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Il calcio è meraviglioso anche perché vive di ere, sempre segnate da calciatori che diventano icone di un momento destinato a rimanere impresso per sempre. In queste anse temporali si inseriscono gli uomini derby, giocatori che più di altri sanno mantenere il sangue freddo quando attorno sale la pressione. Mestiere che riesce benissimo a Romelu Lukaku, che quando vede il Milan si accende con una continuità impressionante. Cinque derby giocati, cinque gol segnati. Uno a partita, per mettere le cose in chiaro e rinfrescare la memoria a chi invece qualche volta vorrebbe dimenticare. Oggi il belga è per i milanisti ciò che un tempo Shevchenko (l’ucraino ha segnato 14 gol nei derby, nessuno ha fatto meglio di lui) fu per gli interisti: uno spauracchio sempre vigile, velenoso in ogni spicchio di campo e pronto a pungere mortalmente l’avversario. 
L’Inter ha trovato il suo Sheva, sia chiaro, il parallelo è confinato ai derby. Ma intanto Lukaku ha superato l’ex rossonero in una particolare statistica, ad oggi è lo straniero che ha segnato più gol in trasferta alla sua prima stagione in Serie A. Godono gli interisti, temono i milanisti. Terremoti storici e conseguenti riassestamenti, ere che cambiano e si affermano. In un anno e mezzo trascorso a Milano, Lukaku è già entrato nella storia della stracittadina meneghina, appagando gli auspici di Conte, che alla vigilia della sfida contro il Milan gli aveva virtualmente allungato un microfono: “Se manderei Lukaku a Sanremo? C’è da cantare domani a San Siro”. Romelu ha esibito l’acuto, il microfono è diventato un megafono e oggi lui è un capopopolo. Nei derby comanda sempre Lukaku.