Poteva il Napoli di Sarri essere al posto dell’Atletico Madrid che ha alzato la pesantissima Europa League dopo aver travolto (3-0) il Marsiglia di Rudi Garcia?

Per me sì. E la convinzione, per quanto opinabile, non l’ho avuta alla fine, ma durante tutta la partita. Il Napoli avrebbe potuto anche sostituire il Marsiglia. Forse non avrebbe perso, meno che mai in maniera tanto fragorosa, di sicuro avrebbe fatto una figura migliore dei francesi.

Sarà perché il Mondiale si sta avvicinando, sarà perché la settimana prossima c’è la finale di Champions League, ma la sindrome da astinenza - niente Italia da nessuna parte - si sta lentamente impadronendo di me.

E dire che pensavo di essere ormai ridotto allo stato laicale, tanto da poter permettermi l’analisi di una partita senza preferenze e pregiudizi.

Invece no. Mi accorgo - e ne soffro - che le nostre squadre (così come la nostra nazionale) sarebbero potute arrivare fino all’ultimo atto. Ho scritto Napoli perché non ho ancora accettato la rinuncia di Sarri a tutte le competizioni che non fossero il campionato.

Tuttavia, per dovere di cronaca e diritto di qualificazione, avrei dovuto nominare la Lazio, uscita ai quarti di finale per mano del Salisburgo, in una notte di luna storta e dopo che all’andata aveva segnato, sfiorato, dominato.

Il nostro calcio, ancorché malconcio, avrebbe meritato almeno una finale europea (la Roma ci è andata vicino) e la possibilità di misurarsi con scuole calcistiche migliori. La Spagna è in grado di fare bottino pieno (il Real è favorito sul Liverpool), ma non credo proprio che la seconda del nostro campionato sia inferiore alla seconda della Liga.

L’Atletico ha vinto perché ha calciatori di qualità nettamente superiore. Però la modestia del Marsiglia è stata imbarazzante. Non sarebbe cambiato nulla nemmeno se Germain, dopo appena quattro minuti, non avesse spropositato (licenza breriana) in gradinata un assist sublime di Payet, uscito alla mezz’ora tra le lacrime per un serio guaio muscolare.

Insomma, non si tratta di stabilire quanto fosse forte l’Atletico, ma piuttosto l’inadeguatezza dei giocatori di Garcia.

La prova provata? L’imperdonabile errore di Anguissa che ha spalancato le porte a Griezmann (doppietta) e, di fatto, ha chiuso la partita. Il centrocampista centrale che, fino a quel momento era stato tra i più attivi tanto da illudere sulla sua prestazione, ha sbagliato un comodissimo controllo su appoggio di Mandanda. C’è una sola cosa peggiore rispetto a quella che Anguissa ha fatto (stop con palla schizzata a tre metri): aver pensato di stoppare avendo le spalle girate al campo.

Il ragazzo è giovane e ha fisico e tecnica per diventare bravo, ma una disattenzione del genere è troppo grave per non segnare una stagione.

L’Atletico è stata la squadra che tutti conosciamo: corta, stretta, dotata di un pressing mostruoso. Non accorcia il campo, lo annulla. I francesi avevano un avversario, anche due, sempre addosso. Poi Simeone, costretto in tribuna e sostituito da Mono Burgos, è bravissimo a spigolare dalle situazioni più anonime. 

Il raddoppio di Griezmann, infatti, è venuto da un assist di Koke, su una palla recuperata da una rimessa laterale, per opera di Saul. Era appena il 49’ e la domanda non era relativa ai gol che l’Atletico avrebbe potuto infliggere ancora all’avversario, ma cosa avrebbe fatto l’OM per il resto del partita. Garcia, già costretto a sostituire Payet con Lopez, ha tolto Ocampos (decisione poco condivisibile) per inserire Njie (55’). Poi (74’) via Germain - una riserva - e dentro Mitroglou, un titolare anche se convalescente. Meglio lui, naturalmente, che all’81’, colpendo di testa in girata, ha centrato il palo interno a Oblak battuto.

Sull’asse Diego Costa, Koke, Gabi (che ha concluso) il terzo gol all’89’. Griezmann è uscito tra le ovazioni per fare timbrare a Torres la sua presenza, mentre all’intervallo Vrsaljko (ammonito) aveva lasciato il posto a Juanfran.

Non posso dire che sia stata una finale brutta. Ma molto squilibrata sì. Il calcio francese sarà anche in crescita, ma a livello europeo il gap è notevole. E non occorreva l’Europa League per confermarlo.