Commenta per primo

Si terrà venerdì 11 marzo, alle ore 21, presso la libreria 'Edison' a Firenze, la presentazione del libro 'Li chiamavano yè-yè - Il secondo scudetto viola e la storia di un calcio che non c'è più', scritto da Matteo Morandini, alla presenza degli ex giocatori gigliati Luciano Chiarugi, Claudio Merlo e Francesco Rizzo. Il racconto di quel campionato perfetto vinto da una squadra imperfetta, di un momento straordinario della storia viola, di un'epoca e di un calcio che non c'è più: quando le partite riempivano lo stadio all'inverosimile, quando si poteva 'invadere' la Torino bianconera e tingerla di viola, quando i giocatori diventavano spontaneamente degli 'angeli del fango' durante l'alluvione del '66, quando un allenatore sregolato ed estroso caricava i suoi ragazzi con le canzoni di Peppino Gagliardi e la squadra usciva tra gli applausi da tutti i campi italiani ed europei.

Dal '63 al '69 la Fiorentina ye-ye collezionò un quinto posto, quattro quarti posti e uno scudetto. Una squadra che avrebbe potuto aprire un ciclo e che invece fermò la sua corsa in Coppa dei Campioni contro il Celtic e due anni dopo il titolo si salvò all'ultima giornata dalla retrocessione in serie B. Finora l'ultima grande gioia che Firenze ha potuto assaporare, inaspettata sì ma forse per questo anche più bella. 'Questo libro è il racconto di quattro amici, ex ragazzi degli anni Sessanta - scrive l'autore nel libro -, ad un ragazzo dei giorni nostri, portato per mano indietro nel tempo in un'epoca in cui tutto stava cambiando e che avrebbe riconsegnato a tutti un mondo completamente diverso'. Quei giovani calciatori, stelle indiscusse di quella squadra irripetibile, un po' guasconi e figli del loro tempo, rappresentarono la migliore miscela di genio e sregolatezza, ma anche di perfezione tecnica e disciplina tattica, che un allenatore potesse avere a disposizione.

Da Picchio De Sisti, a cavallo pazzo Chiarugi, e poi Merlo, Bertini, Albertosi soloper fare qualche nome. Una squadra che nacque dalla passione per i giovani di Nello Baglini, industriale pisano e presidente appassionato ma attento alle casse, dal fiuto di Egisto Pandolfini, vero demiurgo di una materia prima plasmata dalle mani paterne di Beppe Chiappella e poi resa perfetta dall'estro di Bruno Pesaola. Una delle migliori espressioni di sempre di un calcio fresco e moderno, divertente e vincente.