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L'attaccante dell'Inter, Romelu Lukaku, ha concesso una lunghissima intervista nel corso della giornata di oggi ai microfoni della Rtbf. Ecco i passaggi più salienti raccolti da FcIN

IL COVID E IL LOCKDOWN - “Rimanevo sempre in casa, perché non si sapeva cosa potesse succedere. Molte persone hanno perso i loro familiari, è stato un momento molto difficile per tutto il mondo. Lo è stato anche per me, perché non ci si poteva vedere in sicurezza, non ci si poteva parlare. Ero a casa, usavo tapis roulant e bicicletta. Mentalmente è stata molto dura, la cosa più importante per me era uscire da questo periodo magari imparando qualcosa di nuovo. Ho letto tanti libri, ho frequentato anche i corsi di allenatore della Federcalcio belga per i nazionali. È stato comunque un momento poco piacevole, la distanza tra me, mia madre, mio figlio e i miei fratelli.. È stato difficile, non ci si parlava sempre, non ci si vedeva, era diverso dal solito. Quando abbiamo avuto l’autorizzazione dal club a lasciare casa e rivederci è stata una bella cosa. Comunque, penso che come famiglia siamo usciti più forti da questa situazione”.

ADRIANO - “Qualche settimana fa ho parlato in live su Instagram con Adriano. Quando giocava all’Inter era il mio idolo, però a quei tempi non avevamo la televisione a casa e andavo da un mio parente a Bruxelles per vedere su Youtube cosa faceva. Per me è stata un’emozione parlare con lui perché mi ha fatto ricordare quei momenti, è stato un attimo molto emozionante”.

INCOMPRESO - “Io incompreso del calcio? Sì, ma io non voglio apparire così. Ci metto molta determinazione in quello che faccio, specie nel calcio perché il calcio come può darti tutto velocemente può anche toglierti tutto velocemente. Mi dicevo sempre che non ci fossero cose che non potessi fare, ho speso tante energie dentro di me per trovare la volontà di diventare più forte. Si deve fare così se si vuole sopravvivere nel calcio dei professionisti, i giovani devono capire che c’è sempre competizione. Se i ragazzi vogliono diventare professionisti, devono avere la forza e la volontà di diventare più forti ogni giorno”.

MIGLIORARE - “Non mi sento arrivato, penso che ci sia sempre un altro livello da raggiungere. Cristiano Ronaldo, ad esempio, è un giocatore che ogni anno punta a diventare sempre più forte. Anche gente come Karim Benzema e Robert Lewandowski dimostrano di voler diventare più forti ogni anno. Questa è anche la mia motivazione, bisogna trovare sempre certe cose per diventare più forte".

SCUDETTO - "Quest’anno con l’Inter siamo arrivati secondi in campionato e abbiamo perso la finale di Europa League, dopo quello che ho successo avevo già le motivazioni per trovare il nuovo stage da superare. Io penso che sia il collettivo la cosa che mi motiva principalmente. Penso che abbiamo la squadra per poter realizzare ottime cose. Poi, bisogna provarlo sul campo. Abbiamo chiuso bene la scorsa stagione, penso che le nostre performance difensive siano diventate più solide. Abbiamo fatto il possibile per vincere ogni partita, penso che questo possa aiutarci per far bene quest’anno. Poi vedremo. Diventare campioni d’Italia? L’obiettivo è quello. Vedremo”.
MILANO E LA SERIE A - “Sono contento di vivere a Milano. C’è sempre qualcosa da fare, non solo shopping anche se mia madre mi fa venire mal di testa con questa cosa. La gente è calorosa e ama il calcio, più degli inglesi. Hanno la passione: se le cose vanno bene e vedono che i giocatori danno tutto in campo, allora il rispetto è per la vita. Ma se le cose non vanno bene, bisogna prepararsi perché può essere spiacevole… Ma io ringrazio di vivere una situazione simile, viverla è il top. Mi trovo davvero bene, la gente è gentile e io sono felice di avere fatto questa scelta”.

RESTARE - “Sono contento, non lo nego. La stagione vissuta con l’Inter è andata molto bene, però in questa nuova stagione la gente si attende molto di più da me. Sta a me portare sul campo lo stesso lavoro che ho fatto l’anno scorso”.

Che libri hai letto?
“Quello di Marco Van Basten, devo finire quello di Wesley Sneijder e ho letto anche quello di Kobe Bryant. Li ritengo utili per capire i trucchi che fanno crescere un campione. Voglio dare tutto nella mia carriera, perché quando finisco col calcio voglio guardarmi e dire che ho dato tutto. Poi vorrò vivere coi miei figli sapendo di aver dato tutto e che tutti i miei cari stiano bene”.

Sulla sua conoscenza delle lingue rivela un aneddoto.
"Quando sono arrivato in Italia, chiedevo allo staff di parlare in italiano ma loro mi rispondevano in inglese. Quando abbiamo guadagnato confidenza, però, hanno iniziato a parlare in italiano. La cosa più importante è sapersi esprimere, se non avessi parlato italiano sarebbe stato difficile parlare coi miei compagni italiani. Non potevo esprimermi coi giusti per dire quello che volevo, parlare le lingue e sentirmi a mio agio è per me importante". 

Lukaku può vincere il Pallone d'oro?
"Per me è difficile esprimermi sui premi individuali, vincere con la squadra penso sia la vera ambizione per un calciatore. Poi vincere premi individuali va bene, ma è il collettivo che mi interessa".

Saresti pronto a lasciare la Nazionale in caso di vittoria all'Europeo o al Mondiale 2022?
"Daremo tutto per entrambi, sperando che la nuova generazione possa arrivare presto. Ci sono giocatori come Dimata, Vanheusden, Doku, che devono essere pronti a capire dove sono. Sarebbe un bene se la nuova generazione riuscisse ad arrivare e iniziare a battersi per la Nazionale maggiore. L'obiettivo è provare a vincere qualcosa".