Diego aveva toccato il fondo. Gonfio e perennemente stordito. Una pena indicibile. Ne parlavo con Dino Zoff il quale, dall’alto della sua proverbiale saggezza, volle chiudere l’argomento con una riflessione che calava una pietra tombale sulla vicenda Maradona: “È così perché non potrebbe diversamente. Sarebbe come pretendere che Van Gogh oltre alla genialità avesse posseduto anche l’equilibrio”. Di più non restava da dire.

Ieri a Torino si è celebrato il “CR7 day”, presente il protagonista principale del prologo di un romanzo che per la Juventus, per il suo popolo e per l’intero movimento calcistico è sicuramente epocale. È arrivato portando con sé, al momento, solo una piccola parte di coloro i quali compongono la sua “azienda”. Sì perché Il fenomeno Ronaldo nasce, cresce e si alimenta in virtù di un meccanismo quasi “svizzero” in quanto a produzione di immagine e di denaro. Un progetto studiato nei minimi particolari e portato avanti da un “gruppo di famiglia” dove ciascun componente possiede un ruolo preciso.

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