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Ci sono partite che restano nella mente e forse pure nella storia d'una squadra. Partite che sembrano noiose e che poi all'improvviso regalano emozioni e fanno dimenticare pure il freddo, la pioggia, il campo traditore. Lecce-Cagliari è una di queste, non v'è dubbio. Un match che sembrava chiuso, finito col Cagliari avanti di due gol e che invece si riapre all'improvviso e che il Lecce riesce a pareggiare all'ultimo minuto con un corredo di rigori, spinte, spintoni e cartellini rossi in quantità. Non s'era giocata domenica per la troppa pioggia, Lecce-Cagliari, ma chi se ne importa se poi il giorno dopo arrivano così tante emozioni tutte assieme.

Sì, appena appena un po' di pioggia quando stavolta si comincia a Via del Mare. Ma rispetto all'altra sera è quasi una magnifica giornata. Si può fare, insomma. Lecce e Cagliari uno di fronte all’altro. Una di quelle partite che già vivono di classifica e futuro, visto che il Lecce ha bisogno di punti e di certezze per dare un senso a quel suo calcio che di sicuro meriterebbe una posizione più rassicurante e visto che il Cagliari ci prova tanto gusto a camminare a testa alta e a petto in fuori tra i belli e forti di questo campionato. E, infatti, su un prato che solo la sera prima sembrava una palude se la giocano e come, la partita. Senza tattismi esasperati, però con intenzioni chiare e dichiarate.

Il Lecce che deve rinunciare a Mancosu e Babacar - mica roba da niente! - ci va dentro soprattutto di pressing e di passione anche per provare a vincere per la prima volta in casa. Attacca alto. Si lascia alle spalle mezzo campo, ma tutto quello che riesce a raccogliere è un cross per Lapadula che di testa non mette brividi a nessuno. Insomma, tanta fatica e tanto possesso per nulla o quasi nulla. Il Cagliari? Il Cagliari un poco la soffre quella pressione. Ma la controlla. Se ne sta nei suoi confini la squadra di Maran e appena ha palla e spazio va a cercare lungo Simeone. Difesa e contropiede, per dirla senza tanti giri di parole. Ma difesa senza mai rischiare troppo e Simeone troppo lontano per far tutto da solo. Insomma, nella sua accettabile bruttezza, un primo tempo sempre in equilibrio. Senza spunti e senza emozioni. 

Uno di quei match che solo un caso, un episodio, un accidente può smuovere dalla sua mediocrità. E così è. Manca un niente alla mezz'ora quando su uno svogliato cross da destra allunga le mani La Mantia. Rigore. Ma ci vuole il monitor per convincere Maurizio Mariani, romano di Aprila e di mestiere, toh, consulente informatico. Uno, insomma, che con le tecnologie ci parla tutti i giorni, e che non a caso è pure l'arbitro che più di tutti gli altri vi si affida durante le partite. Rigore. E Joao Pedro che ha piede delicato ne approfitta. Così spesso vanno le cose nel pallone: uno attacca e l'altro segna. Il Lecce s'intristisce e il Cagliari si ritrova terzo con la Lazio. E non bastasse, ricomincia pure a venir giù acqua in abbondanza. Cosicché è su un prato più molle e traditore che nella ripresa deve darsi da fare il Lecce per recuperare. Infatti, il Lecce parte forte.

Tra Lapadula e Olsen ora diventa quasi un fatto personale, ma per adesso a sfida la vince lo svedesone che sta sostituendo bene Cragno. E quando Olsen (51') nega al centravanti di Liverani un gol che sembrava fatto, diventa logico pensare che forse il destino della gara è già segnato. Sensazione che si rafforza quando il Cagliari, approfittando anche di quel campo sul quale il Lecce si muove ora con più fatica, abbandona il suo rifugio e si fa più coraggioso. Quanto meno più sfrontato. E allora, prima Nandez in diagonale sfiora il palo e quattro minuti dopo è Nainggolan a raddoppiare. Troppo bello e infiocchettato il regalo che gli fa Tabanelli (sventurato rinvio in area di rigore) e destro classico del signor Radja che in Sardegna è tornato a giocare da campione.

Match chiuso a una ventina di minuti dalla fine? Macchè. Nal calcio, si sa tutto può cambiare in un momento. Basta una giocata più felice. Come quella che (81') all’improvviso infiamma risultato e animi. E' ancora lui, Lapadula a sparare su Olsen da vicino. Ne viene fuori un flipper con Cacciatore che d'istinto si sostituisce al suo portiere e para alzando il pallone al di là della traversa. Rigore e rosso, c'è poco da fare. Rigore e gol di Lapadula, che poi s'acchiappa con Olsen. Spinte, spintoni, testate date e tentate mani sulla faccia. Brutta storia e, manco a dirlo, dopo un controllo al monitor, Mariani manda fuori il portiere e pure il centravanti. Lecce in dieci e Cagliari in nove, con Rafael che dalla panchina va tra i pali sardi. Che finale, signori!
E non finisce qui.

Il Lecce trascinato da Farias che entra e a sinistra fa quello che vuole, insiste ancora. Sa che può tentare. Sa che deve farlo e mette alle corse un Cagliari con troppa paura addosso per reagire. E così è. In pieno recupero (91') Calderoni di sinistro e in diagonale, trova l'angolo della soddisfazione e del pareggio. Due a due, Incredibile ma vero. Ma il calcio è pure questo. E se il Lecce ha scansato la sconfitta, il Cagliari può pure consolarsi con il quarto posto.    

IL TABELLINO

Lecce-Cagliari 2-2 (primo tempo 0-1)


Marcatori: 30' pt. Joao Pedro rig. (C), 22' s.t. Nainggolan (C), 37' s.t. Lapadula rig. (L), 46' s.t. Calderoni (L)

Lecce (4-3-1-2): Gabriel; Rispoli (43' s.t. Dubickas), Lucioni, Rossettini (12' s.t. Meccariello), Calderoni; Petriccione, Tachtsidis, Tabanelli; Shakhov (24' s.t. Farias); La Mantia, Lapadula. All. Liverani.

Cagliari (4-3-1-2): Olsen; Cacciatore, Pisacane, Klavan, Lykogiannis; Nandez, Cigarini, Rog (42' s.t. Mattiello); Nainggolan (42 s.t. Rafael); Joao Pedro, Simeone (31' s.t Ionita). All. Maran.

Arbitro: Mariani di Aprilia

Ammoniti: 21' pt. Lykogiannis (C), 50' p.t. Rog (C), 24' s.t. Petriccione (L), 45' s.t. Farias (L)

Espulsi: 36' s.t. Cacciatore (C), 40' s.t. Olsen (C), 41' s.t. Lapadula (L)