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  • Mancini: 'Vedrei bene Vialli presidente della Samp. Quando andò alla Juve piangevamo tutti'

    Mancini: 'Vedrei bene Vialli presidente della Samp. Quando andò alla Juve piangevamo tutti'

    • Lorenzo Montaldo
    Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Un amore che sul campo aveva fatto le fortune della Sampdoria, e che ora potrebbe rilanciare un connubio vincente anche in Nazionale. La voce dell'ex bomber come capo delegazione della rappresentativa azzurra circola con insistenza, ma al momento Vialli avrebbe preso tempo. Al vaglio c'è anche un'altra possibilità, quella di diventare presidente della Sampdoria.

    Recentemente Vialli è stato insignito del premio Gazzetta 'Il bello del calcio', e proprio al sito internet della 'rosea' l'attuale C.T. della Nazionale Mancini ha affidato un lungo ricordo della sua amicizia con l'indimenticabile numero 9 blucerchiato, con cui ha composto una coppia indimenticabile. La prima domanda dell'intervista riguarda l'arrivo del futuro amico a Genova: ma Mancini temeva per il posto? "Ma sta scherzando? Tra me e lui non c’era partita, io ero troppo più forte" risponde 'Mancio'. "Al tempo giocavo in A da qualche stagione, mentre lui era ancora in B con la Cremonese. Ero il suo idolo (ride, ndr.). Ci conoscevamo già per avere giocato nelle giovanili azzurre dove io, senza sapere che poi sarebbe arrivato davvero a Genova, gli dicevo di venire alla Sampdoria. Mantovani voleva creare una squadra che andasse contro l’establishment del nostro calcio, forte come le migliori". 

    Secondo Mancini Vialli è il miglior centravanti con cui abbia mai condiviso il terreno di gioco: "Come attaccante di sicuro, grazie all’enorme lavoro che ha fatto era davvero completo. Aveva tecnica, era intelligente, fisico e anche furbo. A chi lo potrei paragonare oggi? A nessuno. Per certi versi però mi fa pensare a Bobone (Vieri), che andava via di potenza e che con il lavoro è cresciuto tantissimo"

    Inevitabile anche qualche litigio: "Succedeva spesso, ma mai per motivi gravi. Una volta per esempio abbiamo litigato e non ci siamo parlati una settimana. Ma era una cavolata, una cosa di campo per un pallone non chiamato. Per un po’ ci siamo chiamati per cognome... Poi nella partita seguente gli ho tirato sulla testa e la palla è andata in porta. Quindi abbiamo fatto pace subito...". E dire che insieme hanno anche disegnato una divisa della Sampdoria. "La storia della terza maglia. In Coppa delle Coppe dovevamo affrontare il Grasshoppers, che aveva la maglia biancazzurra. Quindi non potevamo indossare nè la nostra azzurra nè la bianca. Ai tempi ogni giovedì ci trovavamo da Emilio per giocare a carte. Lì nacque l’idea di disegnare la terza maglia rossa. Poi ovviamente in rosso eliminammo gli svizzeri...". 

    Il momento peggiore probabilmente fu l'addio di Vialli, direzione Torino. Un momento che Mancini ricorda così: "Eravamo in un ristorante con altri giocatori. Gianluca ci disse che stava andando da Mantovani perché c’era la possibilità di passare alla Juve. Ci mettemmo a piangere tutti, anche lui. Speravamo che lui o il presidente ci ripensassero , ma poi andarono via 2-3 giocatori e cambiò tutto. Lì per certi versi terminò la mia giovinezza, perché arrivò gente con meno anni di me. Con la morte di Mantovani poi finì la nostra Sampdoria". 
     
    Inevitabile anche una domanda sull'eventualità che Vialli torni a Genova, da presidente della Samp: "Lui ha una grande storia alle spalle, è una persona per bene, conosce tutto di questo mondo. Può fare qualsiasi cosa, quindi lo vedrei anche come presidente della Samp. Oggi continuiamo a sentirci, non abbiamo mai smesso. Anche se non gli ho mai detto che per me lui è sempre stato un esempio. Io credevo di avere le qualità tecniche e che quindi non servisse sacrificarsi. Per le responsabilità che si prendeva, per l’impegno e per la serietà con cui faceva e fa le cose mi è stato di grande aiuto". 
     
    C'è solo un argomento che Vialli e Mancini non hanno mai toccato insieme, ed è quello più delicato di tutti. Ovviamente si tratta del tumore che il bomber sta combattendo: "Non ne abbiamo mai parlato direttamente. Io non avrei avuto la forza di chiederglielo, lui non ha toccato l’argomento e ho rispettato il suo silenzio" conclude Mancini. "L’ho saputo da un suo amico. Quando ci sentiamo è solo per cazzeggiare, ma è sempre in cima ai miei pensieri. Si è ammalato un fratello, ma anche in questa storia Gianluca ha dimostrato la sua forza. Possiamo continuare a cazzeggiare...".

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