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Nessun peccato nell’azzardare che non fosse di questo mondo. Impossibile trovare nella storia dell’umanità un personaggio “umano” in grado di racchiudere qualità di conoscenza e di intuizione talmente uniche e potenti al punto da farlo immaginare “figlio delle stelle”. Eppure Leonardo da Vinci era stato partorito nel maggio del 1452 da Caterina, una giovane e poverissima fanciulla di Anchiano, ingravidata da un ventiquattrenne notaio, Piero, che ovviamente non l’avrebbe mai sposata ma il quale, comunque, riconobbe il figlio illegittimo. Bene fece, il dongiovanni, perché a quel modo il cognome dei da Vinci sarebbe diventato per il mondo intero il simbolo della genialità e della sapienza allo stato puro.

Oggi hanno inizio le celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo. Partono da Amboise, in Francia, dove il genio morì mentre lavorava alla corte del re. Il nostro presidente Mattarella, insieme con il suo “collega” Macron, alzerà il sipario sulla scena planetaria dove verranno spalmate le migliaia di omaggi variegati che verranno attribuiti all’autore de “La Gioconda”. Leonardo verrà raccontato e le sue opere saranno rivisitate per un anno intero. Poco per descrivere il personaggio e per dire di ciò che il suo genio riuscì a produrre per favorire la crescita dell’umanità attraverso l’uso di strumenti che soltanto lui aveva avuto modo di immaginare e di realizzare. 

Uomo del Rinascimento, raccolse in sé tutte le sfumature del creato e della creazione per renderle funzionali e operative. Non ci fu settore o attività che non lo vide protagonista. Dalla pittura alla scultura, dall’invenzione alla letteratura, dalla matematica alla filosofia, dalla politica all’esoterismo. Un genio fuori dal tempo e dallo spazio al quale occorreva “perdonare” ogni bizzarria e anche quell’omosessualità sodomitica che, al tempo, era delitto perseguibile dalla legge.

Anche lo sport rappresentò un fertile terreno per l’operatività del genio vinciano. Consigliamo una visita alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Qui il visitatore potrà trovare e ammirare “l’icosaedro” che non è una parolaccia mail disegno originale con il quale Leonardo volle rappresentare il modello ancestrale del moderno pallone da calcio. Un poliedro delimitato da venti esagoni e da dodici pentagoni colorati in bicromia bianca e nera, i cui spicchi corrispondono esattamente a quelli dei palloni prima di cuoio e oggi di materiale sintetico. Il Genio sapeva perfettamente a che cosa sarebbe servita quella sua invenzione tanto che l’aveva anche annotato in un prezioso manoscritto ritrovato secoli dopo: “Usando pelli di animale si faranno balle per giocare”.

Ma c’è molto di più. E qui si entra prepotentemente nel mondo delle meraviglie del possibile ovvero quello del mistero, perché alla figura del Leonardo inventore è possibile sovrapporre quella del veggente. Scrive, infatti, l’autore de “La Gioconda” a corredo dei suoi disegni che “Il gioco delle balle spingerà gli uomini a rompere il loro silenzio con grandi gridori furibondi e con bestemmie”. Fu così, dunque, che Leonardo da Vinci vide più di cinquecento anni fa gli “ultras” in azione. Non era di questo mondo.