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Nel giorno del 70° compleanno di Sandro Mazzola, Raisport ha voluto dedicare un ampio spazio all'interno del programma Mattina Sport a una delle leggende del nostro calcio. Una lunga chiacchierata tra ricordi, aneddoti e curiosità sulla vita del giocatore tra i più amati di sempre. "Platini? Lo avevo scoperto anni prima di arrivare in Italia, quando giocava al Sant Etienne - ha raccontato Mazzola -. Allora non c'erano i procuratori e quindi dopo aver parlato con i genitori andai a casa sua per firmare un pre-contratto. Poi le frontiere non vennero aperte e l'allora presidente dell'Inter, preoccupato da un suo infortunio, alla fine si convinse che non valeva la pensa chiudere l'affare". E ancora: "L'acquisto di Ronaldo? Ho avuto fortuna a portarlo all'Inter - ha ammesso Mazzola -. Fui ispirato dall'allora presidente della Lazio che dopo una chiacchierata mi fece capire che era sulle sue piste. Che impressione mi fa adesso? Mi dà la sensazione di essere triste, vederlo così mi dispiace".
 

565, 158, 70. Sono i numeri di Sandro Mazzola, 565 volte in campo con l'Inter e 158 reti, il 70 è per gli anni che compie oggi, anni intensi, una storia incredibile. La conoscono tutti, figlio di quel Valentino scomparso con il grande Torino, poi la Grande Inter, una carriera da dirigente e infine adesso da commentatore. Più luci che ombre, queste ultime da confessare sottovoce, sulla durezza del calcio, sull'adolescenza passata a misurarsi con un passato da predestinato ancora da confermare, poi il campo, le vittorie indimenticabili, quel gruppo incredibile diretto da Helenio Herrera, dove ognuno conservava la propria personalità sapendo di doverla dedicare al collettivo. Lezioni da un calcio anni sessanta incredibilmente lungimiranti, utili per il futuro.

Detto 'il Baffo', per una scommessa fatta coi compagni, nella stagione '64-'65, sperando nello scudetto che poi arrivò davvero, il secondo, dell'era di Angelo Moratti. Spuntarono prima della finale di Coppa dei Campioni contro il Benfica, vinta pure quella. Altri tempi, nessuna tintura spaventosa ai capelli, niente tatuaggi, i suoi furono forse i primi baffi della storia del calcio. Con una concessione che lui stesso dedica a Gigi Meroni: si stimavano, senza sapersi decidere su chi dei due per primo fosse sceso in campo sfoggiando i baffi.