice. Il preparatore atletico - spesso - era un ruolo ricoperto dallo stesso allenatore. Oggi un organigramma medio di un club di Serie A conta venti-trenta figure professionali. Il match-analyst oggi è imprescindibile, ma fino a cinque-sei anni fa era una rarità. Vale lo stesso per il mental coach, figura che - al massimo - rientrava nella scelta dei singoli calciatori. Impensabile oggi fare a meno del responsabile del marketing o dell’area finanziaria, così come del responsabile della comunicazione (il cui compito però è spesso quello di NON comunicare). E ancora: molte società si affidano alla consulenza di uno psicologo, che lavora per costruire le relazioni interpersonali tra calciatori, allenatori e dirigenti. Una figura professionale nuova è quella del «Supporter Liaison Officer» (ma perché ‘sta mania dell’inglese?), che banalmente fa da tramite tra il club e i tifosi facendosi promotore/portavoce di varie iniziative che coinvolgono il tessuto urbano. C’è ovviamente l’addetto all’area ospitalità, così come l’addetto all’area eventi.
Se entriamo in territorio alimentare, la rivoluzione è stata epocale. Fino a trent’anni fa i calciatori mangiavano seguendo poche e chiare regole. Oggi lo staff che sta nelle cucine dei club di Serie A non ha nulla da invidiare a quello che lavora ogni giorno in campo. Le diete ormai sono personalizzate, al terzino un menù e al mediano un altro. Non ci si deve stupire più di nulla. Tutto è monitorato, tenuto sotto controllo. In molti club lavorano professionisti interculturali e considerato che in uno spogliatoio mediamente si parlano una decina di lingue di lavoro ne hanno. Un paio di top-club tedeschi hanno chiesto consulenza ad un sessuologo per regolare un’attività che è pur sempre fisica (ma anche mentale). In Premier molte società si affidano ad agenzie che - come Mr Wolf in Pulp Fiction - risolvono problemi, dalla ricerca della casa per i calciatori alla soluzione di alcuni intrighi sentimentali. Un club di A un paio d’anni fa chiese una consulenza ad una ditta di materassi per migliorare il sonno degli atleti, la ditta mandò un esperto di postura che tenne una lezione per i calciatori.