Javier Tebas è candidato al ruolo di amministratore delegato della Lega Serie A italiana. Il presidente della Liga spagnola ha confermato alla Gazzetta dello Sport: "Ho ricevuto un'offerta e trovo il progetto molto interessante. Amo le sfide, il lavoro non mi spaventa, piuttosto mi stimola. Ecco perché la proposta italiana mi affascina tanto. So che c'è tanto da fare perché ho già incontrato qualche club e ho studiato la situazione. Il problema però è un altro, vediamo cosa pensano di questa idea in famiglia. Ora si tratta solo di parlarne e nei prossimi giorni prenderemo una decisione tutti insieme. ​Non è vero che firmo domani (oggi, ndr) un nuovo contratto con la Liga e non ho utilizzato nessuno in Italia per ottenere qualcosa in Spagna. Sono sinceramente attratto dalla proposta italiana. Come sempre c’è tanta gente che tira fango... Non ho chiesto nulla alla Liga". 

DIRITTI TV - "Non è vero che mio figlio vende pubblicità per televisioni gestite da Mediapro. Mio figlio lavora per la compagnia che produce un programma televisivo emesso su un canale Mediapro, ma Mediapro non ha nulla a che vedere con questa società e in ogni caso non vendono pubblicità, gestiscono i profili social dei protagonisti della trasmissione. Così come quelli di tante altre società e 'influencers'. Non ho mai chiesto un prestito alla Liga per la mia società Audiovisual New Aged. L'unica cosa che ho fatto è stata proporre un cambio nel regolamento generale della Liga per permettere al presidente come ad altri di chiedere un prestito. La cosa è stata accettata, ma il prestito non l'ho chiesto". 

Intanto sono ore febbrili in Lega. Dopo essersi assicurati 1050 milioni annui da Mediapro per i diritti tv (si aspetta l'ok dell'Antitrust), i club hanno tirato un sospiro di sollievo e ora sono in molti a voler dare un'accelerata al rinnovo delle cariche pur uscire dal lungo commissariamento. Otto società (Atalanta, Genoa, Lazio, Milan, Napoli, Torino, Udinese e Verona) hanno chiesto la convocazione dell'assemblea elettiva, che si terrà il 14. Juve, Inter, Roma, Fiorentina e altre la intendono come una forzatura e, anche, uno 'schiaffo' nei confronti di Giovanni Malagò, che s’insedierà fisicamente come commissario di Lega solo a fine mese, di rientro dall'Olimpiade invernale in Corea del Sud. Dal canto suo, il commissario della Figc Roberto Fabbricini ha commentato: "Accordo in Lega? L'importante è che ne esca una Lega forte, coesa e che possa lavorare con la Federazione per le riforme". Il nodo sta tutto qui: posto che il quorum è a 14, la coesione della Lega al momento è tutta da costruire. 

Le contrapposizioni degli ultimi mesi tra i cosiddetti 'riformisti' e l'ala 'lotitiana' permangono ancora, anche se ci sono stati degli smottamenti: negli ultimi tempi il Napoli di De Laurentiis e il Torino di Cairo si sono staccate dal primo fronte. Negli ultimi giorni sono stati attivati timidi dialoghi tra le parti. I 'riformisti' (almeno 7, quindi in grado di fare blocco) non chiudono a priori ma accettano solo un pacchetto complessivo di nomine digeribile e comunque preferiscono aspettare il ritorno in Italia di Malagò. Gli altri vogliono cogliere il momento giusto e pensano che per il bene della Lega sia meglio trovare un'intesa adesso. Ma un'intesa su chi? Secondo il nuovo statuto, l'uomo forte sarà l’amministratore delegato, che è stato individuato in Javier Tebas, n.1 della Liga, ma la sua eventuale nomina deve necessariamente incastrarsi con quelle del presidente e dei consiglieri di Lega (4 dei club, uno indipendente). Si potrebbe rinviare la scelta dei consiglieri federali, visto che la Figc è commissariata, ma poi c'è un rebus tecnico, che è anche di sostanza: secondo una corrente di pensiero, prima delle elezioni va adeguato lo statuto ai principi informatori del Coni (come da ordine del giorno dell’assemblea), che impongono l'abbassamento del quorum per le votazioni da 14 a 11, cioè la maggioranza semplice. Ma il problema principale riguarda i nomi. 

A parte gli appetiti di molti, troppi per i posti di consigliere, non c'è convergenza sul presidente: Lotito spinge per l'ex capo della Consob Vegas o l'ex comandante dei carabinieri Del Sette, che i 'riformisti' non voterebbero. Più chance avrebbe Umberto Gandini, a.d. della Roma, specie se davvero Tebas sbarcasse in via Rosellini. Tebas riscuote diversi consensi ma, in questo scenario, non è così scontato il suo approdo: Luigi De Siervo è l'alternativa. Di certo, sembra conteso come un top player. Ieri si era sparsa la voce, rivelatasi infondata, che fosse a Roma per incontrare Lotito. Dalla Spagna, poi, si vocifera di una blindatura del suo contratto. Da quando la Lega, con la consulenza di Egon Zehnder, gli ha offerto il posto di a.d., le società della Liga si sarebbero attivate per convincerlo a restare e gli avrebbero offerto il raddoppio dello stipendio, comunque inferiore alla proposta italiana. Oggi c'è una commissione di Liga che, nelle aspettative dei club, dovrebbe portare all'adeguamento contrattuale e alla conferma di Tebas (ma serve la ratifica assembleare).