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Due campioni utili in modo diverso, ma in questo preciso momento storico all’Inter non converrebbe scambiare Lukaku con Ronaldo. Il belga incarna la filosofia di Conte, quella del si vince giocando l’un per l’altro. Il portoghese, arrivato a 36 anni, appare invece incompatibile a certi principi, perché alla sua età, per proseguire a certi livelli, diventa anche  importante sapersi dosare. Ed è proprio questa la prima, sostanziale, differenza tra Ronaldo e Lukaku: il portoghese è uno stoccatore, uno che fa valere il suo status e gioca in una squadra che corre per lui; il belga è in prima linea sul fronte di battaglia, accanto ai propri compagni. Segna e fa segnare, ma è anche il fulcro del gioco per novanta minuti. Quello che tiene palla e fa a sportellate per premiare gli inserimenti di Hakimi, Barella, Lautaro o chiunque si butti dentro. Ma anche quello che va da solo travolgendo tutti se trova spazi invitanti. Lukaku non si risparmia e Conte non lo toglie mai dal campo. 
 
 
Sarebbe difficile immaginare l’Inter di Conte senza Lukaku e l’esercizio sarebbe ancora più complesso provando ad immaginarla con Ronaldo. Se non altro per l’idiosincrasia del tecnico salentino verso uno stile di gioco che poco gli si addice. Quest’Inter non potrebbe permettersi Ronaldo in campo, sembra paradossale ma è così. O almeno non per 90 minuti, tempo che il portoghese pretende invece di avere. Lukaku è fondamentale per l’Inter, probabilmente più di quanto Ronaldo lo sia per la Juve. Insieme, invece, avrebbero un senso diverso e proprio per questo motivo Paratici aveva provato a strapparlo ai nerazzurri all’ultimo tornante, offrendo allo United Dybala come pedina di scambio. L’argentino rifiutò e Lukaku era in parola con Conte, un incastro che oggi rende felici i nerazzurri.