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Arrivano conferme sulla trattativa per portare Cesare Prandelli alla guida della Nazionale dopo il Mondiale. In serata si era diffusa l'indiscrezione di un incontro tra l'allenatore della Fiorentina ed i massimi dirigenti federali, poi smentito dai diretti interessati. I primi contatti sarebbero comunque già stati avviati e le prossime ore sembrano quelle decisive, anche se non si escludono colpi di scena. Speciale di avvicinamento ai Mondiali: "Sud Africa 2010 - Il CT e il Capitano", va in onda questa sera alle ore 21 su Sky Sport 1 con protagonisti il ct della Nazionale, Marcello Lippi e e il capitano dell'Italia, Fabio Cannavaro. Ecco le loro interviste. MARCELLO LIPPI Essere l’allenatore della squadra campione del mondo. "Di tante cose, nessuna è negativa. Sarebbe negativa se pensassi che sono l’allenatore della squadra campione del mondo e mi facessi bello di questo e ostentassi chissà che cosa. Sarebbe la peggiore delle maniere per avvicinarsi a un mondiale. Però, non è neanche giusto dimenticarselo, ricordarsi di quante cose abbiamo fatto per arrivare a questo titolo, di quanto impegno, di quanta determinazione, di quanta voglia, di quanto entusiasmo, di quanto desiderio di mettersi ognuno a disposizione dell’altro. Ricordarselo, non è certamente una cosa negativa". Non sono mancate le contestazioni. "Questo è un paese che va così, che funziona così. Quello che è toccato a me, è toccato agli altri CT. E’ il gioco delle parti. La realtà, è che i Italia non ci vorrebbe un CT, la Federazione non dovrebbe scegliere un allenatore che abbia determinate caratteristiche. Dovrebbe fare dei sondaggi e l’Italia dovrebbe decidere quale è la nazionale, senza bisogno che ci sia un allenatore. Ho sempre cercato di costruire dei gruppi di lavoro, li chiamo così, che abbiano queste caratteristiche, che tutti ben conoscono e non c’è bisogno che le ripeta. Sono 35 anni che faccio squadre di calcio e le costruisco con questi criteri. Lo farò sempre, fino all’ultimo anno in cui farò l’allenatore". Quanto rischia Lippi? "Non ha importanza. Non ne ho mai fatto un problema, anche se il rischio c’è. Altrimenti, perché uno che vince il campionato del mondo, ritorna a fare il CT’? Per quale motivo, sapendo benissimo che lo massacreranno. Ma non me ne frega niente, mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro. Volevo riprovare questa emozione, le riproverò e basta. Questa è l’unica cosa importante. Le riproverò, cercando di costruire. Ecco perché, ho fatto la provocazione prima, in Italia non ci vorrebbe un CT, ma dei sondaggi, per sapere quali giocatori sono graditi alla percentuale maggiore e convocare quelli. No, perché costruire una squadre dove ci sia rispetto uno dell’altro, dove ci sia la voglia di mettersi ognuno a disposizione dell’altro, dove ci sia passione, entusiasmo, professionalità, serietà, voglia di rispetto per tutti, no, questo non va bene. Una squadra che si costruisce così, che vince un mondiale e, poi, si riqualifica un’altra volta per un altro mondiale, non va bene, ci vuole il gradimento del pubblico". La fame dei successi. "E’ determinante. Buona parte di tutte le persone che sono venute in Germania, aveva già vinto molto. Eppure, hanno continuato a vincere. E’ una questione di intelligenza. Non è che voglio dire che sono intelligente, non sto dicendo questo. Per lo stesso motivo, una volta che sono diventato campione del mondo, me ne potevo stare a casa, a fare delle passeggiate al mare, a godermi tutto questo come rendita futura. Invece, dopo un po’ di tempo, mi sono voluto rimettere in gioco, perché voglio cercare di trovare determinate emozioni". Quale è stata la scelta più dolorosa in questi ultimi giorni, l’esclusione più difficile? "Tutte, sono state tutte. Non entriamo nei particolari, che non mi piace. Io devo costruire delle squadre che abbiano determinate caratteristiche. In alcune di questo sono, certamente, importanti i valori tecnici, e noi ne abbiamo, credo, a sufficienza. Poi, devono avere altre caratteristiche che, forse, sono più importanti dei valori tecnici. Perché i valori tecnici fini a se stessi, possono essere importanti in una, due partite, non di più. Evidentemente, anche altri allenatori la pensano come me". Le favorite. "Brasile e Spagna sono la favorite principali. In qualsiasi parte del mondo, tutti risponderebbero così. Però, è anche vero che ci sono 5 n 6 nazionali come Francia, Germania, Italia, Olanda, Inghilterra e Argentina, che al mondiale non ci vanno solo per fare bella figura, vanno per vincerlo, e molto spesso gli succede, soprattutto all’Italia". Analogie con la vigilia del 2006? "Analogie neanche a parlarne. Adesso, sono tutte rose e fiori, rispetto a quel periodo. Va bene così, siamo pronti a tutto, siamo pronti a tutti gli usi". Sogna cosa farà l’11 luglio, dove sarà? "Basta così". FABIO CANNAVARO: La gente ama ancora questa nazionale, o c’è del lavoro da fare? "C’è sempre da fare. Quando metti in discussione un allenatore che ti ha fatto vincere un mondiale, ti ha fatto qualificare con una giornata di anticipo, penso che Lippi meriti qualcosa di più, sicuramente. Ha dato tanto al nostro calcio, non deve essere penalizzato per il suo passato da juventino". Quando pensi di abbandonare la nazionale? "Quando uno ha la fortuna di aver fatto parte di quella famiglia che ha vinto un mondiale, essere stato il capitano per tanti anni, alla fine non l’abbandoni mai. Sul campo, dopo il mondiale, uno no può pensare di essere ancora a disposizione di un allenatore perché, comunque, verranno fatte altre scelte. E’ giusto così, perché uno a 36 anni pensa soprattutto ad altro". Paolo Maldini nuovo ambasciatore della Federazione italiana. "Sono contento, perché Paolo è stato con noi tantissimi anni. Il fatto di avere con una figura così al nostro fianco è, sicuramente, un qualcosa in più. Complimenti alla Federazione che ha fatto questo nuovo acquisto. Paolo ha la forza, il carisma la volontà per poter fare tutti ruoli. I fatto do poterlo avere a disposizione a livello internazionale è, sicuramente, un vantaggio". Quelle al mondiale, saranno le tue ultime presenze in nazionale? "Quando inizi ad avere 36 anni… Sicuramente, sarà l’ultimo mondiale". Con due vittorie consecutive si entra nella storia: ci pensi mai, oppure è meglio evitare questo pensiero? "Dopo questo anno, ci ho pensato tantissimo. Dopo tutte queste cose negative, sarebbe un’ulteriore soddisfazione, una soddisfazione doppia. Nel 2006 abbiamo dimostrato il nostro valore e, comunque, dopo 4 anni ci troviamo qui con tante critiche, che siamo vecchi, che siamo bolliti, che siamo così. Vincerlo sarebbe veramente una soddisfazione doppia, se non tripla". Anche perché nel 2006 non ci credeva nessuno. "Nessuna, ma proprio nessuno, Eppure, alla fine, sul carro sono saliti in tanti". Da ancora un po’ fastidio questa cosa? "Si, perché prima del 2006, pur avendo dimostrato qualcosa, ci qualificammo con una giornata d’anticipo, in amichevole battemmo l’Olanda, la Germania. Era una nazionale composta da grandissimo giocatori, quasi tutti a livello internazionale avevano lasciato il segno, ma nessuno ci credeva, nessuno ci dava per favoriti, ci metteva tra le big. Il calcio, a volte, è bello anche per questo, perché ti dà, comunque, la possibilità di rifarti".