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Capisco la semplificazione dei titoli (li ho fatti per anni e ancora ne farò), ma dire che Jorginho salva l'Italia, ancorché su rigore, mi sembra un'esagerazione. 
Primo, perché il calciatore del Chelsea, se è vero che ha trasformato dagli undici metri, è stato, con un suo doppio errore, anche il responsabile diretto del vantaggio della Polonia. 
Secondo, perché alla prima partita di Nations League non stavamo ancora rischiando, come peraltro è possibile, la serie B tra le Nazionali europee. 

Piuttosto trovo adeguato l’1-1 tra Italia e Polonia, un tempo a testa: loro più pericolosi nel numero di occasioni, noi più padroni della palla (il possesso) e del campo (l’occupazione). 
Il problema è stato cosa fare dell’una e come stare nell’altro. I difensori, ma soprattutto i centrocampisti, hanno sbagliato troppi disimpegni (le cosiddette uscite palla al piede o con fraseggi stretti), gli attaccanti, ma soprattutto uno (Balotelli), si sono mossi poco o male. 

Che cosa significa male? Facciamo un esempio elementare: a Mario, il c.t. Mancini ha chiesto spesso la profondità, cioè il movimento ad allungare la squadra avversaria. Balotelli, invece, faceva il contrario, ovvero veniva incontro forse con la speranza che tagliassero gli esterni (Bernardeschi e Insigne sempre molto larghi) o si inserisse una delle due mezzeali (Gagliardini e Pellegrini troppo statici). 
Così, fino a quando non sono entrati Belotti (61’ per Balotelli) e Chiesa (70’ per Insigne) l’Italia ha creato e tirato poco (due volte con Bernardeschi e una con Insigne). 

Mancini, alla fine, non ha bocciato nessuno (anzi, ha avuto parole di elogio per tutti), eppure la sostituzione all’intervallo di Pellegrini con Bonaventura sa di delusione. Il centrocampista della Roma ha cominciato bene, poi si è perso in un confronto molto podistico e poco adatto alle sue caratteristiche. Con il milanista in campo, la palla ha viaggiato più spedita e anche in verticale. 
Balotelli - l’avevo scritto alla vigilia - dovrebbe perdere qualche chilo. E’ lento, macchinoso e, nell’uno contro uno, molto prevedibile. E poi ha giocato troppo poco (77 minuti) nel campionato francese per poterlo considerare titolare in azzurro. Aveva finito la poca benzina che aveva ben prima dell’ora di gioco. 

La Polonia ha messo in difficoltà l’Italia con una partita sotto la linea della palla (4-4-1-1 a linee ravvicinatissime) e ripartenze in campo quasi aperto. Ad agevolarla ulteriormente i palloni persi dagli azzurri a ridosso dell’area di rigore. 
Quando è accaduto a Gagliardini (6’), Donnarumma è stato bravissimo a chiudere su Zielinski (tiro a colpo sicuro su assist di Lewandoski). 
Quando è successo a Jorginho (40’), forse messo in difficoltà da Bernardeschi, il nostro portiere non ha potuto fare nulla: cross ancora di Lewandoski e conclusione al volo sempre di Zielinski.
Tra la prima occasione e il gol del vantaggio, Donnarumma aveva trovato il modo di volare ancora (27’) per una conclusione di Krychowiak. 
Ben lungi dall’essere in balìa dell’avversario, l’Italia ha stentato nella fase di impostazione (Jorginho ha sprecato palloni molto facili da gestire) e nell’attività degli esterni di difesa.
Si è visto che Zappacosta finora ha fatto zero presenze nel Chelsea.
Si vede che Biraghi, sostituto in extremis del non recuperato Criscito, era un debuttante (troppi cross privi di pericolosità).

Lo scarto c’è stato con i cambi (bravo Mancini), anche se io avrei azzardato Benassi (ma due debuttanti forse sarebbero stati troppi) e con un po’ di fortuna. 
E’ vero, infatti, che nel secondo tempo l’Italia ha giocato quasi costantemente nella metà campo avversaria, ma sono convinto che senza l’intervento scomposto di Blaszczykowski su Chiesa difficilmente avremmo pareggiato. 

Nella circostanza (75’) è stato fondamentale Belotti che, prima ha azzannato un pallone vagante, e poi ha servito Chiesa. Federico, figlio di Enrico, ha grande forza, gamba, coraggio ed entusiasmo. Insigne è più tecnico, lui più concreto. Non salta l’uomo per accarezzare la palla (come il napoletano). Se lo salta tira, senza pensarci un attimo. 

Con Mancini, l’Italia non è ancora ripartita. Forse, e sottolineo forse, ha smesso di affondare anche se - l’ho detto all’inizio - scampare la retrocessione in Europa B sarebbe già un traguardo. 
Lunedì si va in Portogallo, per fortuna senza Cristiano Ronaldo, e vedremo se ci sarà qualche progresso o se, in attesa di meglio, dovremo continuare a soffrire.