Commenta per primo

Per il suo temperamento fumantino Mario Balotelli è diventato l'oggetto delle provocazioni degli avversari ma il talento azzurro deve ancora maturare e sapersi controllare: questo il giudizio di Roberto Mancini alla vigilia dell'impegno del Manchester City contro il Norwich. SuperMario torna a disposizione per l'incontro di sabato dopo aver scontato (in Carling Cup contro l'Arsenal) una giornata di squalifica in seguito all'espulsione rimediata contro il Liverpool. Ad Anfield Balotelli era rimasto in campo solo 18', il tempo per rimediare due cartellini gialli che gli erano costati la doccia anzitempo. La terza espulsione dal suo arrivo in Inghilterra, 16 mesi fa. «Mario deve stare più attento ed essere più furbo - il suggerimento di Mancini -. Io non posso farci nulla, è lui che sta in campo. Quando gioca deve pensare solo alla partita, e a nient'altro. Penso però che abbia sbagliato solo in occasione del primo cartellino, poi non avrebbe più dovuto correre altri rischi». Al di là dell'espulsione di Liverpool Balotelli sta disputando un'eccellente stagione, già a segno nove volte. «È più maturo, questo è chiaro - ha aggiunto Mancini -. Ma se Mario fosse rimasto in campo contro il Liverpool avremmo anche potuto vincere. Ora però ci attendono due mesi davvero importanti, giocheremo sempre ogni tre giorni. Sarà fondamentale non avere infortuni». Tra poche settimane Mancini festeggerà i due anni sulla panchina del City, l'occasione per fare un primo bilancio della sua avventura inglese. «Penso che lo sceicco Mansour abbia capito che stiamo lavorando bene. Abbiamo costruito una squadra forte in un anno e mezzo ma dobbiamo continuare a lavorare al massimo. Se vincessimo il campionato per noi sarebbe un risultato incredibile. Ma mancano ancora 25 partite, il vantaggio che abbiamo sul Manchester United (cinque punti, ndr) è buono ma la stagione è ancora lunga. Siamo migliorati molto e soprattutto penso che siamo cresciuti di personalità, vogliamo sempre giocare per vincere, in casa e fuori. Continuiamo però a fare certi errori, è inevitable. Comunque penso che nel giro di due anni possiamo diventare una delle quattro squadre più forti al mondo».