Un italiano ha di nuovo la possibilità di vincere la Scarpa d'oro. Il trofeo che l'Uefa riconosce al miglior marcatore europeo della stagione, vive quest'anno una lotta serrata tra cinque grandi e diversi attaccanti. Tra questi con i suoi gol nel campionato italiano, che rimane comunque un riferimento tecnico e tattico, c'è l'attaccante della Lazio, Ciro Immobile, di professione centravanti. La presenza dell'italiano è importante dal punto di vista tecnico, per vari motivi: primo perché sottolinea come il nostro campionato, anche se non più di livello massimo, è ancora in grado di produrre giocatori di qualità in uno dei ruoli della sua tradizione. Secondo perché questo conferma come nel rapporto col calcio internazionale l'Italia abbia ancora una relazione tecnica forte. Terzo perché Immobile sta dimostrando di saper lottare con i migliori: a quota 24 è infatti assieme a Kane l'Uragano, a Cavani il Matador, a Salah il Messi d'Egitto e a sua maestà Messi, la Pulga grandissima del dio pallone.

Tre ragioni sufficienti a capire come e quanto valga questa competizione tra bomber nella classifica europea dei marcatori allargata a tutti i campionati d'Europa. Il valore è grande perché una competizione già in sé definisce la specialità di un giocatore e, in questo caso, dei centravanti. Un ruolo che si sta trasformando nel più generale attaccante. Questa classifica regolata dai coefficienti di difficoltà dei campionati (2 punti a gol per i campionati dal 1° al 5° del ranking Uefa, ossia Inghilterra, Francia, Spagna, Italia, Germania; 1,5 per quelli dal 6° al 22°; e 1 per tutti gli altri) garantisce di individuare il valore tecnico di un giocatore, in questa sfida tra obici del football

Garantisce analisi e domande. Quattro domande per la precisione e quattro universi del pallone per rispondere. Prima domanda: quanto vale Immobile? Da qui dobbiamo rivolgerci al mercato. Secondo i parametri degli specializzati, Immobile vale 35 milioni, una cifra considerevole sul piano internazionale e importante su quello nazionale. In Italia è un riferimento, in Europa con questo parallelo di numeri è vicino a Cavani (60) e a Salah, che dopo l'esplosione a Liverpool ha raddoppiato il suo valore da 40 a 80 milioni. Ci siamo, dunque, la cifra è giusta, perché tiene conto delle sue qualità di attaccante veloce, tra i pregi; del fatto che debba migliorare l'esperienza internazionale, tra i difetti, Siviglia e Dortmund lo testimoniano.

Il Pantheon dei bomber ci serve per rispondere alla seconda domanda: che posto merita nella classifica dei bomber mondiali? A oggi sta facendo qualcosa di tecnicamente grande perché con i suoi 24 gol ha messo, finora,  dietro di sé attaccanti e centravanti magnifici come Lewandoski, Aguero, Suarez, Neymar, Icardi, re Cristiano, Falcao, Griezmann, Higuain, Dybala, da tre a otto i gol di differenza sono tanti e hanno valore. Nel computo complessivo tutto cambia perché Immobile non è ancora un dioscuro del gol, gli mancano il pedigree internazionale, la capacità di risollevare la nazionale, e ancora più la continuità, ma essere tra i quindici d'Europa non è poco. Quando si può reggere il confronto con i migliori attori, registi, scrittori, giocatori, allora si ha già un grande valore in quella tribù.

Inzaghi e Ventura, gli allenatori che l'hanno valorizzato. Quando giocava nel Torino, nella prima avventura condivideva l'attacco con Cerci e il rendimento fu grande, 22 gol e il richiamo della coppia al mito di un'altra: quella Pulici-Graziani dello scudetto '76. Se guardiamo oggi, il rendimento sembra uguale 22 a 24, ma qui mancano ancora molte partite con le quali Immobile può superare anche il suo record di 28 gol conseguito con Zeman. Nella sua seconda parentesi granata, invece, giocava con Belotti e realizzò 5 reti in 11 gare. Due punte centrali a dividersi l'area, a intervenire in zona gol contro il portiere avversario uno partendo da lontano e l'altro da dentro l'area, in acrobazia. Quindi è l'allenatore che l'ha migliorato facendolo giocare punta unica, facendolo partire da lontano per arrivare forte in area senza marcatura. Inzaghi, costruendogli attorno un 3-5-2 europeo, l'ha reso il riferimento tecnico centrale e gli ha permesso di essere più forte appoggiato com'è da Luis Alberto dietro di lui, da Milnkovic-Savic che gli va vicino e da Lulic o Lukaku che corrono sulla fascia.

Quarta e ultima domanda: è lui l'attaccante dal quale la Nazionale deve ripartire? Per rispondere occorre far appello alla teoria Liedholm, secondo Di Biagio. Il Barone svedese del calcio italiano quando veniva interrogato su come costruiva una squadra, rispondeva: se ho quattro grossi difensori centrali li metto tutti, se ho cinque centrocampisti bravi giocano, se ho tre punte vanno a formare, tutte, l'attacco. Insomma, il Barone applicava un principio di Napoleone, la concentrazione "militare" delle proprie forze in un punto. E Di Biagio si è attenuto, nelle sue dichiarazioni, a questa interpretazione della costruzione di una squadra: "Se ho due punte forti giocheremo col doppio attaccante, se ho due esterni forti giocheremo con una punta e due esterni", che tradotto vuol dire "non abbiamo ideologie di gioco prestabilite", un principio di un altro grande allenatore, Julio Velasco. Significa giocare col sistema migliore per le caratteristiche dei giocatori che si hanno. Questo risponde alla nostra domanda: Immobile è l'attaccante da cui la Nazionale deve ripartire, non perché abbiamo pochi giocatori in quel ruolo, ma perchè ci permette di applicare la teoria di Liedholm con una variante, con lui in campo possiamo giocare a due o a tre in attacco. Una squadra duttile è una squadra forte. Una squadra con più soluzioni è un pericolo per l'avversario. Una squadra che attacca in vari modi è più facile che segni e vinca partite, la Svezia inattaccata a Milano docet.

Nel seguire la via del gol, importantissima per capire attraverso la sintesi del centravanti come giochi in attacco una squadra, Immobile rimane un riferimento con la sua diversità di partire da lontano. Con la sua acrobazia sacrilega a Cagliari, con la sua generosità alla Graziani e la sua forza nelle gambe ha contribuito in questo uno contro uno con i migliori a riproporre un pensiero tecnico che il calcio italiano dovrà seguire, com'è nella sua tradizione contaminata però dall'europeismo dello spazio: ritrovare il centravanti, perchè l'obice che chiude il gioco nel calcio serve per vincere, sempre.

@MQuaglini