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Vincere la prima partita in casa e far segnare gli attaccanti: questi gli 'imperativi categorici' del Lecce nel cammino verso la salvezza. Se lontano dal 'Via del Mare' la squadra mantiene un livello accettabile di prestazioni (Roma a parte) e punteggio, nel Salento sono dolori, come testimonia l'unico punto conquistato contro il Novara, diretta concorrente nella salvezza. Carletto Mazzone costruiva le sue salvezze al cospetto del pubblico di casa, e il pubblico lo amava anche per questo. Oggi la 'sindrome da Via del Mare' attanaglia i giallorossi, che quando sono chiamati a fare gioco palesano le lacune di sempre anche se non beccano più gol nei primi minuti.

I problemi nascono dal centrocampo in su: prevedibilità, passaggi sbagliati, lanci fuori misura, cross per l'unica punta chiusa dalla fisicità dei difensori e conclusioni dalla distanza che spesso non inquadrano nemmeno lo specchio della porta. Tutto in quantità industriale, senza badare a spese. Dovesse continuare salvarsi in questo modo sarebbe un'impresa, anche se sulla carta l'organico non appare inferiore a quello delle dirette concorrenti, come ha dimostrato il portiere Massimiliano Benassi, risultato sempre il migliore in campo quando chiamato in causa e per tutta risposta rispedito in panchina contro la Roma con scelte poco tecniche e molto di parte.

I tifosi non sanno più a che santo votarsi (anche perchè Sant'Oronzo, il patrono della città, sembra non volerne sapere), lo scetticismo prevale e lo stadio presenta sempre più vuoti in tribuna. Non è un bel vedere nemmeno per chi va in campo. Nella storia del Lecce nessun attaccante aveva mai mancato il bersaglio nelle prime undici partite di campionato ed anche questo è un record negativo del quale si sarebbe fatto volentieri a meno. Basterà una vittoria tra le mura amiche per sfatare il tabù? Forse. Nel calcio ci sta anche questo, ma il campionato è entrato nel vivo e d'ora in poi è tutto sempre più difficile.