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Si è chiuso con una sentenza iniqua il processo nei confronti di Lotito. Per una volta la giustizia sportiva accusata di avere tempi troppo lunghi, è stata velocissima (ma che strano...): due mesi di inibizione e 30mila euro di ammenda per il presidente della Lazio colpevole di aver accusato di estorsione Petrucci e il Coni in relazione al debito (poi saldato) da due milioni di euro per continuare a usufruire dell'Olimpico. La Lazio inoltre pagherà la cifra altri 50mila euro di multa, un record per situazioni di questo tipo. Insomma c'è il sospetto serio che si volesse far fuori Lotito dal consiglio federale e di Lega in un passaggio decisivo per il mondo del calcio. Non potrà prendere parte alla riunione fissata giovedì (guarda caso…) in Federazione per parlare dei ripescaggi ma anche del contratto collettivo e quella stabilita (sempre ieri) in Lega dove si discuterà della divisione dei diritti televisivi. Palazzi ha aiutato il 'Palazzo': ingiustizia è fatta.

L'avvocato Gentile prepara il ricorso in secondo grado sempre alla Figc (sentenza prima di Ferragosto) poi se volesse potrebbe presentarsi all'Alta Corte del Coni. Il paradosso prevede che sia lo stesso ente sportivo a emettere l'ultimo giudizio su Lotito colpevole di aver insultato il Coni. Verrebbe da ridere oppure da piangere, come volete voi. Per carità, la frase colorita di Lotito era meritevole di una punizione, ma non si nota la stessa velocità di giudizio per altri presidenti della serie A. De Laurentiis può dire in televisione 'siete tutti delle m...' riferito ad Abete, Beretta & Co. senza che arrivi il deferimento in pochi giorni come accaduto per il numero uno della Lazio. Che avrà pure a volta dei metodi troppo 'diretti' ma almeno ha il coraggio di portare avanti delle idee. Già, l'idea, questa sconosciuta nel mondo del calcio che perferisce affidarsi sempre ai soliti noti.

(Il Tempo)