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Roberto Mancini non ha paura e vuole che questa sera, contro la sua Italia, a Monaco di Baviera, il Belgio ce li abbia tutti: Kevin De Bruyne, Eden Hazard e altri nove, il meglio che il c.t. Martinez possa ragionevolmente schierare. Mancini ha ragione anche perché ha capito che il suo collega c.t. sta facendo pretattica sperando, forse, che gli azzurri abbocchino e si preparino ad una partita senza i due big. In realtà il calcio di tutto il mondo ha abbandonato questo modello arcaico da almeno quarant’anni e l’Italia attuale è l’ultima squadra del pianeta che pensa di trarre vantaggio dall’assenza di due titolari. E’ quasi certo che il tasso tecnico del Belgio si abbasserebbe, ma non incoraggerebbe Mancini a giocare - faccio un esempio - con un altro sistema di gioco o - faccio un altro esempio - rinunciando al principio dell’iniziativa.
 
CHIELLINI O ACERBI? - Casomai il c.t. deve decidere - anche se ha già deciso - con chi cominciare. Giorgio Chiellini, capitano di intelligenza e umiltà assolute, prima dell’ultimo allenamento ha detto che sta bene e si sente a disposizione, ma che sarà il mister a scegliere perché Acerbi, il suo sostituto, ha giocato una grande partita contro l’Austria e nessuno, in questa nazionale, ha il posto assicurato. Quindi Chiellini o Acerbi per arginare, insieme a Bonucci, lo spauracchio Lukaku, un monumento di sangue e carne, un calciatore potente e possente, ma anche molto tecnico, uno su cui montare una guardia spietata, fisico contro fisico. Lo conoscono e lo conosciamo, ma proprio per questo non bisogna concedergli neanche mezzo metro e, se possibile, sarebbe importante farlo girare il meno possibile. Sugli esterni Di Lorenzo e Spinazzola perché Florenzi non è ancora pronto e perché c’è bisogno di spinta, quindi di gamba. Il “parigino” deve ritrovare un minimo di condizione.
 
A CENTROCAMPO - Secondo me e secondo la maggioranza degli osservatori presenti a Coverciano, tutti confermati: Jorginho centrale, Barella e Verratti ai lati. Dal punto di vista delle incursioni siamo penalizzati, ma il palleggio ne guadagna e il Belgio è una squadra che, come la nostra, vuole tener palla. Chi più ce l’ha, più la gioca. Questo è il discrimine della partita.
 
LA STAFFETTA BERARDI-CHIESA - L’unico dubbio vero resiste davanti. Il c.t. ha grande stima e considerazione di Berardi, ma Chiesa visto contro l’Austria è esplosivo. Date le caratteristiche dell’uno (Berardi rientra, gioca palla con i centrocampisti, viene dentro il campo per stringere o, all’improvviso, riallargarsi) terrei l’altro (Chiesa attacca di più la profondità ed è fenomenale se trova spazi davanti a sé) per inserirlo a partita in corso, come Pessina. Però Mancini non crede ad un Belgio chiuso a doppia mandata come l’Austria e vorace solo nel colpire e per questo è tentato da Chiesa subito. Io, però, controbatto con una considerazione: Berardi crea gli spazi, Chiesa vi butta dentro la sua corsa. Nel secondo tempo, ad avversario stanco, dovrebbero essercene di più.
 
SENSAZIONI - Dopo la faticosa e fortunata qualificazione agli ottavi (non avessero annullato il gol di Arnautovic sono convinto che avremmo perso entro il 90’), abbiamo imparato che sofferenza e costanza sono due elementi imprescindibili di questi tornei. Con o senza De Bruyne e Eden Hazard, il Belgio resta più forte di noi, altrimenti non sarebbe primo nel ranking Fifa. Tuttavia non ha ancora vinto niente di importante e il peso del pronostico potrebbe gravargli sulle spalle. A maggior ragione in uno stadio pieno che avrà la netta predominanza dell’azzurro. Il pubblico non gioca, ma aiuta. Non eravamo più abituati a sentirne il boato. Sarà tutta benzina per farci dare di più. Come andrà? Dico Belgio, vedo Italia.