14
Storia di pionieri, storia di un football che non c'è più quella che vede come protagonista, all'alba del novecento, Umberto Malvano juventino della primissima ora che si trova a vincere un campionato con la maglia rossonera del Milan.

FONDATORE DELLA JUVE - Tra i fondatori della Juventus. Sul finire del 1897 Umberto Malvano all'età di 13 anni è tra i fondatori della Juventus assieme ai suoi amici di scuola. Volevano dare un nome alla compagnia che già da alcuni mesi era solita darsi battaglia rincorrendo un pallone alla barra di Piazza d'Armi e tra tanti nomi più o meno plausibili uno trovò l'accordo se non di tutti, almeno dei più: Juventus! A dirla tutta Malvano è tra quelli che ci crede di più a questo sogno che si avvera, ed è anche tra i più abili nel giocare la palla. Nelle, spesso, incomplete formazioni dell'epoca che a fatica sono giunte sino a noi lo troviamo comunque titolare nella Juventus, là all'ala sinistra – se così si può dire -, ed è discreto fromboliere, riuscendo a segnare con una certa continuità in tutti i campionati. 

Stefano Bedeschi è attualmente il più importante storico e ricercatore di storie juventine, ed è lui che riprende uno stralcio di una splendida intervista che Caminiti attorno alla metà degli anni'60 fa a Malvano. Parlano – e cantano – un po' di tutto, soprattutto l'ormai anziano pioniere racconta di come si allenavano, agli inizi di quel sogno, agli inizi del novecento:
“Triangolazioni perfette assolute rasoterra al centro o alla mezzala. Facevamo gli allenamenti al Motovelodromo mettendo le sedie come ostacoli. Una specie di slalom col pallone. Era utilissimo. Ogni giorno, finito lo studio o il lavoro, andavamo a correre un’ora a Piazza d’Armi… Avevamo un fiato che non finiva mai…”.

MILITARE - Chiamata alle armi. Malvano è un giocatore più che discreto per i suoi tempi, un pezzo fondamentale della Juventus che a passi veloci cerca di contrastare lo strapotere del Genoa. Però, come per tutti, la Patria pretende l'adempimento al dovere militare e anche il ventunenne Malvano deve andare sotto le armi a prestare il servizio di leva che all'epoca, prima delle riforme del 1907 e 1908 era di quattro anni. Viene assegnato al Genio, a Pavia e di tornare ogni domenica a Torino per tirar calci ad una palla non se ne parla proprio. Così deve, a malincuore, lasciare i suoi compagni e – ironia della sorte – non potrà festeggiare il primo storico titolo di campione d'Italia che la Juventus vincerà nel 1905.

DALLA JUVE AL MILAN - Un trasferimento che fa discutere. Ovviamente in quei primi anni di football in Italia di calciomercato non se ne vede traccia. Le squadre erano composte interamente da giocatori residenti nella città di appartenenza e se qualche spostamento avveniva, era esclusivamente per ragioni non legate al calcio. Malvano dal 1905 è militare a Pavia e proprio durante i primi mesi di naja viene avvicinato da un dirigente del Milan che gli propone di giocare con i colori rossoneri. La proposta è di quelle forti: il Milan propone a lui, uno dei fondatori della Juventus, di abbandonare i bianconeri e di giocare per un'altra squadra! Lo juventino ci pensa un po', ma l'età e la voglia di giocare hanno il sopravvento e alla fine Malvano accetta la proposta dei rossoneri e dal 1905 diventa un giocatore del Milan! L'esordio in un torneo ufficiale è datato 9 aprile 1905 quando sul campo di Ponte Carrega a Genova il Milan, battendo 1-0 l'Andrea Doria, riesce a impossessarsi per la prima volta dell'ambitissima Palla Dapples, forse il trofeo più prestigioso dell'epoca pionieristica italiana del football, ancor più del campionato stesso.
CONTESTATO A TORINO - Le contestazioni. L'anno successivo Malvano gioca ancora per il Milan e domenica 11 marzo, per la prima volta da quando se ne è andato, si reca con la sua nuova squadra a Torino per giocare contro la Juventus. Non è la prima volta che incrocia i suoi ex compagni, già nel tardo autunno del 1905 aveva incontrato e sconfitto in un paio di partite valide per la Palla Dapples la Juventus, a Milano, ma questa è la prima volta che Malvano gioca da avversario a casa sua. Il pubblico si fa sentire eccome ed esterna tutto il proprio risentimento nei confronti di Malvano, considerato come un traditore. Per tutta la durata dell'incontro il ragazzo viene fischiato ed insultato tanto da condizionarne la prestazione in campo. E' lo stesso Malvano, a distanza di cinquantanni, a raccontarlo a Caminiti:
“Non può immaginare quello che provai… Più di un’emozione… Io ero un forte giocatore, quella volta non valevo niente… Si giocò quella partita del 1906 che poteva garantire lo scudetto al Milan al campo del Velodromo… Sbagliai un goal tutto solo davanti a Durante per l’emozione… Mi tremavano le gambe… I compagni mi accusarono di averlo fatto apposta…”.

Ma non è ancora finita. Domenica 22 aprile è previsto il ritorno a Milano e in quella partita Malvano non gioca. Non si conoscono bene i motivi dell'assenza e lui certo non aiuta a far luce sul mistero. Alcuni sostengono che non abbia voluto partecipare ancora scosso dalle contestazioni ricevute, fatto è che la partita di ritorno contro la “sua” Juventus Malvano non la gioca. Vince il Milan, raggiunge in testa alla classifica la Juventus e si rende necessario uno spareggio. Neanche in quella successiva partita Malvano sarà in campo.

Finito il servizio militare Malvano ritornerà a giocare per la Juventus sino alla Prima guerra mondiale, successivamente uscirà progressivamente dal mondo del calcio ma resterà sempre un grandissimo tifoso della squadra che da ragazzino aveva contribuito a creare.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)