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Una società piccola sogna il salto di categoria senza grande clamore ma con un mister carismatico come Davide Nicola. Classe 73’, difensore destro, Nicola inizia la sua carriera di calciatore nel Genoa. Nel grifone gioca tanti anni e diventa la bandiera ed il cuore pulsante del tifo rossoblù. I suoi maggiori successi li ottiene fra Genoa e Torino ma la sua carriera ha avuto sussulti anche a Terni e Siena, terminando al Lumezzane. Nel 2010 inizia ad allenare la squadra bresciana desideroso di crescere ancora. Noto per il suo grande temperamento, un motorino inesauribile, un gran lottatore e un combattente nato. Ma la sua grande virtù è l’umiltà e la possibilità di mettersi in gioco.

Mister Nicola, Lei è stato un giocatore importante in una piazza calda come Genova: come si trova ad allenare in una società con pochi spettatori?

“La mia società è una realtà piccola ma in linea con la maggior parte delle piazze della Lega Pro tranne qualche eccezione. La cosa importante è avere le giuste motivazioni personali e lavorare in un ambiente costruttivo ed istruttivo. L’ambiente piccolo deve essere uno stimolo in più per farti apprezzare e portare sempre maggior gente allo stadio”.

 

In squadra ha un mix di giocatori esperti come Giosa, Diana, Gasparetto ed un gruppo di giovani. Il centrocampo è ricco di giovani under 20. Il segreto?

“ Le motivazioni individuali. I giovani devono apprendere, devono lavorare per mettersi in mostra per poter fare carriera, devono avere l’ardore agonistico. Gli anziani devono confermare il proprio valore e supportare i giovani nella crescita professionale”.

 

Se potesse, quale giovane segnalerebbe ad una big?

“Baraye, Sevieri, Faroni, Bradaschia. Tanti giovani con grandi motivazioni e voglia di apprendere. Pronti per il salto di categoria con prospettiva di crescita enormi”.

 

Taranto, Ternana hanno mister giovani e si trovano nelle prime posizioni. Anche lei è giovane e si trova a ridosso della zona play-off. Si sta invertendo la tendenza?

“Credo che la mentalità sia cambiata. I giocatori giovani spesso non vengono lanciati ma gli allenatori si. In serie A o B c’è remora per far giocare i giocatori giovani. Un allenatore giovane può emergere se ci mette passione, se sa adattarsi al contesto, la differenza sta nell’umiltà, e nella passione”.

 

Cosa si aspetta da questo campionato?

“Il massimo possibile. Ho letto una frase di Rocco in un libro: basta che guardi i giocatori come giocano così sono nella vita. Io sono una persona che nella mia vita ho dato tutto me stesso come calciatore e come uomo: entusiasmo e passione, ardore e massimo impegno”.

 

Ogni mister all’inizio di carriera ha un sogno nel cassetto. Il suo?

“Diventare un grande allenatore. Far giocare le mie squadre il miglior calcio possibile. Con umiltà sempre. Voglio arrivare sapendo di imparare. Non si finisce mai di imparare.”

 

In serie A ci sono tanti mister esonerati. Crede ci possa essere spazio per giovani mister come lei? “Mangia rappresenta l’emblema delle nuove leve. Ogni allenatore ha la sua professionalità e deve essere un uomo capace di saper gestire un gruppo, di dare le motivazioni giuste. Deve essere anche uno psicologo, credere nel gruppo e capace di ambientarsi in qualsiasi realtà si alleni.”

Il suo mentore?

“Farei uno sgarbo a qualcuno. Ne ho avuti tanti: Simoni, Reja, Delio Rossi, Beretta, Bolchi. Ma anche a livello giovanile ho avuto mister molto bravi. Gigi Simoni sapeva gestire il gruppo, era competente e dava serenità.”

Si lavora bene in provincia?

“Anche se la pressione è meno pubblica rispetto a piazze più blasonate, non è facile lavorare. Qui si lavora sulle motivazioni, sul dare sempre ogni giorno un qualcosa in più ai giocatori per farli sentire importanti e dare di più rispetto a piazze importanti.”

Quale squadra le piacerebbe allenare?

“Qualsiasi squadra che abbia blasone e dove possa lasciare un segno. Genoa e Toro sono squadre che mi metterebbero una voglia ed un entusiasmo incredibile per la tifoseria, la grande storia. Per me sarebbe una sfida.”

Mister, perché un Presidente dovrebbe puntare su di Lei?

“Perché ho passione, voglia di crescere, di emergere, per l’impegno e la dedizione. Per l’umiltà che ci metto nel mio lavoro. Perché il presidente non si deve preoccupare di chi mi mette a disposizione. Cerco di tirar fuori il meglio da ogni giocatore. Il calciatore deve sentirsi importante, parte integrante di un gruppo. La passione con il quale ho giocato cerco di trasmetterla ai miei. Voglio che siano leoni in campo e diano tutto”.

In serie A non ci sono veri big alla Totti o Del piero. Secondo lei la lega pro potrebbe essere un esperimento per far crescere i giovani dei vivai così da poter lanciare un giovane campione?

“Lo è già. Il problema è che non vengono tanto valorizzati e lanciati. Il giovane ha bisogno di tempo per ambientarsi e, se arriva in serie A o B dalla Lega Pro, e magari alla prima partita sbaglia, viene etichettato e non riceve le giuste attenzioni. Invece bisogna avere pazienza e coraggio nel dare la possibilità di crescere e dare fiducia.”

 

Un mister giovane, un grande motivatore, un conoscitore del panorama calcistico con una propensione nell’affermarsi. Il tecnico Nicola, aspira quindi a una carriera ad alti livelli imparando dalla gavetta, adattandosi all’ambiente, lavorando con il materiale umano che dispone. E dimostra un grande attaccamento alla società.

Bisogna conoscerlo, vedere come lavora sul campo per comprendere fino in fondo chi è mister Nicola: un uomo capace di trasmettere grandi motivazioni ai suoi, che mette al centro il gruppo, creando un ambiente sempre amalgamato.

Una sua virtù è “conoscermi per capire chi sono”. Il suo motto è "voglio arrivare sapendo di imparare”. Il tecnico dimostra così la sua filosofia di vita come uomo e come professionista. Un lottatore e un gran faticatore perché è solo con il lavoro e la dedizione che si ottengono risultati.

E anche se si arriva alla meta non bisogna fermarsi ma imparare sempre. Chissà il Lumezzane dove arriverà, ma una cosa è certa: è guidata da un vero guerriero