Dall'Italia alla Russia, tra Mosca ed Elista. Dario Passoni, ex centrocampista di Livorno e Chievo,  racconta a calciomercato.com  la sua avventura in un campionato che, nel 2003, in pochi conoscevano.

Perchè hai scelto la Russia?
Nel dicembre 2002 mi è arrivata la proposta di Igor Shalimov, che conoscevo dai tempi della Primavera dell'Inter. Mi voleva all'Uralan Elista, di cui era l'allenatore. Ci ho pensato un pò e, visto che al termine della stagione ero in scadenza con il Chievo, alla fine ho accettato di provare una nuova avventura.

Con te è partito un altro italiano, Alessandro Dal Canto.
Si, siamo stati i primi italiani a giocare in Russia, in un campionato che nel 2003 era completamente diverso da quello attuale. Si sapeva poco, anche i media non lo conoscevano. Dopo di noi sono arrivati i vari Pelizzoli, Spalletti, Rosina, Bocchetti e Criscito anche perchè il calcio russo in otto anni è cresciuto e cambiato molto.

Com'è vivere ad Elista?
E' una città nel deserto dove non c'è nulla. In dieci minuti riesci a vedere tutto il centro, c'è davvero poco da fare. Quanto non ti allenavi, i pomeriggi e le serate erano lunghissimi. Passavo il tempo su internet o davanti alla tv a vedere qualche canale italiano o il telegiornale. Fortunatamente con me c'era Dal Canto e ci facevamo compagnia. Era ovviamente diverso vivere a Mosca, a 1400 km di distanza, dove a volte passavamo anche una settimana, perchè molte delle squadre della prima divisione giocano nella capitale russa. Mosca è come Milano o Roma: è una grande città che offre tutto ed è piena di italiani.

Hai notato differenze di allenamenti con l'Italia?
No, perchè Shalimov ha giocato tanto nel nostro campionato e ha preso le nostre abitudini. Avevamo un preparatore italiano e le sedute erano molto simili alle nostre. Rispetto a noi italiani, i giocatori russi amano molto fare la sauna, anche il giorno prima della partita. C'è in tutti gli stadi.

Loro sono abituati così, anche con l'alimentazione: ho visto dei compagni mangiare cotoletta e patatine prima di giocare.

Te la sei cavata con cibo e clima?
Non mi posso lamentare. A Mosca c'era ampia scelta, c'erano ristoranti di tutti i tipi, molti dei quali italiani. Avevo l'imbarazzo della scelta. C'era un posto in centro che faceva dell'ottima carne, che noi chiedevano di servire senza le solite salsine che i russi tanti amano. Ad Elista non c'era ovviamente tutta questa varietà, ma trovavo anche la pasta, che Shalimov faceva arrivare. Il clima? Il campionato si gioca da aprile ad inizio novembre, il freddo vero c'è da ottobre, ma non ho mai sofferto veramente né a Mosca né ad Elista. Il vento è fastidioso, ma dopo un pò di abitui.

Un bilancio della tua avventura?
E' stata un'esperienza unica dal punto di vista umano, che mi ha insegnato molto. Ho conosciuto una cultura diversa e visto posti splendidi.

Come vedi il Livorno, con il quale hai giocato dal 2004 al 2007, e il Padova di Dal Canto?
Al Livorno sono legato, credo che lotterà fino alla fine per salire in serie A. E' una mina vagante, ha un buon gruppo, in più c'è Barone che ha alzato il tasso di qualità. Il Padova? Non sono sorpreso dall'ottimo lavoro che sta facendo Alessandro, anche se per qualcuno è andato oltre le previsioni. Ha sempre avuto la stoffa per fare l'allenatore. Il suo Padova ha una rosa ampia, credo che possa tornare in serie A da subito.

Chi vince il campionato?
Sono tifoso dell'Inter, ma spero che sia il Napoli del mio ex tecnico Mazzarri, che ho avuto a Livorno, a vincere.