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Un italiano con la valigia. A calciomercato.com Valentino Lai, 27enne centrocampista centrale italiano con passaporto svedese, ci racconta tutte le tappe della sua carriera, tra Italia, Svezia, Cipro e Danimarca.

Nato in Italia, ma cresciuto calcisticamente in Svezia.
Sono nato a Cagliari, mi sono trasferito in Svezia quando ero bambino. Ho iniziato a giocare a calcio a 12 anni, prima nelle giovanili del FBK Balkan, poi al Malmoe, ma il grande passo verso il calcio che conta l'ho fatto in Italia. Quando avevo 15 anni ero in Sardegna in vacanza con mio papà, che è sardo, e ho partecipato a un torneo giovanile con la Villacidrese. Lì sono stato notato dagli osservatori del Venezia che poi mi hanno seguito e visionato in videocassetta. L'anno successivo mi hanno portato in Italia, per giocare con la Primavera.

Il Venezia non è stata l'unica squadra italiana con cui hai giocato.
Sono stato in Veneto solo un anno, poi Zamparini (che era proprietario del Venezia ndr) ha comprato il Palermo e mi ha portato con lui. In Sicilia ho giocato una stagione, prevalentemente con la Primavera, mentre nelle esperienze in prestito a Salerno e Trieste, ho spesso giocato anche con la prima squadra, in serie B.

Perchè hai deciso di tornare in Svezia?
L'ho fatto perchè avevo nostalgia di casa, dei miei amici. Sono italiano, ma sono cresciuto in Svezia e lì avevo e ho tuttora i miei affetti. In Italia mi sentivo solo ecco perchè, pur avendo ancora due anni di contratto con il Palermo, scelsi di tornare Landskronam, con il quale ho partecipato sia alla prima che alla seconda divisione svedese.  Nel 2007 ho ricevuto una proposta del Vejle, club danese e ho scelto di provare una nuova avventura, in un paese vicino alla Svezia, sia geograficamente, sia a livello di modi di vita.

Il tuo destino, però, è quello di avere sempre la valigia pronta
E' vero. L'anno scorso ho giocato sei mesi in prestito all'Apollon Limassol, a Cipro e quest'anno ho firmato un contratto fino a fine anno con il Viborg, club di seconda divisione danese. Mi ha convinto un mio ex allenatore al Vejle, ma a fine anno potrei cambiare ancora.

In undici anni, ha giocato in quattro nazioni e in nove squadre diverse. Quali sono le grandi differenze?
In Italia il calcio è preso molto sul serio e c'è grande qualità, anche nelle serie minori. In Svezia e Danimarca ci sono quelle due-tre squadre forti, le altre sono allo stesso livello, medio-basso. Rispetto all'Italia, nei campionati del nord Europa gli allenamenti sono molto fisici, con tanta palestra e tanta corsa. Si cura poco la parte tattica. Nelle partite si gioca molto con il lancio lungo, io sono un centrocampista centrale, per questo a volte sono penalizzato. A Cipro lo stile di gioco è simile a quello italiano, ma gli allenamenti sono molto più rilassati, meno intensi e sempre con il pallone. E per il gran caldo a volte le sedute erano alle 7 di mattina!

Hai un rimpianto?
Quello di avere lasciato troppo presto l'Italia. Ho scelto di tornare in Svezia perchè volevo giocare per l'under 21 svedese, ma professionalmente è stato un autogol, una scelta sbagliata. Mi piacerebbe tornare in Italia, ma so che a questo punto della mia carriera, è molto difficile.