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"Lo paghiamo ma non ha fatto nulla". Le intercettazioni sul caso Juventus che in pillole vengono pubblicate dai media fanno emergere un vasto sistema parallelo, in cui il denaro vero e quello virtuale scorrono senza argini. E questo flusso passa anche attraverso gli agenti, che in questo caso come in molti altri sono qualcosa di più che semplici intermediari o professionisti al servizio dei calciatori.

Perché diventano dei referenti per le società nel compimento di manovre borderline, costruiscono rapporti promiscui con dirigenti di riferimento, impiantano piccoli feudi nei settori giovanili come in quelli senior. E, come al solito, ribadiamo che non bisogna cadere nella tentazione di generalizzare, e che non è la figura dell'agente in sé a portare effetti deleteri nel mondo del calcio, ma che piuttosto dipende sempre dalle condotte individuali e dalle situazioni di promiscuità che vengono a crearsi.

Di questo andazzo la Juventus, che indipendentemente da ogni considerazione rimane la società leader del calcio italiano, è una fedele rappresentazione. Gli agenti i cui nomi sono finiti nelle intercettazioni hanno incassato denari anche per operazioni in cui hanno fatto praticamente nulla, per ammissione degli stessi dirigenti juventini intercettati dagli inquirenti. Ma allora perché corrispondere loro questi denari? E perché azzardare operazioni che, come fatto intendere dal direttore sportivo Federico Cherubini nel corso di una conversazione captata, per una società quotata in Borsa sarebbero doppiamente rischiose?
A questi interrogativi dovrebbero rispondere i dirigenti della Juventus, anche perché gli agenti i cui nomi figurano nell'inchiesta non risultano indagati. Tutto il rischio è dunque sulle spalle della società bianconera e dei suoi dirigenti responsabili, sospettati dalla Procura torinese di avere costruito “elementi passivi fittizi”, cioè false fatturazioni per il pagamento degli agenti. Accusa pesante che andrà suffragata in tribunale e rispetto alla quale vale la presunzione d'innocenza.

E tuttavia, ribadiamo, rimane il peso di quelle parole pronunciate a più riprese da esponenti di ogni ordine e grado della dirigenza juventina. Dal presidente che lamenta di l'inopportunità di pagare l'agente perché il rinnovo del contratto col calciatore lo aveva praticamente firmato lui senza che l'agente minimamente intervenisse, al responsabile del settore finanziario che lamenta la facilità con cui vengono liquidati 300mila euro per commissioni raffrontata alla difficoltà che serve per portarli in cassa.

È l'ennesimo pezzo di economia grigia del calcio che noi di Calciomercato.com denunciamo da tempo. E rispetto a questo specifico segmento di economia grigia continuiamo a chiedere la totale trasparenza nel pagamento delle commissioni: chi paga a chi, quando e quanto, per quale prestazione e su quale nazionalità del conto bancario. Informazioni che dovrebbero essere rese note non soltanto agli azionisti ma anche ai tifosi e all'opinione pubblica. C'è stato un momento in cui pareva che la Figc aprisse a questa possibilità, anziché pubblicare ogni anno soltanto la cifra totale spesa da ciascun club per intermediazioni e l'analitico delle transazioni con gli agenti ma senza specificare le cifre. Stiamo ancora aspettando, intanto che il calcio italiano passa da uno scandalo all'altro.