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Il giramondo sta per tornare. West Bromwich Albion in principio, poi Siviglia, Olympiakos e Malaga da calciatore; di nuovo l'Andalusia biancorossa, alla quale hanno fatto seguito la Londra del West Ham e la Manchester, sponda City, da allenatore. Enzo Maresca all'estero ha costruito la propria fortuna, la propria carriera, emigrando da giovanissimo nel West Midlands per farsi notare e per sentirsi calciatore vero, guadagnandosi il ritorno a casa dalla porta principale, venendo acquistato dalla Juventus. Poi, sempre lontano dalla sua terra, sono arrivati i trionfi più belli, con le due Coppe Uefa vinte a Siviglia, la Supercoppe europea del 2006 e la Coppa del Re nel 2007, con conseguente Supercoppa di Spagna. Tutto alzato al cielo da protagonista. Lui che protagonista vuole esserlo anche in panchina. 

IL NUOVO PARMA - Enzo Maresca è pronto a tornare in Italia per risollevare l'ambizioso e giovane (spesso le cose vanno di pari passo) Parma di Kyle Krause, il presidente americano, amante del vino (ha acquisto due importanti aziende vinicole) che sta rivoluzionando il club: Mauro Pederzoli nuovo direttore sportivo, Massimiliano Notari nuovo responsabile dell'Area Scouting e Filippo Galli nuovo responsabile dell'area metodologica. A tutto questo, a breve, andrà aggiunto Enzo Maresca nuovo allenatore, intuizione di Javier Ribalta, nuovo coordinatore dell'area sport, pronto a firmare un contratto della durata massima di 3 anni. E 3 anni sono, solitamente, quelli giusti per la nascita di un qualcosa di speciale

DA ASCOLI A MANCHESTER - Nella storia del Manchester City, con la vittoria del campionato Under 23 mai vinto prima, Enzo Maresca sarà alla sua seconda esperienza in Italia in panchina, anche se nel corso della prima era spalleggiato da Fulvio Fiorin ad Ascoli. Le cose non andarono bene, proprio come non andavano bene quando da calciatore non debuttava mai col Cagliari in prima squadra. Sotto il sole della Sardegna decise di andare in Inghilterra, tra le contestazioni dei tifosi di Ascoli decise di andarsene in Spagna. I bianconeri, abituati, all'epoca, al calcio di Aglietti, un calcio da Serie B, non perché minore ma perché ritenuto 'più adatto' alla categoria, fatto di lotta e di governo, mal sopportarono il possesso, la costruzione dal basso, lo scambio continuo di posizioni dei centrocampisti, terzini come esterni offensivi e l'aggressione alta in cui Maresca credeva. E crede tutt'ora

LA FORMAZIONE - A Siviglia come collaboratore tecnico di Vincenzo Montella poi, lì dove da calciatore ha scritto la storia, poi la chiamata dell'Ingegnere, Manuel Pellegrini, che lo aveva avuto con sé a Malaga, che se lo porta a Londra, sponda West Ham. Fu proprio il cileno, che sfiorò la finale di Champions col Villarreal da allenatore, inciampando su un rigore sbagliato da Juan Roman Riquelme contro l'Arsenal, a dirgli che, una volta smesso, avrebbe fatto l'allenatore. Così è stato, così è, così sarà, con Enzo Maresca che quando appese gli scarpini al chiodo la prima cosa che fece, come raccontato in una recente intervista a Sky Sport, fu quella di andare mezza giornata a casa di Arrigo Sacchi: "Fu una tappa fondamentale della mia vita". Così come lo è stata Manchester. 
GUARDIOLA - Lui coi giovani, Pep Guardiola coi più grandi. Orari di allenamento diversi, così da poter studiare meglio chi, tra una manciata di giorni, si giocherà la vittoria della terza Champions League della sua carriera da allenatore. Il primo incontro ci fu in un Barcellona-Malaga, quando Pep allenava ed Enzo giocava, col primo che raccontò al secondo dei tempi di Brescia con Mazzone e Baggio. Pellegrini, Sacchi, Guardiola: le tre figure di riferimento per Enzo Maresca, con le quali crescere, dalle quali prendere ispirazione, attraverso le quali trovare la propria strada. 

LE IDEE - Non legato tanto ai moduli, Maresca, il ragazzo che faceva le corna del toro al Toro, crede nei principi. Il suo, coi giovani del City, era un 4-2-3-1 iniziale ma che mutava in un 4-3-3 e che abbracciava anche la difesa in a 3 alzando i due terzini. Quindi no moduli, sì idee. Per un allenatore che vuole dettare i tempi di gioco, esprimere la sua indole offensiva, recitare da protagonista, prendendo l'iniziativa e non subendo. E i numeri col City parlano chiaro: miglior attacco con 79 gol fatti (il secondo, il Manchester United, ne ha fatti 21 in meno...), con Liam Delap, centravanti classe 2003, autore di 24 reti, seguito da Cole Palmer, trequartista del 2002, che ne ha realizzate 13, top scorer dei giovani Citizens; e miglior difesa, con 30 gol subiti, vicendo il campionato con 14 punti di vantaggio sul Chelsea, mettendo insieme 17 vittorie in 24 partite, con 5 pareggi e 2 sole sconfitte. Calcio offensivo sì, ma non solo, pronto, ovviamente, a elaborare le contromosse, non andando a sbattere contro un muro con le proprie idee. Come uno scacchista. 

CALCIO E SCACCHI - Degli scacchi, Maresca, se n'è innamorato in Spagna: sfide, corsi, libri letti, mosse e contromosse, capire e anticipare l'avversario. Allenatore di pedoni, cavalli, re e regine, insomma, tanto che gli scacchi, poi, li ha portati tra le sacre mura di Coverciano, con la sua tesi: Calcio e scacchi, per l'appunto. "​Ci sono molte affinità. Le più importanti: il gioco posizionale e le strategie. Per un tecnico è importante possedere la mentalità dello scacchista: elaborare un piano, studiare le contromosse, scegliere la disposizione delle pedine". Il giramondo sta per tornare. Con una valigia piena di idee e di esperienze. Dove troverà spazio, sicuramente, una scacchiera.

@AngeTaglieri88