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E sono otto in campionato. Otto successi uno di fila all'altro. Liverpool che non perdona e mette in fila pure il Leicester che di questi tempi è squadra di tutto rispetto e lo dimostra. Però quanta fatica per i Reds e quante emozioni  in questo match risolto soltanto su rigore e addirittura al quinto minuto di recupero del secondo tempo. Era la prima contro la terza della Premier questa partita. Ma era anche Klopp contro Rodgers. Il tedesco contro l'irlandese che proprio su quella panchina l'aveva preceduto e che è anche il suo "landlord", il suo padrone di casa. Insomma, all'Anfield, al di là di quanto già non suggerisca la classifica, l'una di fronte all'altra due tra le formazioni più in forma della Premier: il Liverpool che sino ad oggi non ha lasciato nulla agli avversari confermandosi padrone del pallone inglese e il Leicester, uscito da stagioni buie e tornato a lucidare giustificatissime speranze ed ambizioni. Anche se, ad essere onesti, per un tempo fa una gran fatica ad onorare la sua idea di giocarsi la partita a testa alta, con lo sguardo sempre avanti per provare a sfruttare quello che negli ultimi tempi sembra per i Rossi il più grande dei difetti: l'affidabilità e la compattezza della sua difesa.

Fa fatica, il Leicester, perché il Liverpool la sua prima trincea la scava molto avanti; perché il suo pressing lo porta già feroce al limite dell'area di Schmeichel complicando agli avversari ogni "uscita", ogni tentativo di cominciare una giocata pulita e ragionata. "Teniamo il pallone lontano da Adrian", sembra questo l'ordine di Klopp ai suoi giovanotti. Ma poi c'è dell’altro. C’è che il Liverpool ha una faciltà di recupero e palleggio che non danno dubbi: se c'è una squadra che può fare gol da un momento all'altro, ebbene, questa è il Liverpool. Anche se tutto quel gran lavoro dalla trequarti in su, tutta quella frenesia sulle fasce di Alexander-Arnold e Milner a destra e Wijnaldun dall'altra parte, quasi mai diventa suggerimento chiaro e giusto per il trio meraviglia che c'è là davanti. Insomma, non è che il Leicester, pur sgobbando e sbuffando poi rischi chissà quanto. Tant'è che nella prima mezz'ora le uniche due cose da tenere a mente sono un destro di Milner (13') due spanne sopra la traversa e un cross di Alexander (33') sul quale Firmino arriva con la punta della scarpa. Che ovviamente è troppo poco per una deviazione di successo.

Comunque sia, quella del Liverpool è una bella mezz'ora e poco più di buon calcio e grande corsa. Ma anche di bella fatica. Infatti vorrebbe tirare un momento il fiato, la squadra di Klopp. Ma è un lusso che non si può concedere. Perché appena molla un poco, c'è l'occupazione degli spazi da parte del Leicester. Che guadagna metri e prende anche coraggio. Che guadagna tiri, organizza qualche pericolosa mischia davanti ad Adrian e poi (38') con Soyuncu (forse in fuorigioco) chiama il portiere di Klopp ad una gran parata. Si sveglia, la squadra di Rodgers. Danno pensieri Barnes da una parte e Maddison dall'altra, ma per attaccare ed alzare la difesa sino a centrocampo, inevitabilmente il Leicester deve lasciare spazi e profondità a chi gli sta di fronte. E proprio in uno di quei "buchi" s'infila Manè. Evans (40') sbaglia il tempo del contrasto e il senegalese (valore di mercato 120 milioni) vola e poi castiga Schmeichel in inutile e disperata uscita. Signori, questo è il Liverpool e questo è l'Anfield. E poco, pochissimo manca che prima del riposo non rifaccia gol Manè invitato da Firmino a un destro facile facile, ma alla fine troppo moscio per essere vincente.

Quando si ricomincia, la partita un poco cambia. Non ha più niente da difendere il Leicester e allora il match diventa più aperto, più giocato da tutte e due le parti. Eppure, è ancora il Liverpool ad essere assai più velenoso. Infatti, ci prova subito Salah (46') ma Schmeichel d’istinto e di posizione devìa; poi è Manè (56') che sfiora il palo, infine è il terzo signore dell'attacco, Firmino, (64') a danzare in area col pallone e poi ad incrociare appena appena fuori.
S'allunga il Leicester e rischia. S'allunga il Liverpool e rischia pure lui. Come accade (66') quando Barnes arriva al faccia a faccia con Adrian, ma si fa fregare il pallone dal portiere. Poi tenta Praet (73') ma spedisce palla a poco dal palo, infine ci prova Rodgers, sì, il coach, che tira via proprio l'ex della Samp e manda in campo Perez spostando al centro Maddison. Ebbene, manco passano cinque minuti che proprio Perez trova Maddison al limite dell'area e il trequartista tuttofare fa un brutto scherzo ad Adrian, a Klopp e a tutto l'Anfield. A dieci minuti dalla fine arriva il pari.

Colpa del Liverpool in verità troppo sprecone, ma merito anche del Leicester, squadra di gioco e di carattere. Squadra, insomma, che non s'arrende mai e che stavolta se la giocherà per tornare in Champions. Ma… ma il calcio è anche il mondo dell'imprevedibilità, delle sorprese. E, infatti, in pieno recupero, a uno o due minuti dalla fine, Albrighton (entrato per Barnes in avvio di secondo tempo), affannato e scomposto, aggancia il piede di Manè ed è rigore. Il Var conferma e Milner trasforma. E' il due a uno. E' il gol dei tre punti. Dell'ottavo successo di fila in campionato. Per il Liverpool undici partite in tutta la stagione e una sconfitta solo. In Champions. A Napoli.