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L’onda lunga di questa vittoria proseguirà fino a domenica e oltre. Un po’ per il risultato, un po’ per la posizione verso cui ci ha scagliato, in classifica, ma soprattutto per come è arrivato: quella sofferenza che ormai abbiamo imparato a gustarci fino in fondo, ma alla quale non ci si abitua mai. Quella dolcezza che segue un lungo periodo di sapore amaro e acido allo stomaco.
Ma quest’onda lunga non cancella alcune considerazioni che con la SSC Napoli hanno a che fare solo in parte e in questo momento di euforia lo sfiorano solo. Riguardano piuttosto la nazionale. Per vari motivi non sono riuscito a seguire bene (e a volte seguire per intero) le ultime uscite della nazionale, ma ho provato uno scoramento enorme nel leggere le convocazioni, e nel vedere il solo nome di Maggio. E ancora di più nel rendermi conto che il laterale azzurro è stato dai più indicato come uno dei migliori e dei più in forma.
Ovviamente diamo libero sfogo a tutti gli scongiuri del caso, corni e cornicelli, toccate di ferro per non dire altro, nel dire che la squadra di Mazzarri è una di quelle che atleticamente è più in forma. Non lo diciamo noi, che siamo di parte, ma, insomma, al netto delle tirate di piedi lo si legge e sente un po’ ovunque. Una squadra in forma con un po’ di italiani in rosa che però non vedono l’azzurro nazionale neanche col cannocchiale.
Insomma non è vittimismo (e alla lunga forse è meglio così: meno spompati e a minor rischio infortunio, oltre al fatto che tutti gli stranieri che abbiamo sono convocati e con quei pochi cambi che abbiamo…), è piuttosto un’evidenza. Sì, stiamo parlando di evidenze. Quelle evidenze che ci lasciano basiti di fronte al sorpasso a destra di portieri vari al nostro Morgan De Sanctis: una sicurezza che a Napoli abbiamo imparato ad apprezzare da tempo. Ma forse Prandelli non se la sente di mettere uno dei migliori portieri italiani in panchina (meglio un Viviano – ve lo ricordate contro il Napoli, no?). E lo capiremmo. Sperando che non se ne vengano con l’età, soprattutto riguardo a uno dei ruoli più longevi della vita calcistica, Shilton e Preud’homme, su tutti (con le dovute proporzioni, sia chiaro).
Ancora più dura è vedersi sorpassati (stavolta con un segnale evidente di divieto di sorpasso) dalla coppia juventina, che, diciamocelo chiaramente, se in potenza potrebbe essere anche di prestigio (Bonucci l’hanno scorso era considerato uno dei giovani più promettenti d’Italia e forse dimostrerà di esserlo, chissà), in atto non valgono un Cannavaro (Vate non me ne voglia). Siamo pur sempre la terza difesa del campionato e quei due (che Aronica mi perdoni) qualcosa di proprio ce l’avranno messo, no?
Di Maggio e di quanto, soprattutto per la seconda metà di campionato, meriti la convocazione è anche superfluo disquisire, ma io qualche dubbio ce l’ho anche per Pazienza (sì, proprio lui) e Dossena. Mentre il primo, però, è stato più costante durante l’anno, il secondo invece è senza dubbio più incostante, ma quando ingarra è devastante.
Insomma sembra quasi che la maglia azzurro Napoli male si sposi con quella azzurro Italia. Fino ad oggi, però, ci è praticamente convenuto (almeno per quanto riguarda gli italiani), ma certo non è la convenienza del Napoli ad aver spinto il Ct Prandelli – che proprio domenica ha dichiarato che il Napoli è l’antiMilan – a fare determinate scelte, ci mancherebbe. E allora mi domando perché. Chissà che una bella intervista impossibile di Fabrizio Cappella a Prandelli non ci sveli la verità!