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Non è bello fare dell’antipolitica, sparare nel calderone giudizi sommari, senza tener conto di quanto governare o stare all’opposizione sia complesso. Ogni scelta, si sa, non è mai del tutto soddisfacente: la realtà risulta sempre più complicata e astuta di chi cerca di ingabbiarla con leggi, regole, provvedimenti. Ma i politici, quando parlano di calcio o se ne occupano, lo fanno apposta? Lo fanno apposta a spararne una ogni tanto, a casaccio. Le loro “libere” esternazioni non  si contano: Renzi che sentiva “odor di bruciato” prima d’una partita della sua Fiorentina con la Juventus, Berlusconi che criticava Zoff in diretta, Salvini che stringeva orgoglioso la mano a un notissimo ultras del Milan “gravato da Daspo” (vabbè che ne sapeva…), un ministro del precedente governo che elogiava il Napoli per essersi rifiutato di giocare in nome del Covid... Il più furbo (si fa per dire) era Veltroni, il quale dichiaratamente juventino, da sindaco di Roma prima di Roma-Lazio, augurava come un vecchio parroco: “Vinca il migliore!”.

Appunto: chi glielo fa fare di spararle a caso? Prendete Enrico Letta: “Raiola è l’essenza di come lo sport non dovrebbe essere. Lo dico da tifoso milanista”. Ma lo conosce Letta, che comunque anche se tifoso non dovrebbe dimenticare il senso della misura, il contesto del calcio attuale? Lo sa che oltre a Raiola ci sono decine di procuratori i quali fanno la stessa cosa? Magari più eleganti e forbiti, più pettinati e filiformi come Mendes? Lo sa che i procuratori acquistano potere in conseguenza della sentenza Bosman, essenza - nel calcio - della “libera circolazione dei lavoratori”? Non piace a Letta che ai calciatori dell’Unione Europea, 25 anni fa, venne permesso non da Raiola, ma dalla Corte di Giustizia dell’UE, di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto da un club a un altro con tutte le conseguenze del caso?
Se a lui, dopo 25 anni, questa cosa non garba si dia da fare, elabori proposte legislative stando attento a non incorrere in errori giuridici macroscopici o in giudizi affrettati, non da tifoso, ma da politico. Fra l’altro, non lo sa che i procuratori, gli avvocati o i mediatori o gli agenti, non posseggono l’anima dei propri clienti? Non sono come Mefistofele con Faust. Coi loro clienti ci parlano, fanno strategie e cercano, di comune accordo, di strappare le migliori condizioni possibili. Succede nell’ arte, nel cinema, nella musica, nella letteratura, nello spettacolo, in molti altri sport e professioni. Non lo sa il segretario del PD che il calcio è anche e soprattutto un lavoro, una professione?  

Già: Donnarumma piange sulle strisce rossonere, ma strizza l’occhio a quelle bianconere, però il colpevole, il reprobo, è solo lui: il “povero” Mino, travolto dall’ essenza dell’antisportività.