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Morosini e Mancini, due grandi uomini di calcio accomunati da un triste ed inappellabile destino. Ci sono stati portati via, ironia della sorte, entrambi a Pescara, una città che invece nel 2012 ha vissuto un anno al centro del mondo.

"Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no qua non rimborsano mai" canta Ligabue nella sua "Non è tempo per noi": sono state proprio le note di quella canzone peraltro a fare da colonna sonora nel giorno del lungo addio a Piermario. Lui che ha avuto in Luciano l'artista di riferimento, lui che alla "vita da mediano" ha sempre abbinato la semplicità di un ragazzo al quale la vita aveva già tolto tanto, dramma dopo dramma. Eppure la forza che ha dimostrato anche negli ultimi istanti della sua tormentata esistenza è quella che l'ha sempre guidato e fatto amare da tutti coloro che hanno avuto la fortuna d'incrociarlo almeno una volta: che fosse nei dintorni del suo oratorio nel quartiere di Monterosso a Bergamo oppure in una delle città che l'hanno visto protagonista con il pallone tra i piedi.

E poi c'è Franco, un altro numero uno in campo e fuori. E non solo per la maglia che il ruolo imponeva. E' stato il portiere del "Foggia dei miracoli", un'orchestra diretta da maestro Zeman, ovvero colui che poi l'ha voluto sempre con sè nello staff tecnico di tutte le sue squadre. Un legame consolidato con il tempo quello tra il boemo e Mancini che si è spezzato così crudelmente proprio mentre si stava realizzando il sogno comune della massima serie con il Pescara.

Ma che bello pensare a Mario e a Franco così lontani e magari mai così vicini mentre l'uno si piazza tra i pali e l'altro calcia proprio in quella porta, due esempi di sport e di vita da tenere sempre vivi nella mente e nei ricordi di tutti noi.