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Se si guarda semplicemente al rapporto tra partite giocate e gol segnati il girone di andata consegna al Torino un goleador diverso, rispetto agli ultimi anni. Con i suoi cinque gol in 16 presenze Alessandro Sgrigna può ritenersi primus inter pares nel confronto, peraltro, non con un gruppo di giocatori ma con un solo altro compagno di squadra: Rolando Bianchi, stesso numero di reti ma spalmate su tre partite in più.

NESSUNO COME QUEI 2 - Questi sono dettagli, in realtà, i due attaccanti possono davvero andare a braccetto con nel cuore la medesima soddisfazione. Nessuno di granata vestito ha segnato come loro, per quanto il conto dei gol non sia particolarmente eccelso. E nessuno può attribuirsi altrettanti punti. Bianchi, per dire, ha segnato in cinque partite diverse terminate tutte con la vittoria del Torino, con uno o più gol di distacco sugli avversari: contro Ascoli, Vicenza, Sampdoria, Verona e Juve Stabia. Sgrigna ha cofirmato i successi su Varese, Verona e Pescara (doppietta), dopo la rete nell'1-1 col Cittadella. Da Bianchi si attende un centro dal 15 ottobre, tre mesi fa: non a caso il Torino nella seconda parte del girone di andata ha considerevolmente abbassato la media punti a partita. L'ultima apparizione di Sgrigna nel tabellino dei marcatori è ben più recente, 10 dicembre. Dall'ex vicentino ci si aspetta anche altro, adesso: una scossa, non necessariamente un altro gol decisivo. Ma una scossa sì, per l'appunto. 
 
I MURI AVVERSARI - Contro l’AlbinoLeffe il Torino si è infilato progressivamente in un imbuto, mostrando scarsa capacità di penetrazione, fantasia ridotta, ritmo lento, rari cambi di ritmo. Le occasioni sono arrivate ugualmente, ma con il contagocce. I granata, anche comprensibilmente, fanno fatica ad aprire l'ostrica di un risultato, quando davanti non hanno Zeman bensì allenatori capaci di armare moduli iperprotettivi: eventualmente anche con l'aggiunta di uno schermo tra difesa e centrocampo e il passaggio al 4-1-4-1 (l'ultimo esempio l'ha fornito proprio l'AlbinoLeffe di Fortunato). Ciò che è mancato sabato scorso è stata anche l'iniezione di fantasia sulle fasce e sulla trequarti, a parte le sporadiche progressioni di Verdi e i lampi anche sottoporta di Antenucci. Pochi giocatori nel Torino sono in grado di ballare tra le linee, sparigliare le carte altrui, offrire pochi punti di riferimento ai difensori avversari, disegnare il dribbling e l'assist o trovare autonomamente la porta. Uno di costoro è sicuramente Sgrigna, il cui limite principale, peraltro, gambizza troppo spesso le sue qualità tecniche: la discontinuità, un marchio di fabbrica che l'ex vicentino non riusciva a levarsi di dosso anche un anno fa con Lerda.
 
(Tuttosport - Edizione Locale)