Un immortale per la storia del Milan, dell'Italia e del calcio mondiale, ma anche una macchia eterna per una parte del tifo milanista, una di quelle capaci di cancellare anche il ricordo dei 90mila al Camp Nou nel 1989. Parliamo di Paolo Maldini, uno dei difensori più forti della storia – per alcuni il più forte in assoluto – un icona del calcio italiano, che ha vinto tutto e spesso con il Milan e che con l'Italia ha sfiorato un Mondiale (1994) e un Europeo (2000). Maldini è stato una colonna portante non solo del Milan, ma di tutto il movimento calcistico italiano, in un periodo in cui noi eravamo veramente l'ombelico del mondo per questo sport. Le sgroppate sulla fascia, i tackle perfetti e puliti, la straripante fisicità, i recuperi prodigiosi e la brutale potenza della sua falcata, uniti a un carisma che si manifestava non tanto a parole ma a suon di gesti atletici, sono delle immagini che resteranno per sempre scolpite nella memoria di quelle generazioni che hanno avuto la fortuna di vederlo. 

Si signori! Perché un difensore così, non esiste più non solo nel nostro panorama nazionale (con tutto il rispetto per i vari Barzagli, Bonucci e Chiellini), ma neanche a livello mondiale, e chi ha provato a paragonarlo a Sergio Ramos, non si rende conto che ammesso e non concesso che i due siano allo stesso livello, di sicuro la bellezza e l'eleganza calcistica di Paolo, Sergio la guarda col binocolo. E' un vero peccato non vederlo giocare ai giorni nostri, vien da chiedersi infatti come lo avrebbero affrontato i due mostri sacri Cristiano e Messi, che probabilmente avrebbero trovato pane per i loro denti; Paolo infatti è uno dei pochi giocatori che avrebbe potuto giocare anche nel calcio attuale. Andatevi a rivedere su YouTube i suoi duelli contro Ronaldo: Maldini è stato uno dei pochissimi se non l'unico in grado di tenere testa a quell'alieno che era il Fenomeno, laddove invece altri due miti della difesa azzurra come Nesta e Cannavaro patirono letteralmente le pene dell'inferno, e in qualche caso rimediarono anche delle figuracce. 

Maldini era il difensore perfetto, perché a un fisico da corazziere come quello di Nesta, univa la velocità e la reattività di Cannavaro, il tutto però con un istinto animale che gli permetteva di non rimanere mai spiazzato da alcun tipo di giocata avversaria, semplicemente perché a livello mentale era pronto a tutto. Certo, ebbe la fortuna di farsi le ossa nel campionato più difficile di tutti i tempi e soprattutto si allenava ogni settimana in una squadra unica e irripetibile come il Milan vincente del trentennio Berlusconiano, a contatto con dei mostri sacri come Van Basten, Gullit, Savicevic, Boban, Weah, Shevcenko e tanti altri ancora. Fuori dal campo era schivo e riservato, ma dotato di un carattere forte e spigoloso, non fatevi ingannare da quello sguardo ceruleo e da quella voce gentile, quando c'era da rispondere rispondeva e non aveva paura dei faccia e faccia. Memorabile uno con Casiraghi dopo uno scontro di gioco durante la partita della prima edizione del Trofeo Berlusconi nel lontano 1991, dove a momenti l'attaccante bianconero venne letteralmente sollevato da terra per il collo, e dire che Pierluigi era pure uno grosso. Oppure quella volta che di ritorno dalla disgraziatissima finale persa contro il Liverpool nel 2005, beccò un gruppo di tifosi che lo criticarono per la prestazione, e neanche li si tirò indietro rispondendo a muso duro. 
Probabilmente fu proprio in quell'occasione che tra lui e una parte della tifoseria rossonera, si creò una frattura, che poi si materializzò in tutta la sua bruttezza il 24 maggio del 2009, giorno della sua ultima partita a San Siro persa contro la Roma per 2-3. Dove a fine gara, saltarono alcuni dei cerimoniali del suo passo d'addio, a causa dei fischi che uno spicchio della Curva Sud gli riservò, esponendo oltretutto uno striscione rossonero con su scritto: "Grazie capitano sul campo campione infinito, ma hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito", e come se non bastasse a fianco un altro striscione con il nome di Baresi e sotto il numero 6, un messaggio che in quel giorno risultò non solo inopportuno, ma che avvelenò il clima della festa visto che poi Paolo andò su tutte le furie rifiutandosi persino di ritirare il piatto d'argento che alla fine del giro il presidente Berlusconi avrebbe dovuto consegnargli al centro del campo. Un comportamento che da alcuni fu criticato, ma che invece era semplicemente la manifestazione emotiva dell'animo di una persona integra, sensibile e orgogliosa, che si sentì ingiustamente ferita, e reagì andandosene anzitempo negli spogliatoi, lasciando un profondo senso di amarezza in quegli oltre 70mila che erano andati solo per lui e che si videro rovinata la festa da una ventina di idioti che rinfacciarono al loro capitano il modo in cui li aveva trattati, e cioè per quello che erano...degli idioti appunto. 

@Dragomironero