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Roberto Mancini fa le carte al campionato di Serie A. Il ct dell'Italia ha dichiarato in un'intervista al Corriere dello Sport: "Sarri è in grossa difficoltà? Non penso, è comunque in testa al campionato, può entrare nei quarti di Champions anche se è scivolato a Lione, e ha anche la Coppa Italia. Dopo tanti anni di successi, la Juve può anche avere qualche problema. Ma non dipende da Sarri, altrimenti vincerebbe ovunque sempre la stessa squadra". 
 
"La Juve gioca in casa ed è favorita contro l'Inter, ma sarà una partita durissima che può decidere tanto. Non ho certezze. I nerazzurri non possono permettersi di perdere, soprattutto se la Lazio nel frattempo avesse battuto il Bologna. I giochi per lo scudetto non sarebbero chiusi, ci mancherebbe, è ancora lunga, ma per i nerazzurri diventerebbe tosta recuperare l'eventuale distacco nonostante abbiano la partita con la Samp. Rincorrere vuol dire stare sotto pressione, non puoi più sbagliare". 
 
"Cristiano Ronaldo segna in tutte le partite, fa ancora la differenza. E' un bel vantaggio averlo, ma attenzione perché nella Juve ci sono venti fenomeni. Penso a Dybala, per esempio: che campione. L'Inter non è solo Lukaku. Ci sono anche Brozovic, Barella e Lautaro. Lui è un giocatore pazzesco, mi ricorda Tevez: ha qualità e forza fisica, non molla mai, è una punta che ci mette il cuore. Diventerà il numero uno. Eriksen? Un centrocampista completo, davvero bravo. Ma attenzione: non sono sorpreso che Conte lo stia utilizzando con cautela e non so se potrà subito fare la differenza perché viene da un altro mondo, che è la Premier. Al danese servirà del tempo per capire e capirci. L’anno prossimo sarà decisivo". 

"Lazio, occhio al Bologna e, soprattutto, a Mihajlovic. Sinisa è uno tosto in campo e, come avete visto, anche nella vita. Non mollerà facilmente davanti ai suoi vecchi amici. Bravo Simone Inzaghi, la Lazio gioca bene, diverte, vince. Per lui il percorso è stato più facile: cominciare nella sua città, dove è sempre stato un simbolo biancoceleste, rappresenta un bel vantaggio che lui ha sfruttato benissimo. Occhio al futuro: lontano da Roma dovrà combattere con l’ambiente e non solo, che scelga l’Italia o l’estero. L’importante è che non si illuda, ci sono altre difficoltà che non ha ancora conosciuto nel suo nuovo ruolo. Ma è già comunque un grande allenatore". 
"Immobile nella Lazio ha toccato il cielo con un dito e si vede: è felice, segna, corre e combatte. Il gioco biancoceleste lo aiuta tanto: contropiede e corsa faccia alla porta, è diventato micidiale, un trascinatore. Io lo stimo, ma ho costruito l'Italia sul collettivo e non su un solo giocatore. Noi ci schieriamo con tre attaccanti: Ciro deve rincorrere meno la palla e gli avversari, è migliorato tanto dal gol contro la Finlandia in poi. Ha capito come muoversi: io gioco con il centravanti vero, o lui o Belotti, sostenuto da due esterni come Chiesa". 

"L'Italia è fatta, siamo più che pronti per l'Europeo. Voglio provare a vincerlo, ovvio, ma la concorrenza altissima: Germania, Olanda e Spagna, poi ancora Francia e Inghilterra. Ci divertiremo, siamo cresciuti tanto". 
"Zaniolo è un giovane di talento, bisogna prima pensare alla sua salute e alla sua carriera, poi all'Italia. Siamo alla finestra, nessuna forzatura. Se perde gli Europei, ci saranno i Mondiali. Lo stiamo seguendo". 
"Chiellini è un leone, fa parte della storia della Nazionale. Una certezza. Da qui a giugno tornerà al massimo della condizione. Anche con lui non forzerò la mano nelle prossime amichevoli. Valuteremo insieme tutta la situazione".