In riferimento al provvedimento n. 27249 AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) Antitrust del 27.06.2018, pubblicato in data 16.07.2018, con il quale la suddetta Autorità ha sanzionato la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) per oltre tre milioni di euro, per la violazione dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), derivante dalla previsione di restrizioni all’accesso al mercato dei servizi professionali offerti da alcune specifiche figure di supporto alle squadre di calcio, tra le quali i Match Analyst, e all’ordinanza della Prima Sezione del T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio, che ha rigettato la richiesta di sospensiva cautelare presentata dalla FIGC e avversa al provvedimento n. 27249 adottato dall’AGCM in data 27 giugno 2018, condannando la suddetta Federazione Italiana Giuoco Calcio al pagamento della sanzione monetaria e a modificare le normative relative e l’inquadramento  professionale del Match Analyst, l’Assoanalisti AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) prendeva atto con soddisfazione del provvedimento ad oggetto, al quale si era giunti al termine di un’istruttoria cui abbiamo attivamente partecipato, in rappresentanza della categoria professionale dei Match Analyst di calcio.

Tale decisione sanzionatoria interveniva in seguito alla manifesta posizione della FIGC circa la linea politica restrittiva per l’accesso al mercato del lavoro riguardante le professioni suddette, prevedendo, per quanto riguarda in particolare la figura del Match Analyst (definito dalla Federazione come un “Allenatore di Calcio”), il possesso del patentino UEFA B da Allenatore (di cui l’ammissione al Corso per chi non ha avuto una carriera da calciatore è a dir poco limitativa), come prerequisito per l’accesso al Corso FIGC da Match Analyst, che permetteva il tesseramento FIGC in qualità di Match Analyst, quale membro effettivo di uno Staff Tecnico. In data 10.11.2017 la FIGC aveva poi rettificato la propria posizione a riguardo, affermando che “non è più prevista una esclusiva in capo alla Federazione per la qualificazione e l’abilitazione delle figure degli Osservatori Calcistici e dei Match Analyst, così come è stato escluso l’obbligo per le società sportive di acquisire dette professionalità soltanto dall’elenco federale. [Si prevede] soltanto che l’attività di formazione di tali figure possa essere svolta anche dalla Federazione. Alla luce di dette modifiche le società saranno libere di avvalersi o non di Osservatori Calcistici e Match Analyst anche di formazione non federale e addirittura privi di specifica qualificazione”. Ovviamente, in qualità di Associazione professionale dei Match Analyst calcistici italiani, al pari dell’Autorità, avevamo reputato la posizione della FIGC basata su infondate motivazioni dottrinali, lesiva della dignità professionale del ruolo, nonché pesantemente discriminante nei confronti degli analisti “non allenatori”, di fatto visti come professionisti di secondo ordine/marginali, e perciò non riconosciuti come tali dalla Federazione. Tale nostra posizione è dettata dall’accettazione della definizione che la letteratura scientifica e la dottrina accademica sportiva danno della professione del Match Analyst, figura che deve possedere competenze e capacità tecnico-tattiche (qualitative) e contemporaneamente matematico-statistiche (quantitative). Questa è la definizione comunemente accettata sul panorama scientifico internazionale del ruolo in questione, sulla quale si è basata l’attività divulgativa e rappresentativa dell’AIAPC sin dalla sua fondazione. In seguito alla sentenza del TAR, datata 26.11.2018, la FIGC modificava, dopo un iter negoziale durato più di due anni,  il proprio regolamento relativo alla figura professionale del Match Analyst con il Comunicato Ufficiale n. 10/A, inquadrandolo non più come un allenatore e rinunciando definitivamente all’esclusiva di formazione e di tesseramento, subordinata alla condizione di possesso di patentini da allenatore UEFA: anche i Match Analyst “non allenatori” possono ora finalmente “tesserarsi per le società affiliate alla FIGC”. Tale modifica ha rappresentato per l’Assoanalisti AIAPC una conquista importantissima e una nota regolamentare senza la quale non vi erano, nel nostro Paese, le condizioni per un corretto e avanguardistico sviluppo della disciplina e della professionalità relativa ad essa ma anzi, persistevano infondate e becere normative discriminatorie.

Tuttavia, notiamo con perplessità che, nonostante la modifica imposta del Regolamento e la salatissima multa comminata, durante l’incontro avvenuto a Coverciano in data 08.01.2019, cui sono stati convocati i Match Analyst di Serie A e B (e tutti gli altri?), il Coordinatore delle Nazionali Giovanili Maurizio Viscidi affermava (così si legge in virgolettato, all’interno del comunicato stampa ufficiale, apparso sul sito della FIGC): “Il match analyst E’ un vero e proprio allenatore, specializzato nell’analisi dei video”, mentre il Responsabile dell’Area Match Analysis del Club Italia Antonio Gagliardi introduceva una slide (si vede chiaramente in una foto ufficiale pubblicata sul sito della FIGC) dal titolo “La Figura del Match Analyst – Caratteristiche: DEVE essere un allenatore…”. Purtroppo tali errori definitori, oltre che in conflitto con l’ultima modifica del Regolamento FIGC (attualmente in vigore!), imposta dall’Antitrust e dal TAR, e in contrasto con norme di legge europee, fanno persistere forti discriminazioni che caratterizzano unicamente l’Italia e il Calcio nel nostro Paese, e che sono invece totalmente inesistenti negli altri Paesi europei e presso le altre Federazioni calcistiche estere, in quanto proprio la disciplina della Match Analysis (materia accademica) storicamente non prevede l’inquadramento del Match Analyst come un allenatore.  Inoltre tale sovrapposizione di ruoli rende ancor più difficile l’accettazione e il susseguente rapporto di collaborazione lavorativa tra l’allenatore (e il resto dello staff tecnico) e il Match Analyst, che tende (come spesso accade quando il Match Analyst è un allenatore) a travalicare il confine di operatività del proprio ruolo e a sostituirsi spesso all’allenatore nel processo di presa di decisioni, situazione che ovviamente genera conflitto: l’allenatore percepisce l’analista troppo spesso come una minaccia e non come un prezioso collaboratore. Il Match Analyst va perciò definito come tale, come figura professionale a se stante, per conferirgli massima dignità definitoria, strategica e operativa e soprattutto per non intaccare la dignità delle altre figure professionali all’interno di uno staff tecnico. Tale definizione verrà tutelata, come già dimostrato nel recente passato, in ogni sede opportuna, dalla scrivente Associazione, come un principio cardine dell’esistenza e dello sviluppo della nostra amata disciplina in Italia e, perciò, della nostra operatività quotidiana. Come AIAPC confidiamo - come sempre - nella lungimiranza della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e nella professionalità dei suoi rappresentanti, sicuri che un’istituzione di tale calibro non ometta di ottemperare ad un provvedimento sanzionatorio confermato, seppur in via cautelare, da un’autorità giudiziaria e siamo certi che suddette errate definizioni siano da imputarsi esclusivamente a fattori quali refusi, dovuti a distrazione nello scrivere o nel parlare da parte di suddetti rappresentanti (errare humanum est…).