Nonostante qualcuno scriva che l’Italia in Nations League sarà impegnata in due finali per chiudere eventualmente in testa nel girone - contro la Polonia questa domenica sera e contro il Portogallo il 17 novembre a San Siro -, l’unico risultato che interessa è il primo.

Con la vittoria siamo secondi e quindi salvi, con la sconfitta retrocediamo in Europa B, con il pareggio non ci resta che raccogliere almeno un punto con i compagni di Cristiano Ronaldo (lui, comunque, non ci sarà) per lasciare la Polonia all’ultimo posto. Sempre che essa - come penso - venga battuta in Portogallo. 

Il primo posto del gruppo è una pia illusione: abbiamo cinque punti in meno del Portogallo che, appunto, avrà la Polonia in casa e gli azzurri fuori. Per non farcela i lusitani dovrebbero suicidarsi e non mi sembra proprio che ne abbiano voglia, visto come giocano e i gol che realizzano.

Per l’Italia il momento è complicatissimo. Come ha detto Bonucci - e sono completamente d’accordo con lui - dopo l’eliminazione dal Mondiale eravamo al punto zero, adesso è peggio. Ovviamente il difensore non intendeva riferirsi alla Nazionale, ma alla situazione - Federazione in primis - che solo lunedì 22 avrà un presidente (Gabriele Gravina) dopo un estate di commissariamento dagli esiti terrificanti (il caos della B e della C ne è lo specchio fedele).

Roberto Fabbricini, il commissario nominato dal Coni, è - come dice Gravina con molta signorilità - una persona perbene (ci mancherebbe, nessuno lo ha mai messo in dubbio e comunque non è di questo che si intende parlare), ma i danni provocati sono sotto gli occhi di tutti.

Nominare Roberto Mancini nuovo c.t. rientrava tra le decisioni emergenziali, è stato giusto scegliere lui sia per l’ingaggio che per la volontà manifestata, però poi serviva essergli vicino, soprattutto rassicurarlo in un momento in cui la Nazionale ha perso appeal, sostegno, sponsor, spettatori. Mercoledì a Genova ce ne erano dodici mila (con tanti biglietti omaggio) per un incasso di 105 mila euro (una miseria). E in tv la partita è stata vista da poco più di cinque milioni di spettatori di media, uno dei dati più bassi (se non il minimo) della storia azzurra. 
Il rinnovamento tecnico, soprattutto dopo un’epocale esclusione dalla Coppa del mondo, è stato quasi radicale ed è appena cominciato. L’obiettivo della qualificazione all’Europeo è ancora lontano, la ferita del Mondiale sempre aperta, i risultati stentano ad arrivare, i campioni non ci sono ancora. E’ chiaro che in questo scenario l’indifferenza venga abbinata al pessimismo. Sarebbero necessari antidoti e contrappesi per debellare la malattia e invertire la tendenza. Invece il commissariamento è stato come un lungo periodo di sospensione delle cure e degli interventi. Si è chiamato al capezzale un allenatore senza discutere un progetto, ma affidandogli un traguardo, mentre è chiaro a tutti, ormai, che senza la forza della Federazione - che è molto di più di un club - manca la spinta e anche la direzione.
Dal 22 ottobre sarà avviata una fase nuova, ma il tempo non ritorna e questa Nazionale, ancorché non disastrosa, rischia di avvitarsi nella mediocrità, dove l’aveva lasciata - seppure con altri  interpreti, di sicuro più esperti - Gian Piero Ventura

Mancini cerca stabilità e per arrivarci intende proseguire sulla strada tracciata con l’Ucraina, quando, per un’ora, gli azzurri sono apparsi convincenti. Fossi in lui confermerei la stessa squadra, forse con l’unica novità di Giovinco al posto di Insigne. Scrivo questo perché altrimenti non capirei la convocazione dell’ex juventino, considerato che ha 32 anni, si sa cosa può fare, non resta che metterlo in campo. Difficile che possa fare peggio di Immobile, anche se mi piacerebbe essere smentito proprio dal laziale in caso di gol vittoria. Il problema è che, a parte qualche squillo nella Lazio, Immobile in Nazionale delude spesso (purtroppo anche con Ventura). 

L’Italia giocherà certamente con il 4-3-3. Sicuri del posto Donnarumma, Florenzi, Chiellini, Bonucci in difesa (Criscito e Biraghi si giocano la fascia sinistra); a centrocampo: Verratti e Jorginho (ma io a Barella non rinuncerei); davanti: Bernardeschi e Chiesa. Anche se fosse scelto Insigne, alternerei con lui Bernardeschi a centravanti. Lo juventino sente e vede la porta. Fondamentale è che abbia smaltito l’affaticamento che lo aveva costretto a uscire con l’Ucraina. 

In questo momento la Polonia ci è superiore, seppur di poco. Questo non significa che l’Italia vada in campo per qualcosa di meno oneroso della vittoria. Serve per la classifica, serve per il morale. In genere arriva se si gioca con coraggio e qualità e a Genova è successo per poco più di un tempo. I nostri avversari - battuti a domicilio dal Portogallo - hanno un giorno di riposo in meno e, forse, il morale non troppo alto. Piatek, alla sua terza gara in Nazionale, segna ogni volta che tocca la palla, tutto il contrario di quanto capita ai nostri. Tuttavia deve succedere che qualcuno lo fermi.  

Partita per cuori forti perché non è tanto retrocedere che farebbe male, ma la fascia nel sorteggio per il prossimo Europeo (si saprà il 2 dicembre a Dublino). Rischiamo un girone duro e, se va bene, un altro spareggio come quello con la Svezia.
Scacciare la paura per non dover vivere con la paura.