I miracoli non si ripetono e, dunque, per me la Roma si ferma alla semifinale di Champions League. E' vero che, in pura teoria, si qualificherebbe battendo il Liverpool al ritorno per 3-0, ma la squadra di Klopp non è il Barcellona: è nettamente più forte e la Roma se ne è accorta, visto che al  68', a ventidue minuti dalla fine, era sotto per 5-0. Non un risultato, ma una slavina. 

Due gol e un assist di Salah, due gol e un assist di Firmino, una rete spuria di Mané, il meno brillante dei tre davanti, perché si è mangiato almeno un paio di gol (si era sullo 0-0), esattamente come Wijnaldum (subentrato al 15' del primo tempo a Oxlade Chamberlain) che ha sprecato il sesto, nell'azione successiva alla marcatura di Dzeko. 

I romanisti e i loro numerosi seguaci - sul web le adesioni apparentemente sincere di juventini, interisti e milanisti - cullano la speranza della rimonta rimembrando un'altra notte da sogno, teorizzano che la qualificazione è ancora aperta, si aggrappano agli ultimi dieci minuti per ipotizzare una partita diversa fin dall'inizio. 

Il punto è che il Liverpool nell'ultimo quarto d'ora aveva mollato. Sia per il risultato, che non ammetteva repliche, sia perché per un'ora e dieci è andato a doppia velocità. Un ritmo che solo una squadra inglese assatanata sa imporre e mantenere, una velocità inverosimile, un pressing continuo e a tutto campo. 

Il Liverpool non è sembrata una squadra, ma un esercito di opliti che si muove con tempismo e puntualità, che rigioca palla profonda e può far male in molte maniere: con il fraseggio stretto, con la ripartenza in campo aperto, con il contropiede e perfino con il rilancio. 

La Roma non ne è uscita distrutta solo nel risultato, ma anche nel confronto fisico-atletico. Poche le palle veramente giocabili, pochissimi i contrasti vinti, unica (e casuale) la possibilità di far gol. E' accaduto al 18', quando Kolarov ha lasciato partire un sinistro velenoso che lo scarsissimo Karius (possibile che Mignolet sia peggio di lui?) ha deviato in modo goffo sulla traversa. Sarebbe potuto essere il vantaggio, ma non so se avremmo visto un’altra partita. 

Quella fatta dal Liverpool è stata perfetta dal 28', prima grande occasione per Mané, all’80', un minuto prima del gol di Dzeko. In mezzo cinque gol con Salah autentico gigante e una serie di fughe negli spazi che hanno mortificato Juan Jesus e messo in difficoltà tutta la retroguardia romanista.

Perché penso che il Liverpool sia più forte del Barcellona? Prima di tutto perché ha eliminato di netto il mio favorito, cioé il Manchester City, la squadra appena laureatasi campione d'Inghilterra, vincendo sia in casa (3-0), sia fuori (2-1). Poi perché, al contrario di qualsiasi formazione latina, abbina la tecnica alla forza, la velocità alla tattica. C'è molto della squadra britannica e altrettanto di un calcio tedesco "meticciato" che Klopp aveva già proposto al Borussia Dortmund. 

Il Liverpool attacca sempre e, però, non lo fa mai scriteriatamente. Anzi, sotto la linea della palla, ha sempre sei e anche sette uomini. A Roma non verrà per gestire il vantaggio - come fece stolidamente il Barcellona -, ma per aggredire e ripartire, conquistare palla e lanciarla in profondità, dove Salah e Firmino sono parsi imprendibili. 

Naturalmente nemmeno il Liverpool è imbattibile (è terzo nella Premier) e anche Klopp si può contenere. Mi aspettavo che Di Francesco togliesse all'attacco dei Reds la profondità, l'operazione che riesce meglio a questi inglesi. Invece, non solo la difesa giallorossa è stata spesso troppo alta, ma anche il centrocampo è stato tritato dalla voracità di Henderson, Milner e Wijnaldum. 

Tuttavia, in fondo a una partita che è sembrata un incubo, due squilli dicono che la Roma ha ancora qualcosa da dire. Difficilmente il Liverpool manterrà gli stessi ritmi all'Olimpico e una difesa costantemente sotto pressione qualcosa può sempre regalare. In questo senso il gol di Dzeko (assist di Nainggolan) e il rigore di Perotti (provocato sempre da Nainggolan) offrono un pertugio. Non molto di più, però la luce, anche se fioca, filtra.