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Il rapporto tra una squadra di calcio e il suo stadio è, da sempre, un qualcosa di indissolubile, uno dei segni distintivi di un club, un simbolo nel quale i tifosi si identificano. Tutto ciò assume una valenza ancora maggiore in Inghilterra, dove gli impianti di proprietà sono da anni il fiore all'occhiello (oltre che enorme fonte di incasso) delle società di Oltremanica. Terreni di gioco che hanno fascino, storia, che diventano motivi di vanto per i tifosi, i quali provano un attaccamento e un amore viscerale per la loro casa: emblematico il caso di Londra dove, all'interno di una sola città, vivono numerose fedi calcistiche che si dividono il territorio e alimentano le rivalità sportive più intense, dall'Arsenal al Chelsea, dal Tottenham al West Ham, giusto per citarne qualcuna. Ma cosa fare quando, per motivi economici o di restyling, bisogna lasciare la propria casa?
LA GUERRA DEGLI STADI - Emblematico il caso dell'Arsenal, che nel 2006 abbandonò il vecchio e storico Highbury per passare al moderno e capiente Emirates Stadium, un gioiello tecnologico a poche centinaia di metri dal vecchio impianto. Sulla scia dei Gunners si è mosso il West Ham, che disputerà quest'anno la sua ultima stagione nel mitico Upton Park, storica casa degli Hammers, per trasferirsi nel nuovo Olympic Stadium. Ma ecco arrivare la notizia che sta facendo sobbalzare i supporters di East London: il Tottenham, che deve cercare una nuova casa dal 2017 in previsione dei lavori di ampliamento e ristrutturazione di White Hart Lane, avrebbe chiesto la disponibilità di Upton Park per disputare le proprie gare casalinghe. Un'onta per il West Ham, ancor di più per i suoi attaccatissimi tifosi. La reazione degli Hammers non si è fatta attendere: il vice presidente Karen Brady, infatti, ha ribadito che esiste un accordo secondo il quale nessun altro club può giocare ad Upton Park senza il permesso del West Ham, pertanto "questo esclude categoricamente che qualsiasi squadra di calcio, tra cui il Tottenham, possa utilizzare il terreno per giocare le proprie partite casalinghe a meno che il consiglio del West Ham non dia loro il permesso di farlo". La prima scelta del Tottenham, inizialmente, era ricaduta su Wembley, ma il presidente degli Spurs Daniel Levy ha confermato che il Chelsea, anch'esso pronto a far partire i lavori di ammodernamento di Stamford Bridge, ha già proposto un contratto di affitto di quattro anni per trasformare lo stadio nazionale inglese nella propria casa temporanea, il che ridurrebbe e di molto le chance del Tottenham di poterci giocare. Gli Spurs sarebbero pronti a dividere lo stadio con i Blues, ma gli ultimi eventi stanno spingendo la dirigenza a guardarsi intorno, prendendo in considerazione l'ipotesi Upton Park, anche per via dei dubbi sulla data della demolizione dello stadio per far spazio a nuove unità abitative. Il piano di emergenza in casa Spurs sarebbe quello di approdare momentaneamente all'MK Stadium, casa degli MK Dons, a Mylton Keynes, cittadina a più di 50 miglia da Londra. Si prevedono polemiche a non finire nei prossimi mesi, con club e tifosi pronti a lottare per il proprio tempio.