Vigilia movimentata per l’Iran. Venerdì alle 17 l’esordio al Mondiale contro il Marocco, ma la nazionale allenata da Carlos Queiroz ha avuto altro a cui pensare nelle ultime ore, essendosi ritrovata improvvisamente senza scarpini. Il motivo è legato a Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti a inizio maggio ha annunciato l’uscita degli Usa dall’accordo nucleare sull’Iran, cancellando l’intesa siglata da Obama nel 2015. Con parole severe (“È disastroso e imbarazzante, serve solo alla sopravvivenza di un regime che finanzia il terrore”) ha poi promesso l’arrivo di sanzioni molto severe, puntualmente giunte. Sanzioni che hanno convinto la Nike a ritirare la propria sponsorizzazione a ridosso della manifestazione iridata: “Le sanzioni statunitensi significano che, in quanto azienda Usa, Nike non può fornire scarpe ai giocatori della nazionale iraniana in questo momento”.
Una retromarcia, quella dell’azienda di base a Beaverton, che ha spiazzato la federazione iraniana e il ct Queiroz (“I giocatori si abituano al loro equipaggiamento sportivo e non è giusto cambiarlo prima di partite così importanti”). Un diniego strano, soprattutto se paragonato al 2014, quando la stessa Nike non aveva avuto problemi a rifornire l’Iran nonostante fossero in vigore sanzioni similii a quelle attuali. 
Al momento non hanno scosso l’azienda americana le parole del capitano Mehdi Mahdavikia (“Il Mondiale è una competizione in cui le nazioni si uniscono. tutto ciò è illogico”) e quelle di Trita Parsi, presidente della National Iranian American Council (NIAC), che ha affermato di non com prendere per quale motivo la Nike debba sottostare a certe sanzioni, dato che teoricamente fornire attrezzatura sportiva non equivale a venderla.
I giocatori, impreparati, sono stati costretti a correre ai ripari nei modi più disparati. i più, ha raccontato un funzionario Espn, hanno cercato un negozio dove comprarne un paio: prodotti ovviamente non fatti su misura e quindi non necessariamente ideali per atleti di quel livello.