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La notizia non può essere che l’Italia semi-sperimentale di Firenze ha battuto l’Estonia per 4-0 nell’amichevole che precede la sfida decisiva di Nations League di domenica con la Polonia. Ma, piuttosto, che Vincenzo Grifo ha segnato una doppietta (un gol su rigore), che Bernardeschi ha giocato un primo tempo decente e realizzato il secondo gol, che Orsolini, neo entrato, si è procurato un altro rigore e lo ha trasformato con freddezza. Detto tutto questo, ai giornalisti di una certa età (ai quali appartengo) non sarà certo dispiaciuto constatare che i dioscuri, come li aveva definiti Gianni Brera, il Castore e il Polluce del calcio italiano, Gianluca Vialli e Roberto Mancini, ieri sera hanno diretto insieme la Nazionale degli esordienti (ben cinque nel corso dei novanta minuti). 

Intendiamoci, per l’assenza di Mancini, il c.t. era Alberigo Evani, detto Chicco e secondo ufficiale di Roberto. Ma dietro di lui agiva, su input telefonico di Mancini, proprio Gianluca ora capo delegazione azzurro, ma allenatore a tutti gli effetti visto che in carriera, e proprio all’inizio quando Mancini ancora giocava, ha conquistato una Coppa delle Coppe con il Chelsea. Da casa, causa Covid, il c.t. dava istruzioni e impartiva i cambi e Vialli riferiva a Evani che provvedeva. Ora, contro l’Estonia, numero 109 del mondo, tutto è andato bene e i punti che ci servivano per risalire il ranking sono arrivati facilmente. Ma per domenica, contro la Polonia, a Reggio Emilia, bisognerà ripassare la lezioni e i compiti della panchina per non perdere nemmeno un istante di tempo prezioso.
C’è sempre la possibilità che Mancini guarisca o meglio che, essendo asintomatico, torni ad essere negativo a tempo di record. Ma verosimilmente il c.t. titolare potrebbe essere presente per la trasferta in Bosnia, ultima tappa di un percorso che ci porterà alla finale a quattro della Nations League, proprio in Italia, solo se avremo battuto la Polonia.

Per chi va in campo, si spera nei recuperi e nei ritorni, sempre che le ASL non si mettano di traverso. Perché quella contro l’Estonia è stata forse l’Italia 3, se non quattro, tra tutte quelle possibili se l’organico fosse completo. La vittoria, dunque, assieme alla buona prestazione, va presa per quel che vale. Abbiamo affrontato un avversario sempre battuto (sette volte su sette), ma mai prima di ieri sera gli avevamo inflitto quattro gol di scarto. Abbiamo fatto esordire cinque giocatori (Bastoni, Pessina, Pellegri, Luca Pellegrini e Calabria) e almeno due (Bastoni e Calabria) potrebbero giocarsi le proprie chances anche per l’Europeo. D’Ambrosio (che lo fa anche nell’Inter) e Di Lorenzo (che lo faceva ad inizio di carriera) si sono alternati nel ruolo di centrale di difesa, Emerson Palmieri si è confermato un’alternativa credibile sulla fascia. 
Benissimo Grifo (soprattutto per il primo gol), benino Gagliardini che nel secondo tempo ha giocato da centrale di centrocampo, malino Lasagna (solo un mezzo assist nell’1-0 di Grifo), male Tonali: ha sbagliato troppo e non ha mai comandato il reparto come ci si aspetta da uno come lui.
L’Italia si è schierata con un 4-4-2 più che con un 4-3-3. Bernardeschi a destra e Grifo a sinistra hanno completato il centrocampo (Gagliardini e Tonali), mentre Lasagna e Soriano (non vestiva l’azzurro da cinque anni) hanno agito da prima e seconda punta. Primo gol dopo 14 minuti (l’azione parte da Bastoni, Lasagna stoppa palla per Grifo che conclude a giro sul palo interno), il secondo dopo 27 (Bernardeschi si accentra da destra e di sinistro conclude sul primo palo). In mezzo (21’) anche un’occasione per Lasagna che manca la deviazione di testa su cross di un incoraggiante Bernardeschi (calerà nella ripresa e sarà sostituito da Orsolini).

L’Estonia si vede in due conclusioni di Liivak. Nel primo caso, praticamente un cross, Bastoni devia e la palla colpisce il palo esterno. Nel secondo - già nella ripresa - Sirigu mette in angolo alla grande un altro tiro dell’esterno. I ritmi bassi favoriscono gli estoni che, ben lungi dall’essere pericolosi, non vengono messi alle corde da un’Italia attenta solo a non rischiare le gambe in qualche improvvido contatto. Così, mentre si apre la giostra dei cambi, il punteggio viene arrotondato da due calci di rigore. Il primo (dubbio) se lo procura Gagliardini allargando il piede per essere colpito da un avversario (segna ancora Grifo). Il secondo (netto) lo cagiona Jaervelaid (entrato per Pikk) che stende Orsolini. Il bolognese va sul dischetto e trasforma. 
Il 4-0 è ordinaria amministrazione, ma serve a chiarire che l’Italia c’è sempre. Senza titolari e con molti esordienti, senza Mancini e con Evani umile e serio nel non prendersi la scena. Una squadra vera. In campo e fuori. Ci porterà lontano.